Le politiche di industrializzazione del Mezzogiorno, nate a partire dagli anni ’50 del Novecento, nell’ottica della riduzione del divario industriale tra Nord e Sud del paese, hanno introdotto modelli di sviluppo orientati ad ampliare il fronte dell’industria nazionale, anche in aree del paese meno industrializzate, per le quali si prevedevano importanti ricadute in termini occupazionali e di reddito. Tale processo di industrializzazione, in quanto mirato allo sviluppo della parte più debole del paese, ha scontato diversi effetti negativi dovuti a precondizioni di arretratezza in cui emergono una grave carenza infrastrutturale, di capitali, di manodopera qualificata e di capacità imprenditoriali. Alcune di queste carenze sono state in parte colmate dalla Cassa per il Mezzogiorno e negli anni a seguire dai consorzi industriali, dalle amministrazioni statali, regionali e locali, nonché in tempi più recenti da programmi di sviluppo finanziati con fondi europei. Si è trattato, in definitiva, di un trasferimento ingente di risorse, protrattosi in modo più o meno costante per oltre un cinquantennio, che ha visto un susseguirsi di modelli e logiche di sviluppo diversi e non sempre ha prodotto gli esiti sperati in termini di ricadute economiche e occupazionali, nel complesso poco incidendo sul dinamismo dei territori. Guardando alle attuali dinamiche territoriali di alcune delle aree del Mezzogiorno sui cui la copiosa e prolungata sequenza di finanziamenti è stata concentrata e all’efficacia dei modelli di sviluppo imposti come condizione per il loro ottenimento, si impone una riflessione approfondita riguardo alle modalità con cui la reiterata azione di aiuto finanziario si è riverberata sul territorio e sulle sue dinamiche socio-economiche. Per verificare la tesi sostenuta e dare sostanza alle argomentazioni si è scelto come caso di studio l’Area di sviluppo industriale (ASI) di Enna, istituita a metà degli anni ’60, nel quadro delle politiche per lo sviluppo industriale per il Mezzogiorno. Una realtà produttiva che sebbene parzialmente attuata rispetto alle previsioni, ha inciso sulle dinamiche territoriali ed economiche sovrapponendosi all’originale vocazione agricola dei luoghi, tutt’ora prevalente nel contesto territoriale. Attraverso un’analisi diacronica delle politiche di intervento legate all’istituzione dell’ASI, il contributo proposto intende valutare le ricadute territoriali delle politiche industriali, evidenziandone potenzialità e criticità. I risultati attesi, anche alla luce delle attuali dinamiche territoriali ed economiche e delle nuove politiche di sviluppo, potranno essere utili per pianificare il futuro produttivo di tali insediamenti e fornire indicazioni, strutturate sulle reali potenzialità dei contesti territoriali interessati, per una loro possibile riconversione in una prospettiva di nuove modalità di sviluppo economico durevole.
Lo "sviluppo" industriale in Sicilia tra previsioni, attuazioni e scenari futuri. Il caso del Consorzio ASI di Enna
Luca Barbarossa;Eliana Fischer;Melania Nucifora
2024-01-01
Abstract
Le politiche di industrializzazione del Mezzogiorno, nate a partire dagli anni ’50 del Novecento, nell’ottica della riduzione del divario industriale tra Nord e Sud del paese, hanno introdotto modelli di sviluppo orientati ad ampliare il fronte dell’industria nazionale, anche in aree del paese meno industrializzate, per le quali si prevedevano importanti ricadute in termini occupazionali e di reddito. Tale processo di industrializzazione, in quanto mirato allo sviluppo della parte più debole del paese, ha scontato diversi effetti negativi dovuti a precondizioni di arretratezza in cui emergono una grave carenza infrastrutturale, di capitali, di manodopera qualificata e di capacità imprenditoriali. Alcune di queste carenze sono state in parte colmate dalla Cassa per il Mezzogiorno e negli anni a seguire dai consorzi industriali, dalle amministrazioni statali, regionali e locali, nonché in tempi più recenti da programmi di sviluppo finanziati con fondi europei. Si è trattato, in definitiva, di un trasferimento ingente di risorse, protrattosi in modo più o meno costante per oltre un cinquantennio, che ha visto un susseguirsi di modelli e logiche di sviluppo diversi e non sempre ha prodotto gli esiti sperati in termini di ricadute economiche e occupazionali, nel complesso poco incidendo sul dinamismo dei territori. Guardando alle attuali dinamiche territoriali di alcune delle aree del Mezzogiorno sui cui la copiosa e prolungata sequenza di finanziamenti è stata concentrata e all’efficacia dei modelli di sviluppo imposti come condizione per il loro ottenimento, si impone una riflessione approfondita riguardo alle modalità con cui la reiterata azione di aiuto finanziario si è riverberata sul territorio e sulle sue dinamiche socio-economiche. Per verificare la tesi sostenuta e dare sostanza alle argomentazioni si è scelto come caso di studio l’Area di sviluppo industriale (ASI) di Enna, istituita a metà degli anni ’60, nel quadro delle politiche per lo sviluppo industriale per il Mezzogiorno. Una realtà produttiva che sebbene parzialmente attuata rispetto alle previsioni, ha inciso sulle dinamiche territoriali ed economiche sovrapponendosi all’originale vocazione agricola dei luoghi, tutt’ora prevalente nel contesto territoriale. Attraverso un’analisi diacronica delle politiche di intervento legate all’istituzione dell’ASI, il contributo proposto intende valutare le ricadute territoriali delle politiche industriali, evidenziandone potenzialità e criticità. I risultati attesi, anche alla luce delle attuali dinamiche territoriali ed economiche e delle nuove politiche di sviluppo, potranno essere utili per pianificare il futuro produttivo di tali insediamenti e fornire indicazioni, strutturate sulle reali potenzialità dei contesti territoriali interessati, per una loro possibile riconversione in una prospettiva di nuove modalità di sviluppo economico durevole.| File | Dimensione | Formato | |
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