“Danni ai beni culturali appartenenti a qualsiasi popolo significano danni al patrimonio culturale di tutta l’umanità”, recita così la Convenzione dell’Aia (1954) per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato. Da allora, l’attenzione e la protezione del patrimonio culturale da parte di tutti gli Stati nel mondo si è amplificata, vietando anche le rappresaglie contro i beni culturali e impegnando gli Stati a prevenire il furto, il vandalismo o il saccheggio di oggetti culturali. Le opere d’arte trafugate o illecitamente saccheggiate purtroppo sono una costante che alimenta il traffico illecito più che mai florido in questo ambito. Deturpare e/o vandalizzare comunque rappresentano un danno in quanto vengono lesi il significato del bene, la sua memoria ed il simbolo rappresenta, insieme al danno erariale, in quanto occorre poi un intervento di restauro. In particolare il vanda- lismo nei confronti dei beni culturali, sia intenzionale che “per caso”, è oggetto di questo contri- buto. Di esempi del genere, più o meno eclatanti, se ne potrebbero citare ma in ogni caso che sia compiuto per monotonia, per squilibrio o per puro divertimento, un atto di vandalismo mira alla distruzione di opere o, più in generale, di beni culturali che appartengono di diritto al godimento estetico (e non solo) di tutta l’umanità. Dopo una panoramica dell’importanza della tutela dei beni del patrimonio culturale, del ruolo della governance e le politiche per la salvaguardia e la protezione del patrimonio culturale, nello specifico il ruolo del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale nazionale e la loro atten- zione ai beni illecitamente sottratti, il contributo si sofferma sui beni del patrimonio culturale in- dividuando oltre ad esempi di opere note vandalizzate anche un caso studio nella città di Catania.

Andando in giro per la città. La criminalità ed il vandalismo nei confronti del patrimonio culturale (gallery fotografica)

D. Privitera
2021

Abstract

“Danni ai beni culturali appartenenti a qualsiasi popolo significano danni al patrimonio culturale di tutta l’umanità”, recita così la Convenzione dell’Aia (1954) per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato. Da allora, l’attenzione e la protezione del patrimonio culturale da parte di tutti gli Stati nel mondo si è amplificata, vietando anche le rappresaglie contro i beni culturali e impegnando gli Stati a prevenire il furto, il vandalismo o il saccheggio di oggetti culturali. Le opere d’arte trafugate o illecitamente saccheggiate purtroppo sono una costante che alimenta il traffico illecito più che mai florido in questo ambito. Deturpare e/o vandalizzare comunque rappresentano un danno in quanto vengono lesi il significato del bene, la sua memoria ed il simbolo rappresenta, insieme al danno erariale, in quanto occorre poi un intervento di restauro. In particolare il vanda- lismo nei confronti dei beni culturali, sia intenzionale che “per caso”, è oggetto di questo contri- buto. Di esempi del genere, più o meno eclatanti, se ne potrebbero citare ma in ogni caso che sia compiuto per monotonia, per squilibrio o per puro divertimento, un atto di vandalismo mira alla distruzione di opere o, più in generale, di beni culturali che appartengono di diritto al godimento estetico (e non solo) di tutta l’umanità. Dopo una panoramica dell’importanza della tutela dei beni del patrimonio culturale, del ruolo della governance e le politiche per la salvaguardia e la protezione del patrimonio culturale, nello specifico il ruolo del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale nazionale e la loro atten- zione ai beni illecitamente sottratti, il contributo si sofferma sui beni del patrimonio culturale in- dividuando oltre ad esempi di opere note vandalizzate anche un caso studio nella città di Catania.
9788854953475
tutela beni comuni
beni culturali
criminalità
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.11769/512945
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