This study analyses the rock-cut architectures of Eastern Sicily by interpreting them as the outcomes of a design language grounded in the subtraction of matter. Despite the irregularities inherent in excavation, these spaces reveal a geometric coherence linked to compositional principles shared with above-ground architecture. The research relies exclusively on the tools of drawing: analog redrawing and graphic analysis are employed as processes that invert the logic of construction, allowing the reconstruction of design intentions through the restitution of forms, modules, and proportions. The cases of San Marco in Noto and the rock-cut basilica of Palazzo Platamone in Rosolini demonstrate the recurring use of the square as a generative matrix and the presence of proportional relationships adapted to the morphology of the rock. The results confirm that excavation responds to intentional formal logics rather than mere spontaneous adaptations, revealing a “grammar of the void” readable in the articulation of naves, the dimensions of apses, and the construction of liturgical spaces. The contribution also highlights the role of drawing from life as an interpretative practice and an act of care: redrawing restores coherence to eroded forms and keeps the memory of places alive. In this hypogeal landscape, drawing becomes a means of knowledge and transmission, and the void emerges as form, measure, and heritage.

Lo studio analizza le architetture rupestri della Sicilia orientale interpretandole come esiti di un linguaggio progettuale fondato sulla sottrazione della materia. Pur segnati dall’irregolarità dello scavo, questi spazi rivelano una coerenza geometrica riconducibile a principi compositivi condivisi con l’architettura in elevato. La ricerca si basa esclusivamente sugli strumenti del disegno: il ridisegno analogico e l’analisi grafica sono impiegati come procedimenti inversi a quello della costruzione, capaci di ricostruire le intenzioni progettuali attraverso la restituzione delle forme, dei moduli e delle proporzioni. I casi di San Marco a Noto e della basilica rupestre di palazzo Platamone a Rosolini mostrano l’uso ricorrente del quadrato come matrice generativa e la presenza di rapporti proporzionali adattati alla morfologia della roccia. I risultati confermano che lo scavo risponde a logiche formali consapevoli e non a semplici adattamenti spontanei, rivelando una “grammatica del vuoto” leggibile nella scansione delle navate, nelle dimensioni delle absidi e nella costruzione degli spazi liturgici. Il contributo evidenzia inoltre il ruolo del disegno dal vero come pratica interpretativa e strumento di cura: ridisegnare significa restituire coerenza a forme erose e mantenere viva la memoria dei luoghi. In questo paesaggio ipogeo, il disegno diventa mezzo di conoscenza e di trasmissione, e il vuoto si configura come forma, misura e patrimonio.

L'alfabeto del vuoto: simboli, geometrie e disegni delle architetture rupestri della Sicilia Orientale

Felice Romano
2026-01-01

Abstract

This study analyses the rock-cut architectures of Eastern Sicily by interpreting them as the outcomes of a design language grounded in the subtraction of matter. Despite the irregularities inherent in excavation, these spaces reveal a geometric coherence linked to compositional principles shared with above-ground architecture. The research relies exclusively on the tools of drawing: analog redrawing and graphic analysis are employed as processes that invert the logic of construction, allowing the reconstruction of design intentions through the restitution of forms, modules, and proportions. The cases of San Marco in Noto and the rock-cut basilica of Palazzo Platamone in Rosolini demonstrate the recurring use of the square as a generative matrix and the presence of proportional relationships adapted to the morphology of the rock. The results confirm that excavation responds to intentional formal logics rather than mere spontaneous adaptations, revealing a “grammar of the void” readable in the articulation of naves, the dimensions of apses, and the construction of liturgical spaces. The contribution also highlights the role of drawing from life as an interpretative practice and an act of care: redrawing restores coherence to eroded forms and keeps the memory of places alive. In this hypogeal landscape, drawing becomes a means of knowledge and transmission, and the void emerges as form, measure, and heritage.
2026
978 88 99586 64 5
Lo studio analizza le architetture rupestri della Sicilia orientale interpretandole come esiti di un linguaggio progettuale fondato sulla sottrazione della materia. Pur segnati dall’irregolarità dello scavo, questi spazi rivelano una coerenza geometrica riconducibile a principi compositivi condivisi con l’architettura in elevato. La ricerca si basa esclusivamente sugli strumenti del disegno: il ridisegno analogico e l’analisi grafica sono impiegati come procedimenti inversi a quello della costruzione, capaci di ricostruire le intenzioni progettuali attraverso la restituzione delle forme, dei moduli e delle proporzioni. I casi di San Marco a Noto e della basilica rupestre di palazzo Platamone a Rosolini mostrano l’uso ricorrente del quadrato come matrice generativa e la presenza di rapporti proporzionali adattati alla morfologia della roccia. I risultati confermano che lo scavo risponde a logiche formali consapevoli e non a semplici adattamenti spontanei, rivelando una “grammatica del vuoto” leggibile nella scansione delle navate, nelle dimensioni delle absidi e nella costruzione degli spazi liturgici. Il contributo evidenzia inoltre il ruolo del disegno dal vero come pratica interpretativa e strumento di cura: ridisegnare significa restituire coerenza a forme erose e mantenere viva la memoria dei luoghi. In questo paesaggio ipogeo, il disegno diventa mezzo di conoscenza e di trasmissione, e il vuoto si configura come forma, misura e patrimonio.
Rupestrian Architectures, Rock-cut architecture, graphic analysis, freehand measured drawing, Val di Noto, hypogeum.
architettura rupestre, analisi grafica, disegno dal vero, Val di Noto, ipogeo
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11769/705469
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