La geografia culturale offre un solido quadro interpretativo per comprendere il patrimonio come risultato dinamico delle interazioni tra comunità e ambiente. Il patrimonio, infatti, non va inteso come qualcosa di statico, ma come un processo in continua evoluzione, in cui risorse materiali (come edifici, monumenti e paesaggi) e immateriali (quali competenze, saperi e tradizioni) si intrecciano con la memoria collettiva attraverso un costante processo di attribuzione di significato. In questa prospettiva, la geografia culturale legge il patrimonio come un palinsesto stratificato di significati: ogni livello, dai manufatti storici alle pratiche immateriali, testimonia la capacità delle comunità di adattarsi e rispondere al proprio contesto ambientale e socioeconomico. Come disciplina scientifica, la geografia culturale non si limita a classificare i beni, ma indaga i processi socioeconomici che li rendono significativi e li caricano di valore simbolico, rivelando così la loro funzione comunicativa all’interno della società. Questo volume approfondisce tali questioni, mettendo in luce sia le potenzialità sia le criticità attraverso un approccio teorico e l’analisi di casi studio, frutto del lavoro coordinato di diversi geografi impegnati a esplorare le modalità con cui i beni culturali contribuiscono alla costruzione del territorio. Il libro si articola in due sezioni: la prima è dedicata agli ecomusei, la seconda allo sviluppo territoriale. In entrambe le parti, la prospettiva comune agli autori è quella di indagare le sinergie tra geografia e beni culturali, considerandoli come attori fondamentali nella produzione di territorio e nello sviluppo locale.

Beni culturali, ecomusei e sviluppo territoriale

CANNIZZARO, Salvatore
2025-01-01

Abstract

La geografia culturale offre un solido quadro interpretativo per comprendere il patrimonio come risultato dinamico delle interazioni tra comunità e ambiente. Il patrimonio, infatti, non va inteso come qualcosa di statico, ma come un processo in continua evoluzione, in cui risorse materiali (come edifici, monumenti e paesaggi) e immateriali (quali competenze, saperi e tradizioni) si intrecciano con la memoria collettiva attraverso un costante processo di attribuzione di significato. In questa prospettiva, la geografia culturale legge il patrimonio come un palinsesto stratificato di significati: ogni livello, dai manufatti storici alle pratiche immateriali, testimonia la capacità delle comunità di adattarsi e rispondere al proprio contesto ambientale e socioeconomico. Come disciplina scientifica, la geografia culturale non si limita a classificare i beni, ma indaga i processi socioeconomici che li rendono significativi e li caricano di valore simbolico, rivelando così la loro funzione comunicativa all’interno della società. Questo volume approfondisce tali questioni, mettendo in luce sia le potenzialità sia le criticità attraverso un approccio teorico e l’analisi di casi studio, frutto del lavoro coordinato di diversi geografi impegnati a esplorare le modalità con cui i beni culturali contribuiscono alla costruzione del territorio. Il libro si articola in due sezioni: la prima è dedicata agli ecomusei, la seconda allo sviluppo territoriale. In entrambe le parti, la prospettiva comune agli autori è quella di indagare le sinergie tra geografia e beni culturali, considerandoli come attori fondamentali nella produzione di territorio e nello sviluppo locale.
2025
9788833842585
Ecomusei, natura, cultura, riordino territoriale, sviluppo locale
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11769/702030
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