Fra le molte forme di collaborazione che fra il 1969 e il 1988 videro in scena bp Nichol e Steve McCaffery, quella rubricata sotto la sigla TRG (Toronto Research Project) è una delle più originali. Nato da uno spunto offerto ai due da Frank Davies, il gruppo di ricerca sui modi le forme e i codici della neoavanguardia occupa uno spazio di estrema originalità. Usa un medium accademico (Open Letter) per produrre report sulla traduzione non-­ semantica, la narrativa non-­lineare e i codici della performance, con ciò dando vita a un laboratorio di riflessione teorica e pratica testuale al crocevia per così dire escheriano di mainstream e underground;; e tutto ciò ben prima che “theory” diventasse una delle parole chiave nei dipartimenti di scienze umanistiche delle università nordamericane. L’articolo indaga nello specifico due aspetti che sono stati del tutto ignorati dalla critica precedente (dalle interviste e dagli articoli pionieristici di Godard e Bayard agli studi monografici di Jaeger e Voyce). Il primo consiste nell’adozione sistematica di una prassi compositiva processuale che anticipa di oltre un quarto di secolo la categoria di performance writing. Il secondo nella messa in scena di spettacoli performativi fondati non già sulle tipologie testuali narrativo-­descrittive tipiche della performance art, quanto su quel tipo di testo argomentativo per eccellenza che è il saggio — nello specifico, lo essay accademico della tradizione anglosassone (alla maniera, per intendersi, di quelli prodotti negli anni Settanta da uno studioso delle avanguardie quale fu Ihab Hassan). Dove, nello spirito della riflessione postmoderna che anima i report dei due autori, oggetto di ricerca autoriflessiva è il processo stesso col quale prendono forma i report.

Au second degré. The Toronto Research Group in performance.

MARANO, Salvatore
2017

Abstract

Fra le molte forme di collaborazione che fra il 1969 e il 1988 videro in scena bp Nichol e Steve McCaffery, quella rubricata sotto la sigla TRG (Toronto Research Project) è una delle più originali. Nato da uno spunto offerto ai due da Frank Davies, il gruppo di ricerca sui modi le forme e i codici della neoavanguardia occupa uno spazio di estrema originalità. Usa un medium accademico (Open Letter) per produrre report sulla traduzione non-­ semantica, la narrativa non-­lineare e i codici della performance, con ciò dando vita a un laboratorio di riflessione teorica e pratica testuale al crocevia per così dire escheriano di mainstream e underground;; e tutto ciò ben prima che “theory” diventasse una delle parole chiave nei dipartimenti di scienze umanistiche delle università nordamericane. L’articolo indaga nello specifico due aspetti che sono stati del tutto ignorati dalla critica precedente (dalle interviste e dagli articoli pionieristici di Godard e Bayard agli studi monografici di Jaeger e Voyce). Il primo consiste nell’adozione sistematica di una prassi compositiva processuale che anticipa di oltre un quarto di secolo la categoria di performance writing. Il secondo nella messa in scena di spettacoli performativi fondati non già sulle tipologie testuali narrativo-­descrittive tipiche della performance art, quanto su quel tipo di testo argomentativo per eccellenza che è il saggio — nello specifico, lo essay accademico della tradizione anglosassone (alla maniera, per intendersi, di quelli prodotti negli anni Settanta da uno studioso delle avanguardie quale fu Ihab Hassan). Dove, nello spirito della riflessione postmoderna che anima i report dei due autori, oggetto di ricerca autoriflessiva è il processo stesso col quale prendono forma i report.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.11769/328133
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