Introduzione Gli Autori riportano il caso di una donna sottoposta a sterilizzazione terapeutica e antiprocreativa mediante salpingectomia parziale bilaterale. Dopo tre anni dall’intervento si accertava una gravidanza indesiderata e in conseguenza la perizianda citava il ginecologo che aveva eseguito l’intervento chirurgico al fine del risarcimento del danno subito, avendo ravvisato nel suo operato profili di responsabilità professionale. Caso Peritale Una donna di anni 31, pluripara, in occasione del terzo parto a termine eseguito mediante taglio cesareo, era sottoposta ad intervento chirurgico di salpingectomia parziale bilaterale al duplice fine di sterilizzazione terapeutica (presenza di annessite e perisalpingite bilaterale) e antiprocreativa (su richiesta della paziente). In tale occasione la paziente, mediante valido consenso informato all’intervento di salpingectomia, era resa edotta dell’eventuale rischio di insuccesso dell’intervento. Dopo tre anni, sottopostasi la paziente a visita ginecologica, era accertato lo stato di gravidanza alla 18° settimana di gestazione. Giunto a termine, tale quarto parto era espletato mediante taglio cesareo. Durante il parto cesareo post salpingectomia, la paziente era sottoposta altresì ad esame isteroscopico, che evidenziava la tuba di destra resecata (da pregresso intervento), a livello della tuba sinistra i segni di una pregressa legatura e sezione parziale con evidenti fenomeni di ricanalizzazione. Considerazioni medico-legali Gli Autori si soffermano sull’analisi delle problematiche collegate con il tema della sterilizzazione antiprocreativa, intesa come incapacità procurata di procreare in soggetti potenzialmente ed attualmente fertili. La valutazione corretta di tale intervento, al di là di questioni di liceità morale ed etica, pone serie riflessioni sulla validità del consenso prestato dalla paziente e sulla qualità delle informazioni fornite, nonché riflessioni sulla natura della obbligazione - se di mezzi o risultato- ed infine sulla quantificazione di un eventuale “danno da nascita indesiderata”. Al fine di ottenere una adeguata sterilizzazione femminile, ad oggi sono diffuse varie tecniche chirurgiche che prevedono l’applicazione di dispositivi meccanici, l’elettrocauterizzazione, l’escissione o legatura delle tube. Nel caso che ci interessa, l’intervento chirurgico di salpingectomia parziale bilaterale può generalmente essere effettuato post partum, dopo aborto spontaneo o terapeutico o per scelta della paziente. La via d’accesso può essere transcervicale, transvaginale, laparoscopica o laparotomica. Quest’ultima tecnica è generalmente più utilizzata subito dopo l’esecuzione di un parto cesareo. In via laparotomica o minilaparotomica possono essere utilizzati metodi meccanici (anelli o bande di silicone) e metodi di legatura. La legatura consiste nel recidere e legare una porzione di entrambe le tube (salpingectomia parziale bilaterale). Un eventuale fallimento dell’intervento di sterilizzazione tubarica, oltre che dalla tecnica operatoria adoperata, può dipendere da diversi fattori tra cui l’età della paziente e la presenza di condizioni preesistenti. In particolare vi è maggiore evidenza di fallimento in pazienti sottoposte a sterilizzazione in giovane età rispetto ad età più tardiva. L’obesità, la presenza di aderenze o di tube ispessite a causa di pregressi interventi chirurgici in addome o da processi infiammatori concomitanti possono incrementare il rischio di fallimento e quindi determinare una ricanalizzazione con conseguente apertura del lume della tuba stessa. La ricanalizzazione delle tube può avvenire, inoltre, per rianastomosi spontanea, intesa come “processo riparativo naturale”. Qualsiasi metodica contraccettiva è associata a un rischio di insuccesso e di possibili ulteriori gravidanze. Nel caso della sterilizzazione mediante salpingectomia parziale postpartum, il rischio di gravidanza indesiderata è di circa 0.06% a 1 anno dall’intervento, di 0.63% a 5 anni. Si tenga presente che tali percentuali si intendono in assenza di patologie preesistenti o concomitanti che riducono l’efficacia di ogni procedura. Dallo studio del caso è emerso che il fallimento della sterilizzazione può essere addebitato con sufficiente probabilità a fattori quali la giovane età della paziente ed alle preesistenti patologie a carico degli annessi (annessite e perisalpingite). L’annessite, infatti, essendo una patologia infiammatoria cronica può aver determinato un assottigliamento delle tube, con formazione di pareti rigide aderenti all’utero e all’ovaio. Tale condizione anatomica può aver compromesso il successo della legatura e/o aver favorito una ricanalizzazione. Conclusioni Gli Autori analizzando il caso concreto non hanno individuato profili di responsabilità professionale relativi all’operato dei sanitari che eseguirono l’intervento di sterilizzazione terapeutica e antiprocreativa mediante salpingectomia parziale bilaterale. La gravidanza indesiderata è risultata riconducibile all’area del rischio fisiologicamente conseguente all’intervento di sterilizzazione subito.

Sterilizzazione mediante salpingectomia.

