Il libro presenta un’indagine sistematica sui tesori appartenenti agli edifici religiosi della città di Randazzo, in provincia di Catania e nasce dall’esigenza di dare un contributo allo studio della sacra suppellettile in materiale prezioso con particolare riguardo alle tre maggiori chiese. Partendo dal profilo storico del centro etneo, protagonista nei secoli XIV e XV delle vicende siciliane grazie al ruolo di sede estiva della corte regia, vengono descritte le tappe salienti che portarono alla realizzazione delle oreficerie. Lo studio individua caratteri internazionali per le suppellettili medievali, svelando provenienze francesi, toscane, veneziane e nord italiane. Nel periodo che va dal XVI al XIX secolo, la concentrazione di materiale che giunge dai due maggiori centri di produzione siciliana quali Messina e Palermo, unitamente alla presenza degli argentieri di Acireale e Catania, permette di acquisire un valido campionario di marchiature. La seconda parte è dedicata all’illustrazione ed alla descrizione dei singoli oggetti, con lo specifico compito di rilevare la particolare cifra stilistica voluta dalla committenza delle diverse “collezioni” che, nel loro insieme, costituisce una delle più cospicue raccolte di oreficeria sacra all’interno del panorama isolano. Conclude l’indagine un’appendice documentaria in cui sono trascritti i primi risultati della ricerca avviata presso vari fondi archivistici, riservando grande spazio ad inventari ed atti inediti relativi al tesoro di Santa Maria. In questo modo è possibile percepire la ricchezza delle risorse godute in passato da questa chiesa grazie alla donazione De Quatris, la cui Opera commissiona nel 1561 l’interessante custodia eucaristica all’argentiere palermitano Antonio Cochula.
Sei secoli di oreficerie. Artisti e committenze internazionali e isolane nell'etnea Randazzo
Antonio Agostini
2014-01-01
Abstract
Il libro presenta un’indagine sistematica sui tesori appartenenti agli edifici religiosi della città di Randazzo, in provincia di Catania e nasce dall’esigenza di dare un contributo allo studio della sacra suppellettile in materiale prezioso con particolare riguardo alle tre maggiori chiese. Partendo dal profilo storico del centro etneo, protagonista nei secoli XIV e XV delle vicende siciliane grazie al ruolo di sede estiva della corte regia, vengono descritte le tappe salienti che portarono alla realizzazione delle oreficerie. Lo studio individua caratteri internazionali per le suppellettili medievali, svelando provenienze francesi, toscane, veneziane e nord italiane. Nel periodo che va dal XVI al XIX secolo, la concentrazione di materiale che giunge dai due maggiori centri di produzione siciliana quali Messina e Palermo, unitamente alla presenza degli argentieri di Acireale e Catania, permette di acquisire un valido campionario di marchiature. La seconda parte è dedicata all’illustrazione ed alla descrizione dei singoli oggetti, con lo specifico compito di rilevare la particolare cifra stilistica voluta dalla committenza delle diverse “collezioni” che, nel loro insieme, costituisce una delle più cospicue raccolte di oreficeria sacra all’interno del panorama isolano. Conclude l’indagine un’appendice documentaria in cui sono trascritti i primi risultati della ricerca avviata presso vari fondi archivistici, riservando grande spazio ad inventari ed atti inediti relativi al tesoro di Santa Maria. In questo modo è possibile percepire la ricchezza delle risorse godute in passato da questa chiesa grazie alla donazione De Quatris, la cui Opera commissiona nel 1561 l’interessante custodia eucaristica all’argentiere palermitano Antonio Cochula.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


