L’opera è una lettura della riforma degli enti non profit, a quasi un decennio dall’entrata in vigore del codice del terzo settore e limitatamente ai profili più vicini al diritto privato: un’opera snella, per dirimere i dubbi interpretativi del dettato normativo, segnalando le criticità, offrendo agli interpreti, avvocati e magistrati uno strumento di riflessione e consultazione. Il fil rouge che collega le diverse relazioni si dipana attraverso le due opposte qualificazioni di “generale” e “speciale”: partendo dal binomio soggettività-personalità giuridica, si spazia dalla possibilità per gli enti del terzo settore di costituire uno o più patrimoni destinati ad uno specifico affare all’individuazione dei margini dell’autonomia privata rispetto al regime vincolistico dettato dal CTS, dalla responsabilità degli amministratori per la concorrenza della disciplina codicistica e quella prevista dal CTS a quella solidale dell’ente per gli atti posti in essere dagli operatori volontari che agiscono al suo interno, dal regime pubblicitario e dal funzionamento del RUNTS alla trasformazione fra enti del Terzo Settore, dal ruolo centrale che gli enti del Terzo Settore possono svolgere a salvaguardia dell’ambiente e nel processo di transizione ecologica ed energetica a quello per la tutela dei soggetti vulnerabili e all’impiego degli stessi nelle politiche di sostegno a fronte dell’invecchiamento della popolazione e, infine, ai rapporti fra CTS e Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza.
"Generale" e "speciale" nella disciplina del Terzo Settore. Profili privatistici. Atti del Convegno di Studi Catania, 20-22 marzo 2026.
Amore G.
2026-01-01
Abstract
L’opera è una lettura della riforma degli enti non profit, a quasi un decennio dall’entrata in vigore del codice del terzo settore e limitatamente ai profili più vicini al diritto privato: un’opera snella, per dirimere i dubbi interpretativi del dettato normativo, segnalando le criticità, offrendo agli interpreti, avvocati e magistrati uno strumento di riflessione e consultazione. Il fil rouge che collega le diverse relazioni si dipana attraverso le due opposte qualificazioni di “generale” e “speciale”: partendo dal binomio soggettività-personalità giuridica, si spazia dalla possibilità per gli enti del terzo settore di costituire uno o più patrimoni destinati ad uno specifico affare all’individuazione dei margini dell’autonomia privata rispetto al regime vincolistico dettato dal CTS, dalla responsabilità degli amministratori per la concorrenza della disciplina codicistica e quella prevista dal CTS a quella solidale dell’ente per gli atti posti in essere dagli operatori volontari che agiscono al suo interno, dal regime pubblicitario e dal funzionamento del RUNTS alla trasformazione fra enti del Terzo Settore, dal ruolo centrale che gli enti del Terzo Settore possono svolgere a salvaguardia dell’ambiente e nel processo di transizione ecologica ed energetica a quello per la tutela dei soggetti vulnerabili e all’impiego degli stessi nelle politiche di sostegno a fronte dell’invecchiamento della popolazione e, infine, ai rapporti fra CTS e Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


