Gli edifici concentrati nell’attuale piazza Santa Lucia a Siracusa ricompongono un organismo cultuale polarizzato attorno alla memoria della martire, segno del luogo santo. La densità sacrale che ha plasmato nel tempo i luoghi di Lucia si lega infatti alla presenza percepita del corpo della martire indipendentemente dall’esistenza della sua traccia fisica. Attraverso un’analisi integrata delle evidenze materiali e delle fonti documentarie ed erudite, il volume propone una lettura organica del complesso monumentale, concentrandosi sulle tracce medievali della chiesa di Santa Lucia, sugli oratori ricavati in età bizantina nella sottostante catacomba e sui relativi apparati pittorici, riesaminati alla luce dei contemporanei eventi geopolitici mediterranei. All’interno di questa trama di racconto, il culto della martire costituisce il perno di una “geografia sacra” che riscrive la percezione stessa del paesaggio e dello spazio ipogeico ed epigeico, lungo un secolare palinsesto storico che dalle primitive fasi di frequentazione cristiana dell’antico quartiere greco di Akradina accede alle forme immutate e attuali della devozione. Il sottosuolo rappresenta, in questa prospettiva, il contesto in cui si esercita il processo euristico di discesa e risalita, raccolta e interpretazione dei dati, nonché il luogo in cui la memoria si genera, si tramanda e si proietta oltre il visibile, nella dimensione extrastorica dell’immaginario collettivo.
Memorie sotterranee. Spazi e immagini medievali nel complesso di Santa Lucia a Siracusa
Arcidiacono Giulia
2026-01-01
Abstract
Gli edifici concentrati nell’attuale piazza Santa Lucia a Siracusa ricompongono un organismo cultuale polarizzato attorno alla memoria della martire, segno del luogo santo. La densità sacrale che ha plasmato nel tempo i luoghi di Lucia si lega infatti alla presenza percepita del corpo della martire indipendentemente dall’esistenza della sua traccia fisica. Attraverso un’analisi integrata delle evidenze materiali e delle fonti documentarie ed erudite, il volume propone una lettura organica del complesso monumentale, concentrandosi sulle tracce medievali della chiesa di Santa Lucia, sugli oratori ricavati in età bizantina nella sottostante catacomba e sui relativi apparati pittorici, riesaminati alla luce dei contemporanei eventi geopolitici mediterranei. All’interno di questa trama di racconto, il culto della martire costituisce il perno di una “geografia sacra” che riscrive la percezione stessa del paesaggio e dello spazio ipogeico ed epigeico, lungo un secolare palinsesto storico che dalle primitive fasi di frequentazione cristiana dell’antico quartiere greco di Akradina accede alle forme immutate e attuali della devozione. Il sottosuolo rappresenta, in questa prospettiva, il contesto in cui si esercita il processo euristico di discesa e risalita, raccolta e interpretazione dei dati, nonché il luogo in cui la memoria si genera, si tramanda e si proietta oltre il visibile, nella dimensione extrastorica dell’immaginario collettivo.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


