Nel 1579, a Parigi, in quel formidabile Cinquecento attraversato da un rigoglioso umanesimo giuridico portatore di un febbrile consumismo tipografico grazie al quale la cultura mondiale ha conseguito le preziose edizioni a stampa delle opere giuridiche medievali, Pierre Pithou sulla base di due manoscritti pubblica l'Editto di Teoderico, il grande sovrano degli Goti che lasciò un ricordo e un'impronta che sopravvissero all'oblio dei secoli. Dopo la loro pubblicazione, quei manoscritti però spariscono e se ne perde definitivamente ogni traccia. Una sparizione tanto misteriosa quanto grave che ha obbligato sino ad oggi gli studiosi a dibattere su una lunga serie di gravi problemi che affliggono quel piccolo corpus normativo forse un po' frettolosamente attribuito a Teoderico: dalla questione relativa appunto alla sua reale paternità a quella della data di emanazione, al contenuto stesso, l'Editto ha rappresentato davvero un appassionante roveto. Questo libro, che in mancanza dei manoscritti non è in termini rigorosi una nuova edizione del cd. Editto di Teoderico e neppure un libro sullo stesso, vuole essere piuttosto uno strumento di lavoro per gli studiosi forse utile a riaccendere l'interesse verso quei secoli tumultuosi e di decadenza e comunque decisivi per l'impero romano e la storia dell'Occidente: poderose crisi economiche e profonde trasformazioni sociali ormai delineavano quel passaggio fondamentale della storia - occidentale - mediante il trauma della caduta dell'impero romano d'Occidente - dell'ingresso dell'Europa nel Medioevo. E forse rileggere la vicenda politica e istituzionale di Teoderico e della sua irripetibile stagione di governo (di continuità o di rottura?), i suoi rapporti con la corte di Bisanzio intrecciati con gli asperrimi conflitti religiosi con il papato, potrebbe anche contribuire a far comprendere meglio i micidiali e infine mortali scossoni dell'impero romano nella durissima temperie dei decenni pregiustinianei e i tentativi appassionati quanto disperati di restaurazione. Ossessione dell'uomo moderno, la caduta "senza rumore" (per dirla con la suggestiva metafora di Arnaldo Momigliano) dell'impero romano fu davvero silenziosa' Così sembrerebbe secondo un consolidato e secolare canone storiografico. Eppure in natura, ma forse assai più nella Storia, non si danno crolli avvolti dal silenzio: ma allora cosa accadde dopo il fatidico 476 d.C.?

Edictum Theoderici

LICANDRO O.
2010

Abstract

Nel 1579, a Parigi, in quel formidabile Cinquecento attraversato da un rigoglioso umanesimo giuridico portatore di un febbrile consumismo tipografico grazie al quale la cultura mondiale ha conseguito le preziose edizioni a stampa delle opere giuridiche medievali, Pierre Pithou sulla base di due manoscritti pubblica l'Editto di Teoderico, il grande sovrano degli Goti che lasciò un ricordo e un'impronta che sopravvissero all'oblio dei secoli. Dopo la loro pubblicazione, quei manoscritti però spariscono e se ne perde definitivamente ogni traccia. Una sparizione tanto misteriosa quanto grave che ha obbligato sino ad oggi gli studiosi a dibattere su una lunga serie di gravi problemi che affliggono quel piccolo corpus normativo forse un po' frettolosamente attribuito a Teoderico: dalla questione relativa appunto alla sua reale paternità a quella della data di emanazione, al contenuto stesso, l'Editto ha rappresentato davvero un appassionante roveto. Questo libro, che in mancanza dei manoscritti non è in termini rigorosi una nuova edizione del cd. Editto di Teoderico e neppure un libro sullo stesso, vuole essere piuttosto uno strumento di lavoro per gli studiosi forse utile a riaccendere l'interesse verso quei secoli tumultuosi e di decadenza e comunque decisivi per l'impero romano e la storia dell'Occidente: poderose crisi economiche e profonde trasformazioni sociali ormai delineavano quel passaggio fondamentale della storia - occidentale - mediante il trauma della caduta dell'impero romano d'Occidente - dell'ingresso dell'Europa nel Medioevo. E forse rileggere la vicenda politica e istituzionale di Teoderico e della sua irripetibile stagione di governo (di continuità o di rottura?), i suoi rapporti con la corte di Bisanzio intrecciati con gli asperrimi conflitti religiosi con il papato, potrebbe anche contribuire a far comprendere meglio i micidiali e infine mortali scossoni dell'impero romano nella durissima temperie dei decenni pregiustinianei e i tentativi appassionati quanto disperati di restaurazione. Ossessione dell'uomo moderno, la caduta "senza rumore" (per dirla con la suggestiva metafora di Arnaldo Momigliano) dell'impero romano fu davvero silenziosa' Così sembrerebbe secondo un consolidato e secolare canone storiografico. Eppure in natura, ma forse assai più nella Storia, non si danno crolli avvolti dal silenzio: ma allora cosa accadde dopo il fatidico 476 d.C.?
978-88-3481459-8
EDICTUM THEODERICI; FONTI DEL DIRITTO; DIRITTO COSTITUZIONALE ROMANO
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11769/367016
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