La confraternita di Santa Maria della Raccomandata, che aveva la sua chiesa nel quartiere di San Pietro all’interno delle mura cittadine, è costretta a seguito del terremoto del 1693 e dell’occupazione del vecchio sito da parte delle monache della Santissima Trinità a trasferirsi nella minuscola chiesa di San Giuseppe accanto alla medievale Porta della Decima. Dopo aver associato al vecchio titolo quello di San Giuseppe al Transito, solo a partire dal 1723, quando il vescovo le assegna il terreno sciaroso accanto alla chiesa, la confraternita inizia la sua vera rinascita, che si accompagna alla costruzione di una nuova e più ampia chiesa. Pur nella loro presunta perifericità fisica e culturale rispetto al centro cittadino l’architettura e l’attività della confraternita dimostrano una vivacità ed una ricchezza straordinarie, suggellate da espressioni artistiche di elevate qualità. Ritroviamo così nell’architettura della chiesa pezzi unici quali l’insolito portale a timpano rovesciato, il soffitto sfondato dell’orchestra o la facciata dal movimentato disegno. Quest’ultima, rimasta incompleta nel Settecento, fu completata da Carmelo Aloisi solo nel 1934. Anche la semplice architettura dell’aula, all’apparenza ingenua, rivela attraverso l’analisi proporzionale una sottile alchimia progettuale fondata sulla raffinata commisurazione delle parti, la quale proprio nella classica semplicità delle linee architettoniche ha modo di rendersi percepibile. Le vicende dell’organismo architettonico procedono di pari passo con quelle della confraternita e l’architettura della chiesa è realmente comprensibile solo alla luce della vita delle persone che attorno ad essa vissero. Inscindibili dall’architettura sono gli arredi pittorici realizzati per la chiesa ed insieme alla chiesa: fra essi di particolare rilievo l’affresco della volta dell’aula, attribuito ad Olivio Sozzi e la tela dello Spasimo firmata e datata dallo stesso al 1754.

San Giuseppe al Transito. La chiesa e la confraternita

MAGNANO DI SAN LIO, Eugenio
2004

Abstract

La confraternita di Santa Maria della Raccomandata, che aveva la sua chiesa nel quartiere di San Pietro all’interno delle mura cittadine, è costretta a seguito del terremoto del 1693 e dell’occupazione del vecchio sito da parte delle monache della Santissima Trinità a trasferirsi nella minuscola chiesa di San Giuseppe accanto alla medievale Porta della Decima. Dopo aver associato al vecchio titolo quello di San Giuseppe al Transito, solo a partire dal 1723, quando il vescovo le assegna il terreno sciaroso accanto alla chiesa, la confraternita inizia la sua vera rinascita, che si accompagna alla costruzione di una nuova e più ampia chiesa. Pur nella loro presunta perifericità fisica e culturale rispetto al centro cittadino l’architettura e l’attività della confraternita dimostrano una vivacità ed una ricchezza straordinarie, suggellate da espressioni artistiche di elevate qualità. Ritroviamo così nell’architettura della chiesa pezzi unici quali l’insolito portale a timpano rovesciato, il soffitto sfondato dell’orchestra o la facciata dal movimentato disegno. Quest’ultima, rimasta incompleta nel Settecento, fu completata da Carmelo Aloisi solo nel 1934. Anche la semplice architettura dell’aula, all’apparenza ingenua, rivela attraverso l’analisi proporzionale una sottile alchimia progettuale fondata sulla raffinata commisurazione delle parti, la quale proprio nella classica semplicità delle linee architettoniche ha modo di rendersi percepibile. Le vicende dell’organismo architettonico procedono di pari passo con quelle della confraternita e l’architettura della chiesa è realmente comprensibile solo alla luce della vita delle persone che attorno ad essa vissero. Inscindibili dall’architettura sono gli arredi pittorici realizzati per la chiesa ed insieme alla chiesa: fra essi di particolare rilievo l’affresco della volta dell’aula, attribuito ad Olivio Sozzi e la tela dello Spasimo firmata e datata dallo stesso al 1754.
88-7751-209-1
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.11769/99585
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