Cultural goods are considered as a part of fundamental human rights, as the protection of cultural property is part of the right of individual to "culture" and the right of a group of people to its historical and cultural identity. The protection of cultural property in armed conflict, already recognized in the Regulations of the Second and the Fourth Geneva Convention, is also ratified by the Hague Convention of 1954, which represents, together with subsequent Protocols (in particular the Second -1999), the core of the international rules on protection of cultural property. In fact such legislation is the expression of a new legal approach under which "the damage done to cultural property belonging to any people means damage to the heritage of all mankind, since each people contribute to world culture". The Hague Convention applies both to international armed conflicts and internal conflicts. Within the recent internal conflicts, such as in the former Yugoslavia, there was a kind of "cultural terrorism", consisting of deliberate attacks against symbolic sites, representative of the cultural identity of an ethnic group. The ICTY Statute expressly provides for the protection of cultural heritage through three types of criminal offenses: grave breaches of the Geneva Convention of 1949, violations of the war laws or customs and crimes against humanity, including in particular persecution on political, racial and religious ground. According to the Statute the cultural goods are protected indirectly as civilian property and directly as cultural heritage, especially protected during armed conflicts. The Rome Statute does not refer to the 1977 Protocols Additional to the Geneva Conventions and the Hague Convention of 1954 (notwithstanding their status as customary law), choosing a compromise solution, which provides direct protection of cultural property only in certain more severe cases and a limited indirect protection in the context of internal conflicts. However the protection of cultural property may be equally effective if the International Criminal Court will engage in that direction. The protection of cultural property may be jeopardized by the provision of the imperative military necessity, which limits the protection of cultural goods recognized by the 1954 Hague Convention and Art. 6 (a) of Protocol II. Despite several attempts to promote a strict interpretation of such concept, it remains quite vague and it is unlikely that in the context of a war its application takes place in a rational and controlled manner. No Convention clearly defines that concept. However the First (and the Second) Protocol to the Geneva Conventions does not provide for such a limitation, but the attacks must be strictly limited to military objectives (Art. 52 (1)). Hopefully the International Criminal Court will accept a strict interpretation of the concepts of military necessity and military objective, in order to better ensure the protection of cultural heritage of humanity.

I beni culturali sono considerati come una parte dei diritti umani, nel senso che la protezione dei beni culturali è parte integrante del diritto "alla cultura" riconosciuto ad ogni persona e del diritto all'identità storica e culturale di un popolo. Il principio giuridico della protezione dei beni culturali nei conflitti armati, già previsto nei Regolamenti della ll e della IV Convenzione di Ginevra, è sancito con la Convenzione dell'Aja del 1954 che rappresenta, insieme ai successivi protocolli (in particolare il II del 1999), il nucleo fondamentale della disciplina internazionale in materia di tutela dei beni culturali, espressione di una nuova concezione giuridica in base alla quale "i danni arrecati ai beni culturali, a qualsiasi popolo essi appartengano, costituiscono danno al patrimonio dell'umanità intera, poiché ogni popolo contribuisce alla cultura mondiale". La Convenzione si applica sia ai conflitti armati internazionali sia ai conflitti interni. Proprio nell'ambito di recenti conflitti interni, come quello nell'ex Yugoslavia, è emersa una forma di "terrorismo culturale" costituito da attacchi deliberati contro siti simbolici, rappresentativi dell'identità culturale di un'etnia. Nell'ambito dello StTPI è espressamente prevista la tutela dei beni culturali attraverso tre tipologie di fattispecie penali: le gravi violazioni della Convenzione di Ginevra del 1949; le violazioni delle leggi e delle consuetudini di guerra e i crimini contro l'umanità, tra cui in particolare la persecuzione per ragioni politiche, razziali e religiose. Nell'ambito dello Statuto i beni culturali sono protetti indirettamente in quanto beni civili e direttamente in quanto beni culturali, nel senso che gli viene riconosciuta una protezione speciale in caso di conflitto armato. Il comitato di redazione dello Statuto di Roma non ha avuto il "coraggio" di proporre un esplicito richiamo ai Protocolli aggiuntivi del 1977 alle Convenzioni di Ginevra e alla Convenzione dell'Aja del 1954 (fermo restando il loro carattere di diritto consuetudinario), giungendo ad una soluzione di minore impatto politico, che prevede una tutela diretta dei beni culturali limitata solo a talune ipotesi di maggiore gravità e una tutela indiretta ancor più limitata nell'ambito dei conflitti interni; la tutela dei beni culturali potrà, in ogni caso, risultare egualmente efficace se la Corte Penale Internazionale saprà impegnarsi in tale direzione. La tutela dei beni culturali rischia di essere compromessa dalla previsione della necessità militare imperativa, quale limite alla protezione dei beni culturali contemplato dalla Convenzione dell'Aja del 1954 e dall'art. 6(a) del II Protocollo; nonostante i tentativi di dare a tale concetto un'interpretazione stringente, esso rimane abbastanza vago ed è difficile che nel contesto di una guerra la sua applicazione avvenga in maniera razionale e controllata. Nessuna Convenzione, del resto, definisce chiaramente tale nozione; solo nel I (e nel II) Protocollo alle Convenzioni di Ginevra non è posta tale limitazione, ma si stabilisce che gli attacchi devono essere strettamente limitati agli obiettivi militari (art. 52 (1)). Si auspica che la Corte Penale Internazionale accolga delle nozioni rigorose di necessità militare e di obiettivo militare, per meglio garantire la tutela del patrimonio culturale dell'umanità.

