Il saggio indaga i territori perturbati come spazi rivelatori, dove le fratture (fisiche, eco- logiche, politiche) diventano strumenti criti- ci per leggere il funzionamento profondo del paesaggio. Lontano dal locus amoenus, il ter- ritorio contemporaneo si manifesta come un campo di forze attraversato da perturbazioni, accelerazioni e conflitti, assemblaggi instabili modellati da processi non lineari e da relazioni in tensione. La rappresentazione assume qui un ruolo operativo e operazioni come mappare, sezionare, visualizzare significano entrare nel ritmo della crisi, restituendo ciò che la carto- grafia tende a semplificare. Il caso di Berlino offre un laboratorio paradig- matico: le fratture urbane, dal Muro alle bra- chen , hanno generato ecologie marginali, ar- chivi viventi e forme di vita ruderali capaci di trasformare il negativo della città in dispositivo conoscitivo. Questa postura permette di avvi- cinarsi ai territori mediterranei dell’avanfossa Catania-Gela come a un patchwork di ecologie in attrito tra boschi relitti, dune, serre, colline ur- banizzate, infrastrutture militari. Dentro questo mosaico, Bosco Colto si configura come una pratica di ricerca situata che assume l’instabilità come risorsa progettuale. Lavorando nelle soglie, nelle cicatrici e nei margini, il pro- getto sperimenta forme di coabitazione multi- specie in un Mediterraneo segnato da tensioni climatiche e geopolitiche, mostrando come le fratture possano diventare luoghi da cui imparare a vivere insieme in territori sospesi e in continua trasformazione.
Geografie della frattura. Patchwork, tensioni e archivi viventi nei territori perturbati
Benedetto D’Antoni;Dario Felice;Anna Minissale;Sofia Privitera
2026-01-01
Abstract
Il saggio indaga i territori perturbati come spazi rivelatori, dove le fratture (fisiche, eco- logiche, politiche) diventano strumenti criti- ci per leggere il funzionamento profondo del paesaggio. Lontano dal locus amoenus, il ter- ritorio contemporaneo si manifesta come un campo di forze attraversato da perturbazioni, accelerazioni e conflitti, assemblaggi instabili modellati da processi non lineari e da relazioni in tensione. La rappresentazione assume qui un ruolo operativo e operazioni come mappare, sezionare, visualizzare significano entrare nel ritmo della crisi, restituendo ciò che la carto- grafia tende a semplificare. Il caso di Berlino offre un laboratorio paradig- matico: le fratture urbane, dal Muro alle bra- chen , hanno generato ecologie marginali, ar- chivi viventi e forme di vita ruderali capaci di trasformare il negativo della città in dispositivo conoscitivo. Questa postura permette di avvi- cinarsi ai territori mediterranei dell’avanfossa Catania-Gela come a un patchwork di ecologie in attrito tra boschi relitti, dune, serre, colline ur- banizzate, infrastrutture militari. Dentro questo mosaico, Bosco Colto si configura come una pratica di ricerca situata che assume l’instabilità come risorsa progettuale. Lavorando nelle soglie, nelle cicatrici e nei margini, il pro- getto sperimenta forme di coabitazione multi- specie in un Mediterraneo segnato da tensioni climatiche e geopolitiche, mostrando come le fratture possano diventare luoghi da cui imparare a vivere insieme in territori sospesi e in continua trasformazione.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


