La villa rappresenta un tipo edilizio del tutto particolare nella storia dell'architettura tradizionale in quanto prescelta, per consuetudine consolidata, come dimora dalla classe preminente. In varie epoche, e segnatamente nei momenti di maggiore espansione economica, essa ha conosciuto ampio successo. Nata per soddisfare l'esigenza, particolarmente sentita dall'aristocrazia fondiaria, di possedere una residenza in campagna, in cui trascorrere brevi periodi di soggiorno anche per il controllo delle attività di produzione agricola; ben presto si è svincolata da questo ruolo per divenire uno status symbol; infatti si è prestata ad essere un segno, un simbolo capace di rappresentare in maniera concreta il rango sociale del proprietario. L'isolamento rispetto al tessuto circostante, la posizione in un sito dominante e panoramico, il rapporto con il giardino che la circonda, sono le caratteristiche sfruttate dai più abili architetti di tutti i tempi (da Raffaello a Palladio, da Wright a Mayer) per dar vita a organismi esemplari capaci di vincere il logorio dei tempi, arrivando fino ai giorni nostri carichi di fascino e prestigio. A Catania la diffusione della residenza in villa ebbe luogo a partire dal 1884, data di apertura del viale Regina Margherita, una strada adibita al pubblico passeggio delle carrozze, fiancheggiata dalle ville delle famiglie più in vista della borghesia e della nobiltà cittadina. La preferenza per questo tipo edilizio a Catania, si deve anche alla presenza in quell'epoca di numerosi imprenditori stranieri richiamati in città dalle ricche commesse per la modernizzazione dell'area urbana. Il rinnovato interesse per gli edifici del genere si protrasse sino al primo dopoguerra. Successivamente il meccanismo di sfruttamento delle aree urbane mutò radicalmente, tant'è che numerose ville furono demolite per essere trasformate in appetibili lotti edificabili nel cuore della città moderna. Tale atteggiamento è in parte imputabile al frazionamento della proprietà, che tutt'oggi allontana la possibilità degli eredi di sfruttare il bene a fini residenziali ed accresce la difficoltà di eseguire i necessari interventi manutentivi. Lo studio delle ville catanesi peraltro offre l'occasione di rivolgere l'attenzione all'evoluzione delle tecniche costruttive che si verificò tra ottocento e novecento, dovuta sostanzialmente a due fattori: la diffusione di nuovi materiali, primo fra tutti il calcestruzzo armato, e l'accresciuta sensibilità verso i problemi strutturali, anche in rapporto agli eventi sismici di allora. Dal panorama cittadino emergono alcuni esempi maggiormente qualificati. Su questi è stata condotta una dettagliata analisi approfondita sino alla descrizione della apparecchiatura di fabbrica.

RESIDENZE IN VILLA A CATANIA, tra ottocento e novecento

SAPIENZA, Vincenzo
2004

Abstract

La villa rappresenta un tipo edilizio del tutto particolare nella storia dell'architettura tradizionale in quanto prescelta, per consuetudine consolidata, come dimora dalla classe preminente. In varie epoche, e segnatamente nei momenti di maggiore espansione economica, essa ha conosciuto ampio successo. Nata per soddisfare l'esigenza, particolarmente sentita dall'aristocrazia fondiaria, di possedere una residenza in campagna, in cui trascorrere brevi periodi di soggiorno anche per il controllo delle attività di produzione agricola; ben presto si è svincolata da questo ruolo per divenire uno status symbol; infatti si è prestata ad essere un segno, un simbolo capace di rappresentare in maniera concreta il rango sociale del proprietario. L'isolamento rispetto al tessuto circostante, la posizione in un sito dominante e panoramico, il rapporto con il giardino che la circonda, sono le caratteristiche sfruttate dai più abili architetti di tutti i tempi (da Raffaello a Palladio, da Wright a Mayer) per dar vita a organismi esemplari capaci di vincere il logorio dei tempi, arrivando fino ai giorni nostri carichi di fascino e prestigio. A Catania la diffusione della residenza in villa ebbe luogo a partire dal 1884, data di apertura del viale Regina Margherita, una strada adibita al pubblico passeggio delle carrozze, fiancheggiata dalle ville delle famiglie più in vista della borghesia e della nobiltà cittadina. La preferenza per questo tipo edilizio a Catania, si deve anche alla presenza in quell'epoca di numerosi imprenditori stranieri richiamati in città dalle ricche commesse per la modernizzazione dell'area urbana. Il rinnovato interesse per gli edifici del genere si protrasse sino al primo dopoguerra. Successivamente il meccanismo di sfruttamento delle aree urbane mutò radicalmente, tant'è che numerose ville furono demolite per essere trasformate in appetibili lotti edificabili nel cuore della città moderna. Tale atteggiamento è in parte imputabile al frazionamento della proprietà, che tutt'oggi allontana la possibilità degli eredi di sfruttare il bene a fini residenziali ed accresce la difficoltà di eseguire i necessari interventi manutentivi. Lo studio delle ville catanesi peraltro offre l'occasione di rivolgere l'attenzione all'evoluzione delle tecniche costruttive che si verificò tra ottocento e novecento, dovuta sostanzialmente a due fattori: la diffusione di nuovi materiali, primo fra tutti il calcestruzzo armato, e l'accresciuta sensibilità verso i problemi strutturali, anche in rapporto agli eventi sismici di allora. Dal panorama cittadino emergono alcuni esempi maggiormente qualificati. Su questi è stata condotta una dettagliata analisi approfondita sino alla descrizione della apparecchiatura di fabbrica.
88-8181-067-0
villa storica; storia della costruzione; architettura residenziale
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.11769/100405
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