La tutela dei beni culturali nel diritto internazionale penale - Crimini di guerra e crimini contro l'umanità

MAUGERI, Anna Maria
2008

Abstract

I beni culturali sono considerati come una parte dei diritti umani, nel senso che la protezione dei beni culturali è parte integrante del diritto "alla cultura" riconosciuto ad ogni persona e del diritto all'identità storica e culturale di un popolo. Il principio giuridico della protezione dei beni culturali nei conflitti armati, già previsto nei Regolamenti della ll e della IV Convenzione di Ginevra, è sancito con la Convenzione dell'Aja del 1954 che rappresenta, insieme ai successivi protocolli (in particolare il II del 1999), il nucleo fondamentale della disciplina internazionale in materia di tutela dei beni culturali, espressione di una nuova concezione giuridica in base alla quale "i danni arrecati ai beni culturali, a qualsiasi popolo essi appartengano, costituiscono danno al patrimonio dell'umanità intera, poiché ogni popolo contribuisce alla cultura mondiale". La Convenzione si applica sia ai conflitti armati internazionali sia ai conflitti interni. Proprio nell'ambito di recenti conflitti interni, come quello nell'ex Yugoslavia, è emersa una forma di "terrorismo culturale" costituito da attacchi deliberati contro siti simbolici, rappresentativi dell'identità culturale di un'etnia. Nell'ambito dello StTPI è espressamente prevista la tutela dei beni culturali attraverso tre tipologie di fattispecie penali: le gravi violazioni della Convenzione di Ginevra del 1949; le violazioni delle leggi e delle consuetudini di guerra e i crimini contro l'umanità, tra cui in particolare la persecuzione per ragioni politiche, razziali e religiose. Nell'ambito dello Statuto i beni culturali sono protetti indirettamente in quanto beni civili e direttamente in quanto beni culturali, nel senso che gli viene riconosciuta una protezione speciale in caso di conflitto armato. Il comitato di redazione dello Statuto di Roma non ha avuto il "coraggio" di proporre un esplicito richiamo ai Protocolli aggiuntivi del 1977 alle Convenzioni di Ginevra e alla Convenzione dell'Aja del 1954 (fermo restando il loro carattere di diritto consuetudinario), giungendo ad una soluzione di minore impatto politico, che prevede una tutela diretta dei beni culturali limitata solo a talune ipotesi di maggiore gravità e una tutela indiretta ancor più limitata nell'ambito dei conflitti interni; la tutela dei beni culturali potrà, in ogni caso, risultare egualmente efficace se la Corte Penale Internazionale saprà impegnarsi in tale direzione. La tutela dei beni culturali rischia di essere compromessa dalla previsione della necessità militare imperativa, quale limite alla protezione dei beni culturali contemplato dalla Convenzione dell'Aja del 1954 e dall'art. 6(a) del II Protocollo; nonostante i tentativi di dare a tale concetto un'interpretazione stringente, esso rimane abbastanza vago ed è difficile che nel contesto di una guerra la sua applicazione avvenga in maniera razionale e controllata. Nessuna Convenzione, del resto, definisce chiaramente tale nozione; solo nel I (e nel II) Protocollo alle Convenzioni di Ginevra non è posta tale limitazione, ma si stabilisce che gli attacchi devono essere strettamente limitati agli obiettivi militari (art. 52 (1)). Si auspica che la Corte Penale Internazionale accolga delle nozioni rigorose di necessità militare e di obiettivo militare, per meglio garantire la tutela del patrimonio culturale dell'umanità.
9788814141287
Cultural goods are considered as a part of fundamental human rights, as the protection of cultural property is part of the right of individual to "culture" and the right of a group of people to its historical and cultural identity. The protection of cultural property in armed conflict, already recognized in the Regulations of the Second and the Fourth Geneva Convention, is also ratified by the Hague Convention of 1954, which represents, together with subsequent Protocols (in particular the Second -1999), the core of the international rules on protection of cultural property. In fact such legislation is the expression of a new legal approach under which "the damage done to cultural property belonging to any people means damage to the heritage of all mankind, since each people contribute to world culture". The Hague Convention applies both to international armed conflicts and internal conflicts. Within the recent internal conflicts, such as in the former Yugoslavia, there was a kind of "cultural terrorism", consisting of deliberate attacks against symbolic sites, representative of the cultural identity of an ethnic group. The ICTY Statute expressly provides for the protection of cultural heritage through three types of criminal offenses: grave breaches of the Geneva Convention of 1949, violations of the war laws or customs and crimes against humanity, including in particular persecution on political, racial and religious ground. According to the Statute the cultural goods are protected indirectly as civilian property and directly as cultural heritage, especially protected during armed conflicts. The Rome Statute does not refer to the 1977 Protocols Additional to the Geneva Conventions and the Hague Convention of 1954 (notwithstanding their status as customary law), choosing a compromise solution, which provides direct protection of cultural property only in certain more severe cases and a limited indirect protection in the context of internal conflicts. However the protection of cultural property may be equally effective if the International Criminal Court will engage in that direction. The protection of cultural property may be jeopardized by the provision of the imperative military necessity, which limits the protection of cultural goods recognized by the 1954 Hague Convention and Art. 6 (a) of Protocol II. Despite several attempts to promote a strict interpretation of such concept, it remains quite vague and it is unlikely that in the context of a war its application takes place in a rational and controlled manner. No Convention clearly defines that concept. However the First (and the Second) Protocol to the Geneva Conventions does not provide for such a limitation, but the attacks must be strictly limited to military objectives (Art. 52 (1)). Hopefully the International Criminal Court will accept a strict interpretation of the concepts of military necessity and military objective, in order to better ensure the protection of cultural heritage of humanity.
BENI CULTURALI; CRIMINI GUERRA/CRIMINI CONTRO UMANITA; STATUTO CORTE PENALE INTERNAZIONALE; cultural property; war crimes/crimes against humanity; International Criminal Court Statute
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11769/103191
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