La violenza sui corpi e l’uso del corpo come strumento di lotta politica sono al centro delle vicende storiche che caratterizzarono l’ala militante del movimento per il suffragio femminile in Gran Bretagna agli inizi del Novecento. A differenza delle suffragiste moderate, le donne della WSPU (Women’s Social and Political Union) – conosciute con il termine dispregiativo “suffraggette” – furono protagoniste di una serie di azioni eclatanti e di strategie di lotta di tipo performativo che mettevano in primo piano il corpo femminile: resistenza alle forze dell’ordine, corpi incatenati alle cancellate, azioni semiterroristiche e provocazioni al fine di farsi arrestare; una volta dentro il carcere, lo sciopero della fame per ottenere lo stato di prigioniere politiche, che le autorità contrastarono con la pratica dell’alimentazione forzata. Il saggio intende esaminare come il genere e la classe, questioni di visibilità/invisibilità, vulnerabilità/invulnerabilità, si articolano nei testi autobiografici militanti di alcune suffragiste, e in particolar modo nel resoconto di prigionia Prisons and Prisoners (1914) di Constance Lytton, considerato «l’archetipo della vera autobiografia militante», ancora inedito in Italia. Un testo di grande interesse soprattutto la narrazione del “cross-class dressing” (travestimento di classe) operato dall’autrice, una lady upper-class che si travestì da suffragetta della classe operaia e subì in carcere la tortura dell’alimentazione forzata, con conseguenze che le diventeranno letali.

Corpi militanti tra strada e prigione: suffragismo inglese e costruzione della femminilità eroica

S. Arcara
2018-01-01

Abstract

La violenza sui corpi e l’uso del corpo come strumento di lotta politica sono al centro delle vicende storiche che caratterizzarono l’ala militante del movimento per il suffragio femminile in Gran Bretagna agli inizi del Novecento. A differenza delle suffragiste moderate, le donne della WSPU (Women’s Social and Political Union) – conosciute con il termine dispregiativo “suffraggette” – furono protagoniste di una serie di azioni eclatanti e di strategie di lotta di tipo performativo che mettevano in primo piano il corpo femminile: resistenza alle forze dell’ordine, corpi incatenati alle cancellate, azioni semiterroristiche e provocazioni al fine di farsi arrestare; una volta dentro il carcere, lo sciopero della fame per ottenere lo stato di prigioniere politiche, che le autorità contrastarono con la pratica dell’alimentazione forzata. Il saggio intende esaminare come il genere e la classe, questioni di visibilità/invisibilità, vulnerabilità/invulnerabilità, si articolano nei testi autobiografici militanti di alcune suffragiste, e in particolar modo nel resoconto di prigionia Prisons and Prisoners (1914) di Constance Lytton, considerato «l’archetipo della vera autobiografia militante», ancora inedito in Italia. Un testo di grande interesse soprattutto la narrazione del “cross-class dressing” (travestimento di classe) operato dall’autrice, una lady upper-class che si travestì da suffragetta della classe operaia e subì in carcere la tortura dell’alimentazione forzata, con conseguenze che le diventeranno letali.
2018
9788846751980
suffragismo inglese, autobiografia femminile, gender and cultural studies, performatività
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