Il viaggio in Italia di Jean Genet si divide tra sogno e realtà; anzi, più che dividersi sembra proprio intrecciarsi tra il sogno e la realtà. Si assiste, attraverso la lettura dei racconti di viaggio, ad un doppio modo di percepire, tra ciò che si desidera e ciò che si è costretto a fare, in entrambi i casi per volontà di sopravvivere. Bisogna subito precisare che per Jean Genet, il viaggio non ha pressoché nulla a che vedere con l’idea del viaggio turistico, di ricerca, di conquista o d’evasione (nel senso romantico del termine) che spesso si ritrova nelle opere letterarie. Il viaggio genettiano si pone in un primo tempo come una necessità di ricerca ontologica. Partire, è frutto di un’indagine personale sull’identità perduta e semplicemente denigrata. Gli incontri con il mondo degli abietti, con i delinquenti, con i ragazzi di vita, gli permette di ritrovare sé stesso, ossia la propria condizione e le proprie radici. In un secondo tempo, il viaggio è semplicemente una mera via di fuga dettata dall’esigenza di libertà e di sopravvivenza, per scampare ai vari arresti. In entrambi i casi, viaggiare si pone come una condizione essenziale alla vita, andare da un’altra parte significa certo sfuggire dalle forze dell’ordine ma mai fuggire da sé stesso anzi tutto l’opposto.
L’Italia di Jean Genet : tra erranza, fuga e desiderio
IMPELLIZZERI, FABRIZIO
2007-01-01
Abstract
Il viaggio in Italia di Jean Genet si divide tra sogno e realtà; anzi, più che dividersi sembra proprio intrecciarsi tra il sogno e la realtà. Si assiste, attraverso la lettura dei racconti di viaggio, ad un doppio modo di percepire, tra ciò che si desidera e ciò che si è costretto a fare, in entrambi i casi per volontà di sopravvivere. Bisogna subito precisare che per Jean Genet, il viaggio non ha pressoché nulla a che vedere con l’idea del viaggio turistico, di ricerca, di conquista o d’evasione (nel senso romantico del termine) che spesso si ritrova nelle opere letterarie. Il viaggio genettiano si pone in un primo tempo come una necessità di ricerca ontologica. Partire, è frutto di un’indagine personale sull’identità perduta e semplicemente denigrata. Gli incontri con il mondo degli abietti, con i delinquenti, con i ragazzi di vita, gli permette di ritrovare sé stesso, ossia la propria condizione e le proprie radici. In un secondo tempo, il viaggio è semplicemente una mera via di fuga dettata dall’esigenza di libertà e di sopravvivenza, per scampare ai vari arresti. In entrambi i casi, viaggiare si pone come una condizione essenziale alla vita, andare da un’altra parte significa certo sfuggire dalle forze dell’ordine ma mai fuggire da sé stesso anzi tutto l’opposto.| File | Dimensione | Formato | |
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