A partire dal primo secolo d. C. aumenta il numero dei medici che sottolineano con orgoglio, sui monumenti funerari, l’esercizio della loro professione, fonte di benessere economico e di prestigio sociale. Molteplici sono le iscrizioni che citano la specializzazione esercitata o evidenziano i legami familiari; altre ricordano semplicemente l’appellativo medicus unito al nome del professionista. Particolare interesse rivestono alcune epigrafi nelle quali i committenti, ribadendo principi etici ineludibili, prendono le distanze dagli stereotipi e dalle accuse più ricorrenti, quali l’avarizia, l’esosità, l’incompetenza.Le stele funerarie, fatte incidere da familiari, amici, clienti o, talvolta, dagli stessi defunti, ci consegnano, infatti, il ritratto ideale del buon medico, correggendo e ridimensionando l’immagine negativa che spesso le fonti letterarie hanno costruito. Un contributo essenziale per una più corretta e completa comprensione del problema può venire anche dalle fonti giuridiche che fanno riferimento, a proposito della scelta di medici pubblici da parte delle curie cittadine, alla probitas morum e alla peritia artis e, nel tardo impero, invitano espressamente gli archiatri delle regiones dell’urbe ad occuparsi dei tenuiores senza pretendere ulteriori emolumenti.

Il medico in età imperiale fra autorappresentazione e realtà sociale

ALBANA, Mela
2019-01-01

Abstract

A partire dal primo secolo d. C. aumenta il numero dei medici che sottolineano con orgoglio, sui monumenti funerari, l’esercizio della loro professione, fonte di benessere economico e di prestigio sociale. Molteplici sono le iscrizioni che citano la specializzazione esercitata o evidenziano i legami familiari; altre ricordano semplicemente l’appellativo medicus unito al nome del professionista. Particolare interesse rivestono alcune epigrafi nelle quali i committenti, ribadendo principi etici ineludibili, prendono le distanze dagli stereotipi e dalle accuse più ricorrenti, quali l’avarizia, l’esosità, l’incompetenza.Le stele funerarie, fatte incidere da familiari, amici, clienti o, talvolta, dagli stessi defunti, ci consegnano, infatti, il ritratto ideale del buon medico, correggendo e ridimensionando l’immagine negativa che spesso le fonti letterarie hanno costruito. Un contributo essenziale per una più corretta e completa comprensione del problema può venire anche dalle fonti giuridiche che fanno riferimento, a proposito della scelta di medici pubblici da parte delle curie cittadine, alla probitas morum e alla peritia artis e, nel tardo impero, invitano espressamente gli archiatri delle regiones dell’urbe ad occuparsi dei tenuiores senza pretendere ulteriori emolumenti.
978-3-903179-13-4
medici; autorappresentazione; stele funerarie
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