Tempi di prova è una composizione (1969-70 per cantante, recitante, mimo, pianista, direttore e tecnico d sala, di Mario Bertoncini: essa indaga un’area di creazione da un lato caratteristica del periodo (la ‘musica gestuale’ internazionale, la valorizzazione teatrale del mero gesto esecutivo dell’interprete, l’eteronomia dei materiali non solo sonori), dall’altro specifica dell’autore, che denominò tale suo filone ‘teatro della realtà’: nella fase di profondo rinnovamento e di radicale ridiscussione della drammaturgia musicale, portata avanti dalle neo-avanguardie a partire dalla fine degli anni Cinquanta, Bertoncini elaborò un’idea di teatro musicale caratterizzata da una rigorosa non-diegeticità, da una sostanziale auto-referenza (le azioni e i segni nei vari media rinviano a nient’altro che sé stessi), e da una strenua ricerca del rapporto organico e funzionale non-gerarchico tra gli elementi – sonori, gestuali, visivi – in gioco, tale da poter sostituire la tenuta assicurata dal tradizionale plot interpersonale attraverso la coerenza delle relazioni tra materiali apparentemente eteronomi. La prima parte dell’articolo si sofferma appunto sul contesto storico di Tempi di prova, segnato dal confronto – qui non prono – con l’estetica di John Cage, e sul percorso creativo di Bertoncini nell’area del nuovo teatro musicale fino agli anni del lavoro. La seconda parte si addentrerà nell’analisi della composizione, con particolare riguardo a: 1) la tematizzazione meta-critica contenuta nel titolo, e rivolta sia all’invenzione di una situazione di esecuzione- [rap]presentazione che fondi organicamente l’azione (la prova del brano coincide con la sua [rap]presentazione), sia all’allusione al dibattito estetico allora attuale, mediante il richiamo nel sottotitolo (‘Sulle difficoltà del comporre oggi’) a un testo-chiave di Theodor W. Adorno; 2) la configurazione testuale apparentemente atipica, più un assieme di paradigmi (tabelle dei materiali mediali, dei segni-istruzioni utilizzabili per l’interazione istantanea tra i performer, delle regole e dell’allestimento della performance) che una partitura-sintagma. Il testo musicale di Tempi di prova è indagato anche con l’ausilio dell’analisi degli schizzi preparatori, che ne chiariscono aspetti ellittici, mostrano tappe del processo compositivo, e sottolineano l’attenzione di Bertoncini nel maneggiare l’elemento voco-verbale, quale fattore che poteva ricondurre la concezione teatral-musicale a sclerotizzati assetti diegetico-rappresentativi.

Tempi di prova (1969-70), un passaggio nel (meta-)teatro della realtà di Mario Bertoncini

Mastropietro
2017

Abstract

Tempi di prova è una composizione (1969-70 per cantante, recitante, mimo, pianista, direttore e tecnico d sala, di Mario Bertoncini: essa indaga un’area di creazione da un lato caratteristica del periodo (la ‘musica gestuale’ internazionale, la valorizzazione teatrale del mero gesto esecutivo dell’interprete, l’eteronomia dei materiali non solo sonori), dall’altro specifica dell’autore, che denominò tale suo filone ‘teatro della realtà’: nella fase di profondo rinnovamento e di radicale ridiscussione della drammaturgia musicale, portata avanti dalle neo-avanguardie a partire dalla fine degli anni Cinquanta, Bertoncini elaborò un’idea di teatro musicale caratterizzata da una rigorosa non-diegeticità, da una sostanziale auto-referenza (le azioni e i segni nei vari media rinviano a nient’altro che sé stessi), e da una strenua ricerca del rapporto organico e funzionale non-gerarchico tra gli elementi – sonori, gestuali, visivi – in gioco, tale da poter sostituire la tenuta assicurata dal tradizionale plot interpersonale attraverso la coerenza delle relazioni tra materiali apparentemente eteronomi. La prima parte dell’articolo si sofferma appunto sul contesto storico di Tempi di prova, segnato dal confronto – qui non prono – con l’estetica di John Cage, e sul percorso creativo di Bertoncini nell’area del nuovo teatro musicale fino agli anni del lavoro. La seconda parte si addentrerà nell’analisi della composizione, con particolare riguardo a: 1) la tematizzazione meta-critica contenuta nel titolo, e rivolta sia all’invenzione di una situazione di esecuzione- [rap]presentazione che fondi organicamente l’azione (la prova del brano coincide con la sua [rap]presentazione), sia all’allusione al dibattito estetico allora attuale, mediante il richiamo nel sottotitolo (‘Sulle difficoltà del comporre oggi’) a un testo-chiave di Theodor W. Adorno; 2) la configurazione testuale apparentemente atipica, più un assieme di paradigmi (tabelle dei materiali mediali, dei segni-istruzioni utilizzabili per l’interazione istantanea tra i performer, delle regole e dell’allestimento della performance) che una partitura-sintagma. Il testo musicale di Tempi di prova è indagato anche con l’ausilio dell’analisi degli schizzi preparatori, che ne chiariscono aspetti ellittici, mostrano tappe del processo compositivo, e sottolineano l’attenzione di Bertoncini nel maneggiare l’elemento voco-verbale, quale fattore che poteva ricondurre la concezione teatral-musicale a sclerotizzati assetti diegetico-rappresentativi.
978-88-99573-31-7
Improvvisazione, Sperimentazione, Musica gestuale, Intermedialità, Theodor W. Adorno
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.11769/360010
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