CASCIO, Orazio
In corso di stampa

Abstract

Introduzione Gli Autori riportano il caso di una donna sottoposta a sterilizzazione terapeutica e antiprocreativa mediante salpingectomia parziale bilaterale. Dopo tre anni dall’intervento si accertava una gravidanza indesiderata e in conseguenza la perizianda citava il ginecologo che aveva eseguito l’intervento chirurgico al fine del risarcimento del danno subito, avendo ravvisato nel suo operato profili di responsabilità professionale. Caso Peritale Una donna di anni 31, pluripara, in occasione del terzo parto a termine eseguito mediante taglio cesareo, era sottoposta ad intervento chirurgico di salpingectomia parziale bilaterale al duplice fine di sterilizzazione terapeutica (presenza di annessite e perisalpingite bilaterale) e antiprocreativa (su richiesta della paziente). In tale occasione la paziente, mediante valido consenso informato all’intervento di salpingectomia, era resa edotta dell’eventuale rischio di insuccesso dell’intervento. Dopo tre anni, sottopostasi la paziente a visita ginecologica, era accertato lo stato di gravidanza alla 18° settimana di gestazione. Giunto a termine, tale quarto parto era espletato mediante taglio cesareo. Durante il parto cesareo post salpingectomia, la paziente era sottoposta altresì ad esame isteroscopico, che evidenziava la tuba di destra resecata (da pregresso intervento), a livello della tuba sinistra i segni di una pregressa legatura e sezione parziale con evidenti fenomeni di ricanalizzazione. Considerazioni medico-legali Gli Autori si soffermano sull’analisi delle problematiche collegate con il tema della sterilizzazione antiprocreativa, intesa come incapacità procurata di procreare in soggetti potenzialmente ed attualmente fertili. La valutazione corretta di tale intervento, al di là di questioni di liceità morale ed etica, pone serie riflessioni sulla validità del consenso prestato dalla paziente e sulla qualità delle informazioni fornite, nonché riflessioni sulla natura della obbligazione - se di mezzi o risultato- ed infine sulla quantificazione di un eventuale “danno da nascita indesiderata”. Al fine di ottenere una adeguata sterilizzazione femminile, ad oggi sono diffuse varie tecniche chirurgiche che prevedono l’applicazione di dispositivi meccanici, l’elettrocauterizzazione, l’escissione o legatura delle tube. Nel caso che ci interessa, l’intervento chirurgico di salpingectomia parziale bilaterale può generalmente essere effettuato post partum, dopo aborto spontaneo o terapeutico o per scelta della paziente. La via d’accesso può essere transcervicale, transvaginale, laparoscopica o laparotomica. Quest’ultima tecnica è generalmente più utilizzata subito dopo l’esecuzione di un parto cesareo. In via laparotomica o minilaparotomica possono essere utilizzati metodi meccanici (anelli o bande di silicone) e metodi di legatura. La legatura consiste nel recidere e legare una porzione di entrambe le tube (salpingectomia parziale bilaterale). Un eventuale fallimento dell’intervento di sterilizzazione tubarica, oltre che dalla tecnica operatoria adoperata, può dipendere da diversi fattori tra cui l’età della paziente e la presenza di condizioni preesistenti. In particolare vi è maggiore evidenza di fallimento in pazienti sottoposte a sterilizzazione in giovane età rispetto ad età più tardiva. L’obesità, la presenza di aderenze o di tube ispessite a causa di pregressi interventi chirurgici in addome o da processi infiammatori concomitanti possono incrementare il rischio di fallimento e quindi determinare una ricanalizzazione con conseguente apertura del lume della tuba stessa. La ricanalizzazione delle tube può avvenire, inoltre, per rianastomosi spontanea, intesa come “processo riparativo naturale”. Qualsiasi metodica contraccettiva è associata a un rischio di insuccesso e di possibili ulteriori gravidanze. Nel caso della sterilizzazione mediante salpingectomia parziale postpartum, il rischio di gravidanza indesiderata è di circa 0.06% a 1 anno dall’intervento, di 0.63% a 5 anni. Si tenga presente che tali percentuali si intendono in assenza di patologie preesistenti o concomitanti che riducono l’efficacia di ogni procedura. Dallo studio del caso è emerso che il fallimento della sterilizzazione può essere addebitato con sufficiente probabilità a fattori quali la giovane età della paziente ed alle preesistenti patologie a carico degli annessi (annessite e perisalpingite). L’annessite, infatti, essendo una patologia infiammatoria cronica può aver determinato un assottigliamento delle tube, con formazione di pareti rigide aderenti all’utero e all’ovaio. Tale condizione anatomica può aver compromesso il successo della legatura e/o aver favorito una ricanalizzazione. Conclusioni Gli Autori analizzando il caso concreto non hanno individuato profili di responsabilità professionale relativi all’operato dei sanitari che eseguirono l’intervento di sterilizzazione terapeutica e antiprocreativa mediante salpingectomia parziale bilaterale. La gravidanza indesiderata è risultata riconducibile all’area del rischio fisiologicamente conseguente all’intervento di sterilizzazione subito.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.11769/109109
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