"Die Lehre der Sainte-Victoire" (1980, second part of Peter Handke's "Langsame Heimkehr" quadrilogy) is a hybrid book. It belongs to different genres, without being part of any of them in a definite way: autobiography, fiction autobiography, essay, tale, treatise on art. The mix of genres that characterizes the work can be considered the compositional principle of the book, a further expression of the montage technique, on which the entire volume is based. The narration is given through words and visions, coming from a vast concatenation of point of views from other authors. Cézanne is the master of masters, but also Stifter, Goethe, and Spinoza, who is never called with his name ("der Philosoph" – although, behind this definition, Derrida and Simone Weil are hidden too), John Ford, De Chirico, Max Ernst, Magritte, Hopper, Christian Wagner, Gustav Courbet, the never openly mentioned Hölderlin, Celan, Rilke, Heidegger, Merleau-Ponty, Benjamin, Ludwig Hohl, Dante and Petrarch, the art historian Kurt Badt, and in particular Hugo von Hofmannsthal, also never openly mentioned. Indeed, Hofmannsthal's "Die Briefe des Zurückgekehrten" (1907-08) represents the leitmotiv within the entire "Die Lehre der Sainte-Victoire". The article examines the thematic and textual references chosen by Handke in filming the "Die Briefe des Zurückgekehrten". Particular attention will be given to the childhood memories of the fictional author of the “Lehre”, his relationship with nature, the role that colors play in both works, and the disillusion towards Germany.

“Die Lehre der Sainte-Victoire” (1980, seconda parte della quadrilogia “Langsame Heimkehr” di Peter Handke) è un libro ibrido, che appartiene a diversi generi, senza esserne nessuno di preciso: autobiografia, autobiografia di finzione, saggio, racconto, trattato sull’arte. La mescolanza di generi che caratterizza l’opera può essere considerata in toto quale principio compositivo del libro, ulteriore espressione della tecnica del montaggio, su cui l’intero volume si basa. La narrazione viene data attraverso parole e visioni provenienti da una vasta concatenazione di sguardi d’altri: Cézanne è il maestro dei maestri, ma anche Stifter, Goethe, il mai chiamato per nome Spinoza („der Philosoph“ – per quanto dietro questa definizione si nascondano anche Derrida e Simone Weil), John Ford, De Chirico, Max Ernst, Magritte, Hopper, Christian Wagner, Gustav Courbet, i mai apertamente citati Hölderlin, Celan, Rilke, Heidegger, Merleau-Ponty, Benjamin, Ludwig Hohl, Dante e Petrarca, lo storico dell’arte Kurt Badt, e in particolare Hugo von Hofmannsthal, anch’egli mai apertamente citato. A fare da filo rosso dentro l’intera opera “Die Lehre der Sainte-Victoire” è infatti un’opera di Hofmannsthal, “Die Briefe des Zurückgekehrten” (1907-08). Nell’articolo si analizzano le riprese sia tematiche che testuali messe in atto da Handke nei confronti di “Die Briefe des Zurückgekehrten”, in particolare: i ricordi di infanzia dell’autore fizionale della Lehre, il suo rapporto con la natura, il ruolo che i colori rivestono in entrambe le opere, e la disillusione nei confronti della Germania.

Welche Meister? Zitat- und Montagekunst in Die Lehre der Sainte-Victoire von Peter Handke am Beispiel der Briefe des Zurückgekehrten von Hugo von Hofmannsthal.

Vincenza Scuderi
2019

Abstract

“Die Lehre der Sainte-Victoire” (1980, seconda parte della quadrilogia “Langsame Heimkehr” di Peter Handke) è un libro ibrido, che appartiene a diversi generi, senza esserne nessuno di preciso: autobiografia, autobiografia di finzione, saggio, racconto, trattato sull’arte. La mescolanza di generi che caratterizza l’opera può essere considerata in toto quale principio compositivo del libro, ulteriore espressione della tecnica del montaggio, su cui l’intero volume si basa. La narrazione viene data attraverso parole e visioni provenienti da una vasta concatenazione di sguardi d’altri: Cézanne è il maestro dei maestri, ma anche Stifter, Goethe, il mai chiamato per nome Spinoza („der Philosoph“ – per quanto dietro questa definizione si nascondano anche Derrida e Simone Weil), John Ford, De Chirico, Max Ernst, Magritte, Hopper, Christian Wagner, Gustav Courbet, i mai apertamente citati Hölderlin, Celan, Rilke, Heidegger, Merleau-Ponty, Benjamin, Ludwig Hohl, Dante e Petrarca, lo storico dell’arte Kurt Badt, e in particolare Hugo von Hofmannsthal, anch’egli mai apertamente citato. A fare da filo rosso dentro l’intera opera “Die Lehre der Sainte-Victoire” è infatti un’opera di Hofmannsthal, “Die Briefe des Zurückgekehrten” (1907-08). Nell’articolo si analizzano le riprese sia tematiche che testuali messe in atto da Handke nei confronti di “Die Briefe des Zurückgekehrten”, in particolare: i ricordi di infanzia dell’autore fizionale della Lehre, il suo rapporto con la natura, il ruolo che i colori rivestono in entrambe le opere, e la disillusione nei confronti della Germania.
978-3-7069-0946-4
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Descrizione: saggio pubblicato in atti di convegno, risultato di convegno internazionale su Peter Handke
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.11769/373743
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