Il volume si propone di individuare alcune precise strategie di raffigurazione di soggettività non dogmatiche sul grande schermo, con mirate aperture all’orizzonte della scena, nella ferma convinzione che al fondo delle più interessanti liaisons dangereuses ci sia la tensione desiderante dei corpi, il loro estatico oltrepassare netti confini di genere. Dentro un quadro di riferimento teorico che attraversa i gender e i queer studies, l’analisi rintraccia autori e opere che mostrano modelli di performatività per l’appunto sui generis: ora per la forte carica libertaria che le anima (è il caso della poetica di Derek Jarman); ora per la potenza fantasmatica che veicolano (si pensi alla levità delle ombre di Marjane Satrapi e alla pastosa densità delle figure di Franco Scaldati); ora infine per il furore di accenti e pose (come avviene per Rainer Werner Fassbinder e per la costellazione di testi che gravitano nella sua orbita, per il teatro del corpo di Emma Dante, e ancora per lo stile oltranzistico di Wajdi Mouawad, Sarah Kane e Matei Visniec). La eterogeneità degli esempi proposti, appartenenti a una sorta di contro canone della post modernità, lascia emergere la capacità del cinema e della drammaturgia di accogliere istanze identitarie fluide, eccedenti, irregolari, nonché di proporre discorsi sulla sessualità e sul desiderio che contribuiscono a ridefinire le soglie e le categorie dell’immaginario.

Every body needs some body... Figure del desiderio e linguaggi della visione

Rimini Stefania
2019

Abstract

Il volume si propone di individuare alcune precise strategie di raffigurazione di soggettività non dogmatiche sul grande schermo, con mirate aperture all’orizzonte della scena, nella ferma convinzione che al fondo delle più interessanti liaisons dangereuses ci sia la tensione desiderante dei corpi, il loro estatico oltrepassare netti confini di genere. Dentro un quadro di riferimento teorico che attraversa i gender e i queer studies, l’analisi rintraccia autori e opere che mostrano modelli di performatività per l’appunto sui generis: ora per la forte carica libertaria che le anima (è il caso della poetica di Derek Jarman); ora per la potenza fantasmatica che veicolano (si pensi alla levità delle ombre di Marjane Satrapi e alla pastosa densità delle figure di Franco Scaldati); ora infine per il furore di accenti e pose (come avviene per Rainer Werner Fassbinder e per la costellazione di testi che gravitano nella sua orbita, per il teatro del corpo di Emma Dante, e ancora per lo stile oltranzistico di Wajdi Mouawad, Sarah Kane e Matei Visniec). La eterogeneità degli esempi proposti, appartenenti a una sorta di contro canone della post modernità, lascia emergere la capacità del cinema e della drammaturgia di accogliere istanze identitarie fluide, eccedenti, irregolari, nonché di proporre discorsi sulla sessualità e sul desiderio che contribuiscono a ridefinire le soglie e le categorie dell’immaginario.
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