Prodotte a partire dal 480 a.C. fino alla fine del V secolo a.C. le lekythoi funerarie a fondo bianco inaugurarono una tradizione iconografica, priva, o quasi, di precedenti, dando vita ad un vero e proprio libro della morte, ripercorsa figurativamente nei suoi momenti topici, dalla prothesis, alla sepoltura con l'ausilio di Hypnos e Thanatos, al viaggio verso l'Ade sotto la scorta di Hermes e/o Caronte, all'incontro dei defunti con i loro congiunti presso il sepolcro. Tali immagini consentirono, almeno idealmente, di ripristinare antiche consuetudini e di appagare esigenze ancestrali in anni durante i quali, l'identità politica, sociale e culturale della polis ateniese subì profonde trasformazioni anche in relazione ai rituali funerari. Le lekythoi a fondo bianco nella loro varietà iconografica sono testimonianza dei gravi conflitti che scossero Atene nel corso del V secolo a.C., ma anche dei tentativi di conciliazione messi in atto per armonizzare aspirazioni aristocratiche e realtà democratica, commemorazioni pubbliche e ricordo privato. Destinate ai rituali funerari privati ma anche pubblici, all'interno di un corpus d'immagini all'all'apparenza ripetitive, esse rivelano una stratificazione di simboli iconici che le rese adatte alle diverse "classi di cittadini"; le lekythoi consentirono a ciascuno di onorare e ricordare un defunto secondo il proprio statuto e di rievocarne virtù e qualità, anche talvolta, in opposizione all'omologazione normativa dei funerali di stato. I morti, ma anche le loro famiglie in età classica, divennero protagonisti, degli uni si rievocò l'identità anche contro la pratica spersonalizzante del Demosion Sema, degli altri si celebrarono la devozione e la pietas. Infine, l'analisi del patrimonio iconografico delle lekythoi fa continuo ricorso al confronto con la tradizione letteraria, in particolare quella tragica, la quale, in una fase storica caratterizzata da una profonda revisione dei valori tradizionali, pare farsi interprete in molti casi della medesima realtà e, potremmo dire, costituisce un ulteriore supporto semantico a queste immagini già di per sé "parlanti".

Il Tymbos, la stele e la barca di Caronte. L'immaginario della morte sulle lekythoi a fondo bianco

GIUDICE, ELVIA MARIA LETIZIA
2015

Abstract

Prodotte a partire dal 480 a.C. fino alla fine del V secolo a.C. le lekythoi funerarie a fondo bianco inaugurarono una tradizione iconografica, priva, o quasi, di precedenti, dando vita ad un vero e proprio libro della morte, ripercorsa figurativamente nei suoi momenti topici, dalla prothesis, alla sepoltura con l'ausilio di Hypnos e Thanatos, al viaggio verso l'Ade sotto la scorta di Hermes e/o Caronte, all'incontro dei defunti con i loro congiunti presso il sepolcro. Tali immagini consentirono, almeno idealmente, di ripristinare antiche consuetudini e di appagare esigenze ancestrali in anni durante i quali, l'identità politica, sociale e culturale della polis ateniese subì profonde trasformazioni anche in relazione ai rituali funerari. Le lekythoi a fondo bianco nella loro varietà iconografica sono testimonianza dei gravi conflitti che scossero Atene nel corso del V secolo a.C., ma anche dei tentativi di conciliazione messi in atto per armonizzare aspirazioni aristocratiche e realtà democratica, commemorazioni pubbliche e ricordo privato. Destinate ai rituali funerari privati ma anche pubblici, all'interno di un corpus d'immagini all'all'apparenza ripetitive, esse rivelano una stratificazione di simboli iconici che le rese adatte alle diverse "classi di cittadini"; le lekythoi consentirono a ciascuno di onorare e ricordare un defunto secondo il proprio statuto e di rievocarne virtù e qualità, anche talvolta, in opposizione all'omologazione normativa dei funerali di stato. I morti, ma anche le loro famiglie in età classica, divennero protagonisti, degli uni si rievocò l'identità anche contro la pratica spersonalizzante del Demosion Sema, degli altri si celebrarono la devozione e la pietas. Infine, l'analisi del patrimonio iconografico delle lekythoi fa continuo ricorso al confronto con la tradizione letteraria, in particolare quella tragica, la quale, in una fase storica caratterizzata da una profonda revisione dei valori tradizionali, pare farsi interprete in molti casi della medesima realtà e, potremmo dire, costituisce un ulteriore supporto semantico a queste immagini già di per sé "parlanti".
978-88-913-0767-5
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.11769/107580
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