Il parvovirus B19 (PVB19) è un virus ubiquitario, per il quale possono essere osservati picchi epidemici in inverno e in primavera. La manifestazione più comune è l’eritema infettivo o “quinta malattia”. Il PVB19 infetta principalmente i precursori dei globuli rossi ma sono state osservate neutropenia transitoria, linfopenia e trombocitopenia. Qualora l’infezione venga contratta in gravidanza, la trasmissione al feto è possibile nel primo trimestre nel 33% dei casi mentre in epoca gestazionale più avanzata raggiunge anche il 50%. L’infezione fetale si può risolvere spontaneamente con la nascita di un neonato sano o può indurre anemia severa, idrope fetale, aborto spontaneo e morte intrauterina. Dato che l’infezione materna è spesso asintomatica e che i sintomi talvolta potrebbero essere ricondotti anche ad altre patologie infettive, le indagini di laboratorio rappresentano un approccio diagnostico insostituibile per l’accertamento di infezione primaria da PVB19. L’infezione può essere diagnosticata mediante la ricerca nel sangue periferico sia del DNA virale tramite PCR, sia degli anticorpi specifici IgG e IgM. In questo studio sono stati saggiati sieri di donne gravide venute alla nostra attenzione, in un periodo compreso tra gennaio e agosto 2012, in seguito a sospetta infezione primaria da PVB19. Vengono discussi i risultati ottenuti e viene valutato il flusso diagnostico applicato in caso di sospetta infezione primaria da PVB19. La prevenzione e la diagnosi precoce d’infezione virale nella madre sono di fondamentale importanza nella riduzione del rischio di trasmissione verticale dell’infezione e di esiti avversi fetali. Infatti, uno stretto monitoraggio potrebbe consentire di intervenire tempestivamente con una emotrasfusione fetale che, se effettuata prima di manifestazioni eclatanti, potrebbe significativamente ridurre il rischio di danni del feto o la sua morte in utero. Come spesso sottolineato dai gruppi che si occupano di infezioni in gravidanza e/o di PVB19, questo virus è da considerarsi un agente TORCH sottovalutato. Infatti, è da tenere in considerazione il fatto che l’osservazione dell’azione del virus non deve concludersi con il parto ma, a causa anche del suo cardiotropismo, deve essere proseguita sul neonato e sul bambino, onde ottenere serie informazioni sulla sua potenzialità patogena, anche cardiaca, a distanza nel tempo.

PARVOVIRUS B19, UN AGENTE TORCH SOTTOVALUTATO: L’IMPORTANZA DELLA DIAGNOSI DI LABORATORIO IN GRAVIDANZA

SCALIA, Guido
2012

Abstract

Il parvovirus B19 (PVB19) è un virus ubiquitario, per il quale possono essere osservati picchi epidemici in inverno e in primavera. La manifestazione più comune è l’eritema infettivo o “quinta malattia”. Il PVB19 infetta principalmente i precursori dei globuli rossi ma sono state osservate neutropenia transitoria, linfopenia e trombocitopenia. Qualora l’infezione venga contratta in gravidanza, la trasmissione al feto è possibile nel primo trimestre nel 33% dei casi mentre in epoca gestazionale più avanzata raggiunge anche il 50%. L’infezione fetale si può risolvere spontaneamente con la nascita di un neonato sano o può indurre anemia severa, idrope fetale, aborto spontaneo e morte intrauterina. Dato che l’infezione materna è spesso asintomatica e che i sintomi talvolta potrebbero essere ricondotti anche ad altre patologie infettive, le indagini di laboratorio rappresentano un approccio diagnostico insostituibile per l’accertamento di infezione primaria da PVB19. L’infezione può essere diagnosticata mediante la ricerca nel sangue periferico sia del DNA virale tramite PCR, sia degli anticorpi specifici IgG e IgM. In questo studio sono stati saggiati sieri di donne gravide venute alla nostra attenzione, in un periodo compreso tra gennaio e agosto 2012, in seguito a sospetta infezione primaria da PVB19. Vengono discussi i risultati ottenuti e viene valutato il flusso diagnostico applicato in caso di sospetta infezione primaria da PVB19. La prevenzione e la diagnosi precoce d’infezione virale nella madre sono di fondamentale importanza nella riduzione del rischio di trasmissione verticale dell’infezione e di esiti avversi fetali. Infatti, uno stretto monitoraggio potrebbe consentire di intervenire tempestivamente con una emotrasfusione fetale che, se effettuata prima di manifestazioni eclatanti, potrebbe significativamente ridurre il rischio di danni del feto o la sua morte in utero. Come spesso sottolineato dai gruppi che si occupano di infezioni in gravidanza e/o di PVB19, questo virus è da considerarsi un agente TORCH sottovalutato. Infatti, è da tenere in considerazione il fatto che l’osservazione dell’azione del virus non deve concludersi con il parto ma, a causa anche del suo cardiotropismo, deve essere proseguita sul neonato e sul bambino, onde ottenere serie informazioni sulla sua potenzialità patogena, anche cardiaca, a distanza nel tempo.
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