Nel 1570, Jacques Cujas dà alle stampe i Libri IX-XI delle Observationes et emendationes, in cui compare una sino ad allora inedita epistula dell’imperatore Giustiniano indirizzata al generale Narsete patricius, incaricato della riorganizzazione del territorio in Italia dopo la definitiva sconfitta di Totila. Con tale provvedimento, un beneficium in senso stretto, l’imperatore ordinava a Narsete di reintegrare i fratelli Titiones, in ricompensa per gli eroici servigi militari prestati nella guerra gotica, nei loro antichi possedimenti nell’Italia settentrionale, abusivamente occupati in seguito agli insediamenti di genti germaniche, derogando espressamente a qualsivoglia norma, inclusa la longissimi temporis praescriptio. Tuttavia, il documento sino ad oggi è espunto dalle moderne edizioni del Corpus Iuris Civilis, perché considerato, in ragione di alcune anomalie, una mera esercitazione erudita di età umanistica, dunque un falso, volto alla nobilitazione, mediante il richiamo ad antiche origini, della famiglia vercellese dei Tizzoni. Da questo piccolo libro, invece, emerge la solidità delle intuizioni di Cujas e la veridicità del nucleo sostanziale del provvedimento, come esemplare di pragmatica sanctio. Il beneficium giustinianeo, nonostante qualche possibile interpolazione e il certo riuso successivo, presenta, infatti, una sua intima coerenza giuridica e storica pienamente compatibile con la prassi della cancelleria costantinopolitana del VI secolo d.C. e con la volontà imperiale di una riorganizzazione amministrativa dell’Italia e dei possedimenti fondiari dopo le drammatiche e devastanti guerre greco-gotiche.

Jacques Cujas e la lettera scomparsa. Una vicenda editoriale tra storia e apocrifia. Postfazione di Fabio Troncarelli

Licandro O.;Prado F.
2026-01-01

Abstract

Nel 1570, Jacques Cujas dà alle stampe i Libri IX-XI delle Observationes et emendationes, in cui compare una sino ad allora inedita epistula dell’imperatore Giustiniano indirizzata al generale Narsete patricius, incaricato della riorganizzazione del territorio in Italia dopo la definitiva sconfitta di Totila. Con tale provvedimento, un beneficium in senso stretto, l’imperatore ordinava a Narsete di reintegrare i fratelli Titiones, in ricompensa per gli eroici servigi militari prestati nella guerra gotica, nei loro antichi possedimenti nell’Italia settentrionale, abusivamente occupati in seguito agli insediamenti di genti germaniche, derogando espressamente a qualsivoglia norma, inclusa la longissimi temporis praescriptio. Tuttavia, il documento sino ad oggi è espunto dalle moderne edizioni del Corpus Iuris Civilis, perché considerato, in ragione di alcune anomalie, una mera esercitazione erudita di età umanistica, dunque un falso, volto alla nobilitazione, mediante il richiamo ad antiche origini, della famiglia vercellese dei Tizzoni. Da questo piccolo libro, invece, emerge la solidità delle intuizioni di Cujas e la veridicità del nucleo sostanziale del provvedimento, come esemplare di pragmatica sanctio. Il beneficium giustinianeo, nonostante qualche possibile interpolazione e il certo riuso successivo, presenta, infatti, una sua intima coerenza giuridica e storica pienamente compatibile con la prassi della cancelleria costantinopolitana del VI secolo d.C. e con la volontà imperiale di una riorganizzazione amministrativa dell’Italia e dei possedimenti fondiari dopo le drammatiche e devastanti guerre greco-gotiche.
2026
978-88-913-3688-0
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11769/708393
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