Lo studio muove dall’analisi del sistema delle certificazioni di qualità, dapprima soffermandosi sulle certificazioni “volontarie” che, seppur prive di un’apposita disciplina, risultano ormai radicate nella pratica imprenditoriale; poi, dando ampio spazio all’esame della normativa comunitaria in materia di certificazioni “obbligatorie” che, nell’ imporre standards di sicurezza ai quali i prodotti devono conformarsi per essere immessi nel mercato europeo, affida ad appositi organismi il compito di attestarne la sussistenza. Anche attraverso un raffronto tra i modelli contrattuali più diffusi nella prassi, viene poi analizzato il “contratto di certificazione”, tra ente certificatore e impresa: la considerazione del carattere essenzialmente “intellettuale” dell’attività svolta dal certificatore, del tutto prevalente rispetto all’apparato organizzativo di cui questo si avvale, ne suggerisce l’inquadramento nell’ambito dei contratti d’opera intellettuale. Specifica e analitica indagine è riservata ai rimedi a favore dell’acquirente per i casi in cui, grazie a una certificazione inesatta o addirittura mendace, venga immesso in commercio un prodotto pericoloso o comunque privo delle qualità certificate: tenendo sempre ferma la distinzione tra ambito obbligatorio e volontario, viene così analizzata la responsabilità dei soggetti a vario titolo coinvolti nel sistema delle certificazioni. Si affronta anzitutto il problema della configurabilità o meno di una responsabilità del certificatore: in particolare, esaminate le tesi “contrattualiste”, tale responsabilità viene collocata nel solco dell’illecito da “falsa informazione” e distinta a secondo che si tratti di danno all’integrità fisica dell’acquirente o alla sua “libertà negoziale”. Viene poi indagato l’ulteriore problema dell’ammissibilità di una responsabilità del produttore che immetta nel mercato beni erroneamente o falsamente certificati, procedendo sulla base di un raccordo sistematico tra la normativa comunitaria sulle certificazioni e la disciplina sulla responsabilità per danno da prodotto, la cui applicabilità non sembra comunque escludere il ricorso ad altre discipline, come quella generale di cui all’art. 2043 c. c. Infine, la ricerca affronta il tema delle ricadute sui rapporti negoziali aventi ad oggetto prodotti dotati di certificazione non veritiera o contraffatta. La questione viene trattata anzitutto alla luce della generale disciplina codicistica, prospettandosi nei diversi casi la sanzione della nullità (talora solo “formale”), l’applicazione delle disposizioni sulla garanzia per vizi e per l’ “evizione” o, ancora, di quelle sulla mancanza di qualità essenziali o promesse; in un secondo momento, il tema viene affontato con riferimento alla disciplina consumeristica e, in particolare, con riguardo alla nozione di “difetto di conformità al contratto” e alla disciplina sulle pratiche commerciali ingannevoli, alla quale sembrerebbero soggette anche le certificazioni “false”.

Certificazione di qualità dei prodotti e tutele civilistiche

BIVONA, ELSA ANNA STEFANIA
2012

Abstract

Lo studio muove dall’analisi del sistema delle certificazioni di qualità, dapprima soffermandosi sulle certificazioni “volontarie” che, seppur prive di un’apposita disciplina, risultano ormai radicate nella pratica imprenditoriale; poi, dando ampio spazio all’esame della normativa comunitaria in materia di certificazioni “obbligatorie” che, nell’ imporre standards di sicurezza ai quali i prodotti devono conformarsi per essere immessi nel mercato europeo, affida ad appositi organismi il compito di attestarne la sussistenza. Anche attraverso un raffronto tra i modelli contrattuali più diffusi nella prassi, viene poi analizzato il “contratto di certificazione”, tra ente certificatore e impresa: la considerazione del carattere essenzialmente “intellettuale” dell’attività svolta dal certificatore, del tutto prevalente rispetto all’apparato organizzativo di cui questo si avvale, ne suggerisce l’inquadramento nell’ambito dei contratti d’opera intellettuale. Specifica e analitica indagine è riservata ai rimedi a favore dell’acquirente per i casi in cui, grazie a una certificazione inesatta o addirittura mendace, venga immesso in commercio un prodotto pericoloso o comunque privo delle qualità certificate: tenendo sempre ferma la distinzione tra ambito obbligatorio e volontario, viene così analizzata la responsabilità dei soggetti a vario titolo coinvolti nel sistema delle certificazioni. Si affronta anzitutto il problema della configurabilità o meno di una responsabilità del certificatore: in particolare, esaminate le tesi “contrattualiste”, tale responsabilità viene collocata nel solco dell’illecito da “falsa informazione” e distinta a secondo che si tratti di danno all’integrità fisica dell’acquirente o alla sua “libertà negoziale”. Viene poi indagato l’ulteriore problema dell’ammissibilità di una responsabilità del produttore che immetta nel mercato beni erroneamente o falsamente certificati, procedendo sulla base di un raccordo sistematico tra la normativa comunitaria sulle certificazioni e la disciplina sulla responsabilità per danno da prodotto, la cui applicabilità non sembra comunque escludere il ricorso ad altre discipline, come quella generale di cui all’art. 2043 c. c. Infine, la ricerca affronta il tema delle ricadute sui rapporti negoziali aventi ad oggetto prodotti dotati di certificazione non veritiera o contraffatta. La questione viene trattata anzitutto alla luce della generale disciplina codicistica, prospettandosi nei diversi casi la sanzione della nullità (talora solo “formale”), l’applicazione delle disposizioni sulla garanzia per vizi e per l’ “evizione” o, ancora, di quelle sulla mancanza di qualità essenziali o promesse; in un secondo momento, il tema viene affontato con riferimento alla disciplina consumeristica e, in particolare, con riguardo alla nozione di “difetto di conformità al contratto” e alla disciplina sulle pratiche commerciali ingannevoli, alla quale sembrerebbero soggette anche le certificazioni “false”.
9788834828878
certificazione di qualità; responsabilità civile; rimedi contrattuali
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11769/102170
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