Negli attuali scenari dell’emergenza umanitaria su scala globale, in particolare a seguito del maremoto che ha colpito il Sud-Est asiatico nel dicembre del 2004, la resistenza della coppia ossimorica emergenze/preveggenza ha subito forti contraccolpi. L’articolo mostra come, negli ultimi decenni, sia andata progressivamente scemando la fiducia nei sistemi di conoscenza predittiva. A perdere autorevolezza e affidabilità a ridosso della fine del secolo XX sono stati, in un primo momento, i sistemi predittivi di tipo strettamente tecnologico, impostisi negli anni ’60 e ’70. Stessa sorte è toccata, successivamente, anche ai sistemi probabilistici che, per i due decenni seguenti (fino alla fine degli anni ’90), avevano stimolato una considerevole produzione scientifica intorno alla nozione di “rischio”. In conseguenza del congelarsi in un futuro-presente del tempo dell’emergenza, dal 2000 ad oggi si è cominciato a imporre sulla scena internazionale un dispositivo bi-focale di gestione dei disastri, risultante dall’interconnessione tra “tecniche futurologiche non predittive” e “strategie di risposta di tipo adattivo”. Nel seguire questa linea di ragionamento, l’articolo prende spunto dagli effetti mediatici, politici e umanitari determinati dallo tsunami del 2004, a cominciare dal caso dello Sri Lanka sul quale si concentrano le ricerche etnografiche dell’autrice.

Il futuro-presente dell'emergenza umanitaria. Nuove "ricette di intervento" a seguito dello tsunami del 2004

BENADUSI, Mara
2011

Abstract

Negli attuali scenari dell’emergenza umanitaria su scala globale, in particolare a seguito del maremoto che ha colpito il Sud-Est asiatico nel dicembre del 2004, la resistenza della coppia ossimorica emergenze/preveggenza ha subito forti contraccolpi. L’articolo mostra come, negli ultimi decenni, sia andata progressivamente scemando la fiducia nei sistemi di conoscenza predittiva. A perdere autorevolezza e affidabilità a ridosso della fine del secolo XX sono stati, in un primo momento, i sistemi predittivi di tipo strettamente tecnologico, impostisi negli anni ’60 e ’70. Stessa sorte è toccata, successivamente, anche ai sistemi probabilistici che, per i due decenni seguenti (fino alla fine degli anni ’90), avevano stimolato una considerevole produzione scientifica intorno alla nozione di “rischio”. In conseguenza del congelarsi in un futuro-presente del tempo dell’emergenza, dal 2000 ad oggi si è cominciato a imporre sulla scena internazionale un dispositivo bi-focale di gestione dei disastri, risultante dall’interconnessione tra “tecniche futurologiche non predittive” e “strategie di risposta di tipo adattivo”. Nel seguire questa linea di ragionamento, l’articolo prende spunto dagli effetti mediatici, politici e umanitari determinati dallo tsunami del 2004, a cominciare dal caso dello Sri Lanka sul quale si concentrano le ricerche etnografiche dell’autrice.
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