Studi recenti, sia nell’ambito dei gesture studies (Kendon, 2004; McNeill, 2005) che nell’ambito delle neuroscienze (Pulvermüller 1999, Papeo et al. 2009; Barsalou 2010, Pulvermüller et al. 2014) hanno contribuito a ripensare la natura dell’interazione come un processo che coinvolge le nostre esperienze corporee, le nostre relazioni con oggetti e artefatti e più in generale le nostre prassi. La linguisticità delle lingue dei segni (Stokoe, 1960; Volterra, 1987) avvalora ulteriormente questa ipotesi, dimostrando che, in certe condizioni, il corpo può trasformarsi in significante e diventare un dispositivo sintattico. Queste nuove dimensioni interpretative pongono diversi interrogativi in un contesto educativo dove diventa centrale esplorare la relazione tra le esperienze corporee e la costruzione/comprensione del significato. Infatti, accedere alla natura del processo che consente di costruire il significato a partire dal parlato, dal gesto e dalla loro relazione diventa cruciale per un’adeguata progettazione dei contesti di apprendimento. Nel comprendere tale processo appare necessario innanzitutto esplorare la nozione di multimodalità nelle diverse forme in cui si realizza, cioè in relazione con le lingue vocali e segniche, allo scopo di dimostrare come essa costituisca una caratteristica costitutiva della comunicazione umana. Partendo dalla definizione di gesto in termini di visible bodily action (Kendon, 2004), si esplorerà il processo di comprensione e di costruzione del significato in due gruppi di apprendenti due lingue straniere che utilizzando modalità di comunicazione diverse: la lingua dei segni e il cinese. In entrambi i casi si è trattato di un percorso di raccolta che in un secondo tempo ha coinvolto anche lo stesso docente, con l’obiettivo di esplorare come la consapevolezza dell’uso degli indicatori corporei possa contribuire alla migliore progettazione del momento di apprendimento. I dati sono stati raccolti prevalentemente attraverso la tecnica dell’osservatore partecipante. Si mostrerà come la multimodalità diventi centrale in un contesto di apprendimento in cui la modalità linguistica di comunicazione è ancora scarsamente padroneggiata. In particolare, la multimodalità appare centrale in una prospettiva molto più ampia e più profonda poichè serve all’interno di ogni relazione educativa, per rendere più efficace la relazione stessa e per raggiungere obiettivi di apprendimento che riguardino il soggetto nella sua “totalità somato-psichica”.

Le forme della multimodalità: segni, gesti e parole in classe

Sabina Fontana
Primo
;
2020-01-01

Abstract

Studi recenti, sia nell’ambito dei gesture studies (Kendon, 2004; McNeill, 2005) che nell’ambito delle neuroscienze (Pulvermüller 1999, Papeo et al. 2009; Barsalou 2010, Pulvermüller et al. 2014) hanno contribuito a ripensare la natura dell’interazione come un processo che coinvolge le nostre esperienze corporee, le nostre relazioni con oggetti e artefatti e più in generale le nostre prassi. La linguisticità delle lingue dei segni (Stokoe, 1960; Volterra, 1987) avvalora ulteriormente questa ipotesi, dimostrando che, in certe condizioni, il corpo può trasformarsi in significante e diventare un dispositivo sintattico. Queste nuove dimensioni interpretative pongono diversi interrogativi in un contesto educativo dove diventa centrale esplorare la relazione tra le esperienze corporee e la costruzione/comprensione del significato. Infatti, accedere alla natura del processo che consente di costruire il significato a partire dal parlato, dal gesto e dalla loro relazione diventa cruciale per un’adeguata progettazione dei contesti di apprendimento. Nel comprendere tale processo appare necessario innanzitutto esplorare la nozione di multimodalità nelle diverse forme in cui si realizza, cioè in relazione con le lingue vocali e segniche, allo scopo di dimostrare come essa costituisca una caratteristica costitutiva della comunicazione umana. Partendo dalla definizione di gesto in termini di visible bodily action (Kendon, 2004), si esplorerà il processo di comprensione e di costruzione del significato in due gruppi di apprendenti due lingue straniere che utilizzando modalità di comunicazione diverse: la lingua dei segni e il cinese. In entrambi i casi si è trattato di un percorso di raccolta che in un secondo tempo ha coinvolto anche lo stesso docente, con l’obiettivo di esplorare come la consapevolezza dell’uso degli indicatori corporei possa contribuire alla migliore progettazione del momento di apprendimento. I dati sono stati raccolti prevalentemente attraverso la tecnica dell’osservatore partecipante. Si mostrerà come la multimodalità diventi centrale in un contesto di apprendimento in cui la modalità linguistica di comunicazione è ancora scarsamente padroneggiata. In particolare, la multimodalità appare centrale in una prospettiva molto più ampia e più profonda poichè serve all’interno di ogni relazione educativa, per rendere più efficace la relazione stessa e per raggiungere obiettivi di apprendimento che riguardino il soggetto nella sua “totalità somato-psichica”.
2020
978-88-7667-811-0
multimodalità; relazione; gesti; segni; comunicazione, didattica.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11769/403739
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