Lo scopo del saggio è analizzare Black Mirror come narrazione in grado di svelare alcuni meccanismi legati al nostro rapporto con le nuove tecnologie e rivelare così alcuni processi alla base della società contemporanea e dell’attuale cultura postumana. Per procedere in questo senso, faremo riferimento ad un approccio di tipo computazionale, ovvero utilizzeremo tutte le fonti a nostra disposizione che hanno analizzato Black Mirror utilizzando diversi strumenti informatici e che prendono diverse denominazioni – digital humanities, culturomica, cultural analytics – ma che hanno in comune lo studio dei processi sociali e culturali attraverso l’uso sistematico di strumenti informatici. La scelta di questo approccio è guidata da vari motivi. Il primo è squisitamente estetico: ci sembrava interessante analizzare una serie che pone al centro di se stessa l’ambiguo rapporto dell’uomo con la tecnologia proprio usando quella tecnologia che demonizza – almeno in parte – quasi a voler ristabilire una giustizia poetica. In secondo luogo perché chi scrive ha una certa esperienza nell’utilizzo di questo approccio pertanto fa parte dei propri limiti scientifici con cui deve necessariamente fare i conti. Inoltre c’è un altro motivo che per certi versi legittima una lettura di Black Mirror come una forma di meta-analisi della società contemporanea: come altre serie degli ultimi anni, anche la serie di Brooker ha dato vita ad un consistente community di appassionati, in gran parte dei casi appartenenti al mondo delle culture digitali. Perciò molto spesso le riflessioni dei fan di Black Mirror si traducono in strumenti per riflettere “ad alta voce” sugli effetti della tecnologia nel mondo contemporaneo. Queste culture, lasciando notevoli tracce delle loro conversazioni nella rete – tweet, post, memi, eccetera – forniscono ulteriori oggetti di analisi culturale di tipo computazionale.

Non è un episodio, non è marketing: è la realtà. Black Mirror come non adattamento alla tecnologia

Davide Bennato
2018

Abstract

Lo scopo del saggio è analizzare Black Mirror come narrazione in grado di svelare alcuni meccanismi legati al nostro rapporto con le nuove tecnologie e rivelare così alcuni processi alla base della società contemporanea e dell’attuale cultura postumana. Per procedere in questo senso, faremo riferimento ad un approccio di tipo computazionale, ovvero utilizzeremo tutte le fonti a nostra disposizione che hanno analizzato Black Mirror utilizzando diversi strumenti informatici e che prendono diverse denominazioni – digital humanities, culturomica, cultural analytics – ma che hanno in comune lo studio dei processi sociali e culturali attraverso l’uso sistematico di strumenti informatici. La scelta di questo approccio è guidata da vari motivi. Il primo è squisitamente estetico: ci sembrava interessante analizzare una serie che pone al centro di se stessa l’ambiguo rapporto dell’uomo con la tecnologia proprio usando quella tecnologia che demonizza – almeno in parte – quasi a voler ristabilire una giustizia poetica. In secondo luogo perché chi scrive ha una certa esperienza nell’utilizzo di questo approccio pertanto fa parte dei propri limiti scientifici con cui deve necessariamente fare i conti. Inoltre c’è un altro motivo che per certi versi legittima una lettura di Black Mirror come una forma di meta-analisi della società contemporanea: come altre serie degli ultimi anni, anche la serie di Brooker ha dato vita ad un consistente community di appassionati, in gran parte dei casi appartenenti al mondo delle culture digitali. Perciò molto spesso le riflessioni dei fan di Black Mirror si traducono in strumenti per riflettere “ad alta voce” sugli effetti della tecnologia nel mondo contemporaneo. Queste culture, lasciando notevoli tracce delle loro conversazioni nella rete – tweet, post, memi, eccetera – forniscono ulteriori oggetti di analisi culturale di tipo computazionale.
9788894898194
computational social science, Black Mirror, digital methods, immaginario
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11769/362952
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