L’interesse di Una peccatrice, il cui manoscritto viaggiò con l’autore Giovanni Verga da Catania a Firenze nel 1865, risiede nella sua natura di testo ponte tra la prima e la seconda maniera verghiana. L’edizione critica dimostra che il testo non si deve confinare nello spazio geostorico e geolinguistico dei romanzi catanesi, in quanto la resa stilistica della vicenda si mantiene in equilibrio tra motivi ed esiti della narrativa romantica e realista, con prime avvisaglie dello psicologismo dei romanzi mondani. Un romanzo «siculo-toscano» «Nella primavera del 1865 il venticinquenne Giovanni Verga lasciò per la prima volta la Sicilia per partire alla volta di Firenze, certamente attirato dalle tante occasioni che la città, allora capitale del Regno d’Italia, poteva offrirgli.1 Dopo aver portato a conclusione nel 1863 con Sulle lagune la sua trilogia storico-patriottica, ancora a Catania Verga aveva già terminato altri due romanzi i cui manoscritti, secondo quanto riferito da De Roberto, portò poi con sé a Firenze per cercare di proporli a qualche editore. Si tratta di Una peccatrice e di Frine, la prima versione di Eva. La storia compositiva di questi testi, rivisti e completati a Firenze, ci permette dunque di inquadrarli in un panorama culturale più ampio rispetto a quello in cui erano stati composti i primi romanzi del periodo catanese. L’esatta datazione e la reale natura del primo soggiorno fiorentino di Verga non costituiscono una questione prettamente biografica, perché da questo dato dipendono i limiti cronologici assegnati alle diverse fasi di scrittura dei cosiddetti romanzi fiorentini, tra cui Una peccatrice».

Una peccatrice

MOTTA, DARIA
2020

Abstract

L’interesse di Una peccatrice, il cui manoscritto viaggiò con l’autore Giovanni Verga da Catania a Firenze nel 1865, risiede nella sua natura di testo ponte tra la prima e la seconda maniera verghiana. L’edizione critica dimostra che il testo non si deve confinare nello spazio geostorico e geolinguistico dei romanzi catanesi, in quanto la resa stilistica della vicenda si mantiene in equilibrio tra motivi ed esiti della narrativa romantica e realista, con prime avvisaglie dello psicologismo dei romanzi mondani. Un romanzo «siculo-toscano» «Nella primavera del 1865 il venticinquenne Giovanni Verga lasciò per la prima volta la Sicilia per partire alla volta di Firenze, certamente attirato dalle tante occasioni che la città, allora capitale del Regno d’Italia, poteva offrirgli.1 Dopo aver portato a conclusione nel 1863 con Sulle lagune la sua trilogia storico-patriottica, ancora a Catania Verga aveva già terminato altri due romanzi i cui manoscritti, secondo quanto riferito da De Roberto, portò poi con sé a Firenze per cercare di proporli a qualche editore. Si tratta di Una peccatrice e di Frine, la prima versione di Eva. La storia compositiva di questi testi, rivisti e completati a Firenze, ci permette dunque di inquadrarli in un panorama culturale più ampio rispetto a quello in cui erano stati composti i primi romanzi del periodo catanese. L’esatta datazione e la reale natura del primo soggiorno fiorentino di Verga non costituiscono una questione prettamente biografica, perché da questo dato dipendono i limiti cronologici assegnati alle diverse fasi di scrittura dei cosiddetti romanzi fiorentini, tra cui Una peccatrice».
9788882129873
Filologia, Romanzo, Ottocento, realismo.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11769/249859
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