CASO CLINICOR.C., uomo, 64 anni si presenta presso nostro ambulatorio nel dicembre del 2010 in seguito alla comparsa di tumefazione in regione inguinale dx con sospetto di ernia inguinale, alla visita si dimostra la presenza di ernia inguinale associata ad una neoformazione. Viene quindi sottoposto a TC addome che conferma la linfoadenopatia in regione inguinale dx. Si procede quindi a biopsia escissionale della massa inguinale che all'esame istologico risulta essere una metastasi di carcinoma a cellule squamose. All'esame obbiettivo non risulta possibile evidenziare neoplasie cutanee, anali o genitali.Il paziente viene quindi sottoposto a visita dermatologica, EGDS, colonscopia, TC total body e PET risultando impossibile l'identificazione della neoplasia primitiva. Il paziente viene inviato presso specialista oncologo per eseguire trattamento chemioterapico. Dopo tre cicli di chemioterapia si ripresenta in seguito a comparsa di nuova tumefazione dolente in regione inguinale dx a componente prevalentemente liquida, che viene drenata con fuoriuscita di abbondante quantità di liquido siero-ematico e parziale risoluzione della sintomatologia. A distanza di due settimane la tumefazione in regione inguino-crurale dx, si ripresenta con un diametro massimo di12 cm, questa volta a componente prevalentemente solida, a stretto contatto con i vasi femorali ed associata ad intensa sintomatologia dolorosa non controllabile con terapia antalgica. La PET indica questa come unica sede di attività metabolica neoplastica e quindi in accordo con l'oncologo radioterapista si opta per un'approccio chirurgico.Si pratica quindi l'escissione in blocco su tessuto sano di un'ampia losanga di cute, tessuto sottocutaneo e muscolo fasciale che circondano la neoformazione, con escissione del legamento inguinale, linfadenectomia regionale ed accurata dissezione dei vasi femorali che dimostra l'assenza di infiltrazione degli stessi. Si provvede alla dissezione di voluminoso sacco erniario dal funicolo spermatico, con riduzione del contenuto del sacco in cavo addominale e plastica a punti staccati in prolene per ricostruire il legamento inguinale e permettere la contenzione dei visceri addominali,in previsione di eventuale radioterapia adiuvante per la quale si procede a marcatura del futuro campo. La fase ricostruttiva dell'ampio difetto di parete veniva realizzata con un lembo di rotazione con la fascia lata ed il tessuto sottocutaneo e cutaneo ad esso solidarizzato con un risultato estetico terminale soddisfacente.CONCLUSIONIIl caso evidenzia in materia emblematica il ruolo di rilievo della chirurgia oncoplastica nel trattamento di casi particolari e complessi con risultati certamente utili soprattutto finalizzati al miglioramento della qualità di vita dei pazienti

METASTASI ISOLATA INGUINALE DA CA SQUAMOSO DI ORIGINE IGNOTA ED ERNIA INGUINALE: IL RUOLO DELLA CHIRURGIA NELLAPPROCCIO INTEGRATO

RUSSELLO DOMENICO;LA GRECA, Gaetano
2011-01-01

Abstract

CASO CLINICOR.C., uomo, 64 anni si presenta presso nostro ambulatorio nel dicembre del 2010 in seguito alla comparsa di tumefazione in regione inguinale dx con sospetto di ernia inguinale, alla visita si dimostra la presenza di ernia inguinale associata ad una neoformazione. Viene quindi sottoposto a TC addome che conferma la linfoadenopatia in regione inguinale dx. Si procede quindi a biopsia escissionale della massa inguinale che all'esame istologico risulta essere una metastasi di carcinoma a cellule squamose. All'esame obbiettivo non risulta possibile evidenziare neoplasie cutanee, anali o genitali.Il paziente viene quindi sottoposto a visita dermatologica, EGDS, colonscopia, TC total body e PET risultando impossibile l'identificazione della neoplasia primitiva. Il paziente viene inviato presso specialista oncologo per eseguire trattamento chemioterapico. Dopo tre cicli di chemioterapia si ripresenta in seguito a comparsa di nuova tumefazione dolente in regione inguinale dx a componente prevalentemente liquida, che viene drenata con fuoriuscita di abbondante quantità di liquido siero-ematico e parziale risoluzione della sintomatologia. A distanza di due settimane la tumefazione in regione inguino-crurale dx, si ripresenta con un diametro massimo di12 cm, questa volta a componente prevalentemente solida, a stretto contatto con i vasi femorali ed associata ad intensa sintomatologia dolorosa non controllabile con terapia antalgica. La PET indica questa come unica sede di attività metabolica neoplastica e quindi in accordo con l'oncologo radioterapista si opta per un'approccio chirurgico.Si pratica quindi l'escissione in blocco su tessuto sano di un'ampia losanga di cute, tessuto sottocutaneo e muscolo fasciale che circondano la neoformazione, con escissione del legamento inguinale, linfadenectomia regionale ed accurata dissezione dei vasi femorali che dimostra l'assenza di infiltrazione degli stessi. Si provvede alla dissezione di voluminoso sacco erniario dal funicolo spermatico, con riduzione del contenuto del sacco in cavo addominale e plastica a punti staccati in prolene per ricostruire il legamento inguinale e permettere la contenzione dei visceri addominali,in previsione di eventuale radioterapia adiuvante per la quale si procede a marcatura del futuro campo. La fase ricostruttiva dell'ampio difetto di parete veniva realizzata con un lembo di rotazione con la fascia lata ed il tessuto sottocutaneo e cutaneo ad esso solidarizzato con un risultato estetico terminale soddisfacente.CONCLUSIONIIl caso evidenzia in materia emblematica il ruolo di rilievo della chirurgia oncoplastica nel trattamento di casi particolari e complessi con risultati certamente utili soprattutto finalizzati al miglioramento della qualità di vita dei pazienti
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11769/110935
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