The discovery of some letters of Camillo Boito in the Archives of Fernand de Dartein in France now lets you add a significant piece to the dense network of professional relationships that Boito had with numerous leading European figures in the domaine of art and architectural history, of conservation and of restoration, especially in the field of medieval studies. A relationship that has been all but ignored by the historical debate. Among the most significant results of the French engineer’s trips in Lombardia there were in fact those professional relationships, entertained with Italian colleagues also by correspondence. Boito estimated Dartein for the awareness of the need to flourish a ‘Italian’ architecture, for which Boito had identified in the Lombardia's architecture a reference of national caliber. The relationship between the two art historians begins in the context of the restoration sites of medieval buildings in historic centers, such as Milan in the first place, and then Como, Pavia, Lombardy, Veneto, Tuscany and also Latium. The correspondence continues about the Boito’s publications of the medieval architecture in Italy, and it describes, later, that phase of their relationship that was developed around the international competition for the complete reconstruction of the façade of the Milan’s cathedral: banned in 1886 by the Administration the Factory, the competition want to select a new project that was better representative of the most emblematic building of the Milan’s identity. The reports was thickened about the burning issue of the theory and practice of architectural restoration. The exchange of letters finally ends, at the turn of the century, in the framework of the French engineer’s studies of the ancient stone bridges in Italy, for which Boito provided him with documentation and news. The unpublished correspondence presented here, albeit partial and limited only at the letters discovered in France, allows you to better focus on Boito's profile facing abroad, in the cultural context of the unification of Italy, aimed at finding a new and national architectural and artistic language. Il fortunato ritrovamento di alcune lettere di Camillo Boito presso gli Archivi privati di Fernand de Dartein in Francia permette di aggiungere oggi un rilevante tassello a quella fitta trama di relazioni professionali che Boito intrattenne con numerose personalità europee nel domaine della storia dell’arte e dell’architettura, della conservazione e del restauro, specie nel campo degli studi medievalistici. Un rapporto che è stato quasi ignorato dal dibattito storiografico. Fra i risultati forse più significativi dei viaggi e degli interessi scientifici dell’ingegnere francese in Lombardia vi furono infatti quei rapporti professionali intrattenuti con colleghi italiani anche per via epistolare. Dartein aveva trovato accondiscendenza in Boito grazie alla consapevolezza della necessità che fiorisse un’architettura ‘italiana’, per la quale proprio Boito identificava in quella lombarda, intesa nella sua ampia accezione, un riferimento di calibro nazionale. Il rapporto fra i due storici dell’arte prende avvio nel vasto scenario dei cantieri di restauro di edifici medievali in centri storici ed ambiti geografici da entrambi studiati, quali Milano in primis, e poi Como, Pavia, la Lombardia tutta, il Veneto, la Toscana ed anche il Lazio. La corrispondenza prosegue relativamente alle pubblicazioni di Boito sull’architettura medievale in Italia e documenta, a seguire, quella fase della loro relazione sviluppatasi attorno al concorso internazionale per l’integrale ricostruzione della facciata del duomo di Milano: bandito nel 1886 dall’Amministrazione della Fabbrica, il concorso avrebbe dovuto selezionare un nuovo progetto che fosse meglio rappresentativo dell’edificio più emblematico dell’identità cittadina di Milano. I rapporti si infittiscono in merito a quello che all’epoca era uno scottante tema: la teoria e la prassi del restauro architettonico. Lo scambio epistolare si conclude infine, a cavallo fra i due secoli, nel quadro degli studi dell’ingegnere francese degli antichi ponti in pietra dell’Italia, per i quali Boito gli forniva documentazioni e notizie. Il carteggio inedito qui presentato, seppur parziale e limitato alle sole lettere rinvenute in Francia, consente dunque di mettere meglio a fuoco il profilo esterofilo di Boito nel contesto culturale dell’Italia postunitaria, tesa alla ricerca di un nuovo linguaggio architettonico e di un assetto storico-artistico nazionale.

