già da qualche anno si assiste a una continua trasformazione dell’idea e della percezione del futuro, reso sempre più incerto e indefinito a causa dei rapidi mutamenti e delle repentine accelerazioni che insieme producono una “dilatazione” della responsabilità umana. In questo scenario di trasformazione, il mestiere dell’architetto (e del progettista in generale) è cambiato radicalmente. La velocità e la versatilità richieste a chi interviene sul territorio si sommano alla ormai conclamata istanza di sostenibilità dell’intervento. Una sostenibilità che non riguarda solo l’ambiente fisico, né si limita a rispondere al committente diretto o a co(r)-rispondere alle indicazioni delle norme vigenti, ma che deve essere intesa come responsabilità nei confronti della società tutta. Questa responsabilità non riguarda solo la progettazione ma deve essere estesa a tutte le fasi del processo edilizio: la programmazione, la progettazione, la costruzione e la gestione devono essere ripensate sotto quest’ottica. E per muoversi in un ambito così variegato e complesso, tenendo conto dei molteplici parametri che possono essere presi in considerazione, è necessario ricorrere ad un approccio sistemico, anche se questo, come vedremo, non risulta per nulla semplice né scevro da criticità. Nelle pagine che seguono si tenterà di sviluppare una riflessione trasversale su quanto finora richiamato, rievocando l’interconnessione tra tre fattori ritenuti fondamentali: la responsabilità come scelta di valore, la sostenibilità come modello di crescita e l’innovazione come vocazione. Tali fattori possono essere letti al tempo stesso come presupposti (per un sano sviluppo intergenerazionale) e come indirizzi (per le azioni da compiere nel presente e nei prossimi anni) e rappresentano insieme il filo rosso che legherà i contenuti di questo contributo.

Architettura e responsabilità. Un gioco di linee.

Caponetto Rosa
2021

Abstract

già da qualche anno si assiste a una continua trasformazione dell’idea e della percezione del futuro, reso sempre più incerto e indefinito a causa dei rapidi mutamenti e delle repentine accelerazioni che insieme producono una “dilatazione” della responsabilità umana. In questo scenario di trasformazione, il mestiere dell’architetto (e del progettista in generale) è cambiato radicalmente. La velocità e la versatilità richieste a chi interviene sul territorio si sommano alla ormai conclamata istanza di sostenibilità dell’intervento. Una sostenibilità che non riguarda solo l’ambiente fisico, né si limita a rispondere al committente diretto o a co(r)-rispondere alle indicazioni delle norme vigenti, ma che deve essere intesa come responsabilità nei confronti della società tutta. Questa responsabilità non riguarda solo la progettazione ma deve essere estesa a tutte le fasi del processo edilizio: la programmazione, la progettazione, la costruzione e la gestione devono essere ripensate sotto quest’ottica. E per muoversi in un ambito così variegato e complesso, tenendo conto dei molteplici parametri che possono essere presi in considerazione, è necessario ricorrere ad un approccio sistemico, anche se questo, come vedremo, non risulta per nulla semplice né scevro da criticità. Nelle pagine che seguono si tenterà di sviluppare una riflessione trasversale su quanto finora richiamato, rievocando l’interconnessione tra tre fattori ritenuti fondamentali: la responsabilità come scelta di valore, la sostenibilità come modello di crescita e l’innovazione come vocazione. Tali fattori possono essere letti al tempo stesso come presupposti (per un sano sviluppo intergenerazionale) e come indirizzi (per le azioni da compiere nel presente e nei prossimi anni) e rappresentano insieme il filo rosso che legherà i contenuti di questo contributo.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.11769/524497
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