I paesaggi dello scarto, su cui da anni insiste una vasta letteratura internazionale e nazionale, derivano una consistente parte della loro rappresentazione fisica dalla dismissione di attività in seguito a modificazioni dei processi economici, produttivi e di consumo e dal progressivo passaggio da una urbanizzazione verticale e densa a una orizzontale e diffusa (urban sprawl), che non interessa soltanto il fenomeno abitativo ma si configura come «l’insieme delle attività urbane sparpagliate sul territorio che occupano vaste quantità di suolo con basse densità», creando paesaggi frammentari (Berger, 2006). La dismissione dei processi produttivi genera «spazi indecisi, privi di funzione, sui quali è difficile posare il nome» (Clement, 2004), paesaggi cuciti intorno alle esigenze dell’uomo che vengono temporaneamente o definitivamente abbandonati. Questo fenomeno è alla base di condizioni territoriali che concorrono al deterioramento del paesaggio, aumentando il rischio idrogeologico e limitandone la biodiversità. La progressiva sostituzione di suolo agricolo in favore di altri usi produttivi o abitativi, insieme con i processi di suburbanizzazione, hanno effetti negativi sull’ecosistema in quanto lo privano di una risorsa necessaria per la riduzione dell’inquinamento, della regolazione del microclima, della carbon sequestration e della produzione di ossigeno. La significazione e (ri)valorizzazione di questi spazi è oggetto del presente contributo, sviluppato all’interno di quattro comuni dell’area metropolitana di Catania, nella prospettiva di identificare le aree idonee per l’inserimento di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Le aree idonee sono state classificate in ragione della loro appartenenza a una delle seguenti tipologie di paesaggio: i) “scarto” del processo produttivo; ii) “eccedenza” dei processi di sub-urbanizzazione (spazi infrastrutturali, residuali, in-between); iii) land use substitution: progressiva sostituzione dei suoli agricoli in favore di altri usi produttivi o abitativi e conseguente perdita di valore, con l’obiettivo di mettere a risorsa il ‘precipitato territoriale’ di cicli produttivi e insediativi in una visione circolare dell’uso del paesaggio.
Da economia circolare a paesaggio circolare. Lo scarto territoriale come metodo e modello per il consumo di suolo zero
Fausto Carmelo NIgrelliCo-primo
;Eliana FischerCo-primo
;Carmelo AntonuccioCo-primo
2025-01-01
Abstract
I paesaggi dello scarto, su cui da anni insiste una vasta letteratura internazionale e nazionale, derivano una consistente parte della loro rappresentazione fisica dalla dismissione di attività in seguito a modificazioni dei processi economici, produttivi e di consumo e dal progressivo passaggio da una urbanizzazione verticale e densa a una orizzontale e diffusa (urban sprawl), che non interessa soltanto il fenomeno abitativo ma si configura come «l’insieme delle attività urbane sparpagliate sul territorio che occupano vaste quantità di suolo con basse densità», creando paesaggi frammentari (Berger, 2006). La dismissione dei processi produttivi genera «spazi indecisi, privi di funzione, sui quali è difficile posare il nome» (Clement, 2004), paesaggi cuciti intorno alle esigenze dell’uomo che vengono temporaneamente o definitivamente abbandonati. Questo fenomeno è alla base di condizioni territoriali che concorrono al deterioramento del paesaggio, aumentando il rischio idrogeologico e limitandone la biodiversità. La progressiva sostituzione di suolo agricolo in favore di altri usi produttivi o abitativi, insieme con i processi di suburbanizzazione, hanno effetti negativi sull’ecosistema in quanto lo privano di una risorsa necessaria per la riduzione dell’inquinamento, della regolazione del microclima, della carbon sequestration e della produzione di ossigeno. La significazione e (ri)valorizzazione di questi spazi è oggetto del presente contributo, sviluppato all’interno di quattro comuni dell’area metropolitana di Catania, nella prospettiva di identificare le aree idonee per l’inserimento di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Le aree idonee sono state classificate in ragione della loro appartenenza a una delle seguenti tipologie di paesaggio: i) “scarto” del processo produttivo; ii) “eccedenza” dei processi di sub-urbanizzazione (spazi infrastrutturali, residuali, in-between); iii) land use substitution: progressiva sostituzione dei suoli agricoli in favore di altri usi produttivi o abitativi e conseguente perdita di valore, con l’obiettivo di mettere a risorsa il ‘precipitato territoriale’ di cicli produttivi e insediativi in una visione circolare dell’uso del paesaggio.| File | Dimensione | Formato | |
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