«Le cose della storia e dell’arte». Lettere inedite di Camillo Boito a Fernand de Dartein su vicende d’arte medievale (1879-1908)

Tancredi Bella
2018

Abstract

The discovery of some letters of Camillo Boito in the Archives of Fernand de Dartein in France now lets you add a significant piece to the dense network of professional relationships that Boito had with numerous leading European figures in the domaine of art and architectural history, of conservation and of restoration, especially in the field of medieval studies. A relationship that has been all but ignored by the historical debate. Among the most significant results of the French engineer’s trips in Lombardia there were in fact those professional relationships, entertained with Italian colleagues also by correspondence. Boito estimated Dartein for the awareness of the need to flourish a ‘Italian’ architecture, for which Boito had identified in the Lombardia's architecture a reference of national caliber. The relationship between the two art historians begins in the context of the restoration sites of medieval buildings in historic centers, such as Milan in the first place, and then Como, Pavia, Lombardy, Veneto, Tuscany and also Latium. The correspondence continues about the Boito’s publications of the medieval architecture in Italy, and it describes, later, that phase of their relationship that was developed around the international competition for the complete reconstruction of the façade of the Milan’s cathedral: banned in 1886 by the Administration the Factory, the competition want to select a new project that was better representative of the most emblematic building of the Milan’s identity. The reports was thickened about the burning issue of the theory and practice of architectural restoration. The exchange of letters finally ends, at the turn of the century, in the framework of the French engineer’s studies of the ancient stone bridges in Italy, for which Boito provided him with documentation and news. The unpublished correspondence presented here, albeit partial and limited only at the letters discovered in France, allows you to better focus on Boito's profile facing abroad, in the cultural context of the unification of Italy, aimed at finding a new and national architectural and artistic language. Il fortunato ritrovamento di alcune lettere di Camillo Boito presso gli Archivi privati di Fernand de Dartein in Francia permette di aggiungere oggi un rilevante tassello a quella fitta trama di relazioni professionali che Boito intrattenne con numerose personalità europee nel domaine della storia dell’arte e dell’architettura, della conservazione e del restauro, specie nel campo degli studi medievalistici. Un rapporto che è stato quasi ignorato dal dibattito storiografico. Fra i risultati forse più significativi dei viaggi e degli interessi scientifici dell’ingegnere francese in Lombardia vi furono infatti quei rapporti professionali intrattenuti con colleghi italiani anche per via epistolare. Dartein aveva trovato accondiscendenza in Boito grazie alla consapevolezza della necessità che fiorisse un’architettura ‘italiana’, per la quale proprio Boito identificava in quella lombarda, intesa nella sua ampia accezione, un riferimento di calibro nazionale. Il rapporto fra i due storici dell’arte prende avvio nel vasto scenario dei cantieri di restauro di edifici medievali in centri storici ed ambiti geografici da entrambi studiati, quali Milano in primis, e poi Como, Pavia, la Lombardia tutta, il Veneto, la Toscana ed anche il Lazio. La corrispondenza prosegue relativamente alle pubblicazioni di Boito sull’architettura medievale in Italia e documenta, a seguire, quella fase della loro relazione sviluppatasi attorno al concorso internazionale per l’integrale ricostruzione della facciata del duomo di Milano: bandito nel 1886 dall’Amministrazione della Fabbrica, il concorso avrebbe dovuto selezionare un nuovo progetto che fosse meglio rappresentativo dell’edificio più emblematico dell’identità cittadina di Milano. I rapporti si infittiscono in merito a quello che all’epoca era uno scottante tema: la teoria e la prassi del restauro architettonico. Lo scambio epistolare si conclude infine, a cavallo fra i due secoli, nel quadro degli studi dell’ingegnere francese degli antichi ponti in pietra dell’Italia, per i quali Boito gli forniva documentazioni e notizie. Il carteggio inedito qui presentato, seppur parziale e limitato alle sole lettere rinvenute in Francia, consente dunque di mettere meglio a fuoco il profilo esterofilo di Boito nel contesto culturale dell’Italia postunitaria, tesa alla ricerca di un nuovo linguaggio architettonico e di un assetto storico-artistico nazionale.
9788857542942
Camillo Boto, Fernand de Dartein, Arte medievale, Sicilia, Milano, Firenze
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.11769/357220
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