In recent years Italy has increasingly become a land of crossing: waves of new “barbarians” occupy cities and terrirories reinventino the forms of housing. Where we retreat, abandoning, refusing and leving gaps of all kinds (from old objects to the houses in the old inner cities to the derelict land) they advance and settle, reusing and trasforming. The new community of migrants often live in the most ancient buildings in our cities and through their intense new modes of housing they transform structures and ways of life and building the private and pubblic spaces from within. Faced with these transformations we need a renewed capacity for vision and learning to rediscover, starting from these developments, the qualities and potential of the different italian territories. Verging on oxymoron, the familiar sound of Foreign Housing reminds uso f the lightness of finding oneself elsewhere remainig within the home of the affections. On this threshold, being foreign appears as condition, which architecture can help u sto live.

Negli ultimi anni l’Italia è diventata, sempre di più, terra di attra¬versamenti: ondate di nuovi “barbari” occupano città e territori re-inventando le forme dell’abitare. Laddove noi arretriamo ab¬bandonando, rifiutando e lasciando scarti di tutti i generi (dagli oggetti vecchi, alle case dei centri antichi, ai terreni inutilizzati) loro avanzano insediandosi, riutilizzando e trasformando. Le nuove comunità di migranti vivono spesso le strutture più antiche delle nostre città e, attraverso il loro intenso quotidiano abitare, trasformano dall’interno le strutture e i modi di vivere e di costruire gli spazi privati e pubblici. Di fronte a queste trasformazioni occorre una rinnovata capac¬ità di visione e di apprendimento per riscoprire, a partire da questi insediamenti, vocazioni e potenzialità dei diversi territori italiani. Sul filo dell’ossimoro il suono fa¬miliare dell’Abitare Straniero ci ricorda la leggerezza del trovarsi altrove rimanendo dentro la casa degli affetti. Appare, su questa soglia, un essere straniero come condizione, che l’architettura può aiutare a vivere.

ABITARE STRANIERO/01 Mazara del Vallo

NAVARRA, MARCO
2008-01-01

Abstract

Negli ultimi anni l’Italia è diventata, sempre di più, terra di attra¬versamenti: ondate di nuovi “barbari” occupano città e territori re-inventando le forme dell’abitare. Laddove noi arretriamo ab¬bandonando, rifiutando e lasciando scarti di tutti i generi (dagli oggetti vecchi, alle case dei centri antichi, ai terreni inutilizzati) loro avanzano insediandosi, riutilizzando e trasformando. Le nuove comunità di migranti vivono spesso le strutture più antiche delle nostre città e, attraverso il loro intenso quotidiano abitare, trasformano dall’interno le strutture e i modi di vivere e di costruire gli spazi privati e pubblici. Di fronte a queste trasformazioni occorre una rinnovata capac¬ità di visione e di apprendimento per riscoprire, a partire da questi insediamenti, vocazioni e potenzialità dei diversi territori italiani. Sul filo dell’ossimoro il suono fa¬miliare dell’Abitare Straniero ci ricorda la leggerezza del trovarsi altrove rimanendo dentro la casa degli affetti. Appare, su questa soglia, un essere straniero come condizione, che l’architettura può aiutare a vivere.
978-88-370-6754-0
In recent years Italy has increasingly become a land of crossing: waves of new “barbarians” occupy cities and terrirories reinventino the forms of housing. Where we retreat, abandoning, refusing and leving gaps of all kinds (from old objects to the houses in the old inner cities to the derelict land) they advance and settle, reusing and trasforming. The new community of migrants often live in the most ancient buildings in our cities and through their intense new modes of housing they transform structures and ways of life and building the private and pubblic spaces from within. Faced with these transformations we need a renewed capacity for vision and learning to rediscover, starting from these developments, the qualities and potential of the different italian territories. Verging on oxymoron, the familiar sound of Foreign Housing reminds uso f the lightness of finding oneself elsewhere remainig within the home of the affections. On this threshold, being foreign appears as condition, which architecture can help u sto live.
Abitare Straniero; Immigrazione; Confine; Foreign Housing; Border; Migration
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11769/66174
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