Con ricorrenza periodica la storia della Sicilia è stata segnata da nuove città di fondazione che nel corso dei secoli, in tempi e con modi diversi, hanno disegnato il territorio regionale attraverso la sovrapposizione di una trama reticolare costituita da numerosi centri urbani, spesso assai rilevanti per dimensione territoriale e demografica. Gli oltre centocinquanta insediamenti fondati dal XV al XVIII secolo costituiscono certamente un tassello fondamentale nella costruzione dell’isola come “terra di città”. Il legame, saldo e arcaico, tra città e territorio è una costante delle nuove fondazioni di età moderna; che siano oggetto di una “pianificazione dall’alto” o di una crescita “spontanea” le nuove città nascono sempre come una risposta ai bisogni del territorio e, prevalentemente, del territorio agricolo. Anche nel XX secolo si ripropone sull’isola il tema del rapporto tra città e campagna, tra necessità di forza lavoro sul territorio e concentrazioni urbane, e si intrecciano programmi di sviluppo dell’isola che, con caratteri di sorprendente continuità, riguardano le politiche dello stato liberale, quelle del regime fascista e quelle dello stato democratico dopo la seconda guerra mondiale. La questione del latifondo, con le diverse accezioni di bonifica, colonizzazione, quotizzazione, riforma agraria, percorre tutto il Novecento e ritorna a proporsi con forza soprattutto nei momenti di crisi e di passaggio. Il saggio analizza le politiche e gli esiti dei progetti territoriali per l’isola a partire dall’inizio del secolo, soffermandosi poi sulle strategie del governo fascista dall’Istituzione nel 1925 dell’Istituto Vittorio Emanuele III per il bonificamento della Sicilia alla legge n. 1 del 2 gennaio 1940 «Colonizzazione del latifondo siciliano». La centralità del tema per le sorti dell’isola e per la fortuna politica dei suoi governanti è ribadita dai fatti che caratterizzano il periodo immediatamente successivo allo sbarco delle truppe anglo-americane in Sicilia fino al 1950, quando a riassumere, mediare e comporre interessi divergenti, viene promulgata la legge sulla riforma agraria e, contemporaneamente, viene istituita la Cassa per il Mezzogiorno. Nel 1951 l’Ente per la Riforma Agraria in Sicilia (Eras), istituito da poco più di un anno, rivendica un’esplicita continuità “tecnica” del proprio operato. Le tracce di questa ostinata continuità caratterizzano gli oltre cinquanta borghi di nuova fondazione costruiti nel breve periodo che va dal 1940 al 1960. Il saggio analizza queste nuove fondazioni e il dibattito che si svolge attorno ad esse.

Architettura e paesaggio urbano nei borghi di nuova fondazione in Sicilia

BARBERA, PAOLA
2007

Abstract

Con ricorrenza periodica la storia della Sicilia è stata segnata da nuove città di fondazione che nel corso dei secoli, in tempi e con modi diversi, hanno disegnato il territorio regionale attraverso la sovrapposizione di una trama reticolare costituita da numerosi centri urbani, spesso assai rilevanti per dimensione territoriale e demografica. Gli oltre centocinquanta insediamenti fondati dal XV al XVIII secolo costituiscono certamente un tassello fondamentale nella costruzione dell’isola come “terra di città”. Il legame, saldo e arcaico, tra città e territorio è una costante delle nuove fondazioni di età moderna; che siano oggetto di una “pianificazione dall’alto” o di una crescita “spontanea” le nuove città nascono sempre come una risposta ai bisogni del territorio e, prevalentemente, del territorio agricolo. Anche nel XX secolo si ripropone sull’isola il tema del rapporto tra città e campagna, tra necessità di forza lavoro sul territorio e concentrazioni urbane, e si intrecciano programmi di sviluppo dell’isola che, con caratteri di sorprendente continuità, riguardano le politiche dello stato liberale, quelle del regime fascista e quelle dello stato democratico dopo la seconda guerra mondiale. La questione del latifondo, con le diverse accezioni di bonifica, colonizzazione, quotizzazione, riforma agraria, percorre tutto il Novecento e ritorna a proporsi con forza soprattutto nei momenti di crisi e di passaggio. Il saggio analizza le politiche e gli esiti dei progetti territoriali per l’isola a partire dall’inizio del secolo, soffermandosi poi sulle strategie del governo fascista dall’Istituzione nel 1925 dell’Istituto Vittorio Emanuele III per il bonificamento della Sicilia alla legge n. 1 del 2 gennaio 1940 «Colonizzazione del latifondo siciliano». La centralità del tema per le sorti dell’isola e per la fortuna politica dei suoi governanti è ribadita dai fatti che caratterizzano il periodo immediatamente successivo allo sbarco delle truppe anglo-americane in Sicilia fino al 1950, quando a riassumere, mediare e comporre interessi divergenti, viene promulgata la legge sulla riforma agraria e, contemporaneamente, viene istituita la Cassa per il Mezzogiorno. Nel 1951 l’Ente per la Riforma Agraria in Sicilia (Eras), istituito da poco più di un anno, rivendica un’esplicita continuità “tecnica” del proprio operato. Le tracce di questa ostinata continuità caratterizzano gli oltre cinquanta borghi di nuova fondazione costruiti nel breve periodo che va dal 1940 al 1960. Il saggio analizza queste nuove fondazioni e il dibattito che si svolge attorno ad esse.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.11769/60517
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