Within the Statute of the International Criminal Court, art. 28 provides for the so-called "Command responsibility", that is the responsibility of the military commander or civilian superior for failing to prevent or punish crimes committed by subordinates, subject to their control. Such kind of responsibility - which dates back to 500 BC - was expressly provided for by art. 86, First Protocol to the Geneva Conventions, and applied by the case-law of the Nuremberg Tribunals and the ad hoc Tribunals for war crimes in former Yugoslavia (Article 7 (3) ICTY Statute) and Rwanda (Article 6 (3) ICTR Statute). So in the context of mass crimes, the command responsibility may represent an useful tool to properly give those who are at the top of the hierarchical structures a sense of accountability. Consequently such responsibility could avoid a commander or a civilian superior remains quiescent before the consummation of crimes against humanity or war crimes, even though he has the duty and the power to prevent it. Article 28 ICC Statute should provide a pattern for national legislations implementing the Statute, but it presents several interpretative issues about its compliance with the fundamental principles of criminal matters. The legal nature of this kind of responsibility is still unclear. Likening the conduct of not preventing to that of not punishing does not seem consistent with the fundamental principles of criminal matters (i.e. legality, offensiveness, culpability and proportionality). In fact these different conducts should be differently regulated, as the German legislation provided for in the Gesetz zu der Einführung des Völkerstrafgesetzbuches (2002).

Nell’ambito dello Statuto della Corte penale internazionale l’art. 28 disciplina la c.d. “responsabilità da comando” e cioè la responsabilità del comandante o del superiore civile per non aver impedito o punito i crimini commessi dai subordinati, sottoposti al loro controllo. Tale istituto, risalente al 500 a.c., è stato espressamente previsto dall’art. 86 del I Protocollo delle Convenzioni di Ginevra, ed applicato dalla giurisprudenza dei Tribunali di Norimberga e dei Tribunali ad hoc per i crimini di guerra nell’ex Yugoslavia (art. 7(3) StTPY) e in Ruanda (art. 6(3) StTPR). Nell’ambito di forme di criminalità di massa, la responsabilità da comando potrebbe consentire di responsabilizzare correttamente coloro che, ai vertici degli apparati di potere, rimangono inerti dinanzi alla consumazione di crimini contro l’umanità o di crimini di guerra pur avendo il dovere e il potere di impedirli; ciò senza ricorrere ad un uso spregiudicato della disciplina del concorso di persone o della joint criminal enterprise. L’art. 28 StCPI, che dovrebbe rappresentare un modello per le discipline nazionali di attuazione dello Statuto, pone, però, una serie di questioni interpretative e di dubbi circa la sua conformità ai principi fondamentali della materia penale. Non è chiara la natura giuridica di tale forma di responsabilità; non sembra conforme ai principi di legalità, offensività, colpevolezza e proporzione, l’equiparazione di ipotesi aventi un diverso disvalore, come l’omessa prevenzione e l’omessa punizione, l'omessa prevenzione (o punizione) dolosa e quella colposa. Si tratta di sottofattispecie che dovrebbero essere differentemente disciplinate, come ha fatto il legislatore tedesco con la Gesetz zu der Einführung des Völkerstrafgesetzbuches (2002).

La responsabilità da comando nello Statuto della Corte Penale Internazionale

MAUGERI, Anna Maria
2007

Abstract

Nell’ambito dello Statuto della Corte penale internazionale l’art. 28 disciplina la c.d. “responsabilità da comando” e cioè la responsabilità del comandante o del superiore civile per non aver impedito o punito i crimini commessi dai subordinati, sottoposti al loro controllo. Tale istituto, risalente al 500 a.c., è stato espressamente previsto dall’art. 86 del I Protocollo delle Convenzioni di Ginevra, ed applicato dalla giurisprudenza dei Tribunali di Norimberga e dei Tribunali ad hoc per i crimini di guerra nell’ex Yugoslavia (art. 7(3) StTPY) e in Ruanda (art. 6(3) StTPR). Nell’ambito di forme di criminalità di massa, la responsabilità da comando potrebbe consentire di responsabilizzare correttamente coloro che, ai vertici degli apparati di potere, rimangono inerti dinanzi alla consumazione di crimini contro l’umanità o di crimini di guerra pur avendo il dovere e il potere di impedirli; ciò senza ricorrere ad un uso spregiudicato della disciplina del concorso di persone o della joint criminal enterprise. L’art. 28 StCPI, che dovrebbe rappresentare un modello per le discipline nazionali di attuazione dello Statuto, pone, però, una serie di questioni interpretative e di dubbi circa la sua conformità ai principi fondamentali della materia penale. Non è chiara la natura giuridica di tale forma di responsabilità; non sembra conforme ai principi di legalità, offensività, colpevolezza e proporzione, l’equiparazione di ipotesi aventi un diverso disvalore, come l’omessa prevenzione e l’omessa punizione, l'omessa prevenzione (o punizione) dolosa e quella colposa. Si tratta di sottofattispecie che dovrebbero essere differentemente disciplinate, come ha fatto il legislatore tedesco con la Gesetz zu der Einführung des Völkerstrafgesetzbuches (2002).
88-14-14055-3
Within the Statute of the International Criminal Court, art. 28 provides for the so-called "Command responsibility", that is the responsibility of the military commander or civilian superior for failing to prevent or punish crimes committed by subordinates, subject to their control. Such kind of responsibility - which dates back to 500 BC - was expressly provided for by art. 86, First Protocol to the Geneva Conventions, and applied by the case-law of the Nuremberg Tribunals and the ad hoc Tribunals for war crimes in former Yugoslavia (Article 7 (3) ICTY Statute) and Rwanda (Article 6 (3) ICTR Statute). So in the context of mass crimes, the command responsibility may represent an useful tool to properly give those who are at the top of the hierarchical structures a sense of accountability. Consequently such responsibility could avoid a commander or a civilian superior remains quiescent before the consummation of crimes against humanity or war crimes, even though he has the duty and the power to prevent it. Article 28 ICC Statute should provide a pattern for national legislations implementing the Statute, but it presents several interpretative issues about its compliance with the fundamental principles of criminal matters. The legal nature of this kind of responsibility is still unclear. Likening the conduct of not preventing to that of not punishing does not seem consistent with the fundamental principles of criminal matters (i.e. legality, offensiveness, culpability and proportionality). In fact these different conducts should be differently regulated, as the German legislation provided for in the Gesetz zu der Einführung des Völkerstrafgesetzbuches (2002).
Responsabilità da comando; Statuto Corte penale internazionale ; Concorso di persone nel reato/Joint criminal enterprise; Command Responsability; Rome Statute of the International Criminal Court; joint criminal enterprise
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.11769/103200
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