Lo studio presenta un panorama ragionato, sulla base delle estetiche, delle poetiche e delle tecniche compositive, della produzione compositiva italiana degli ultimi decenni, con particolare riguardo per la generazione (folta di figure internazionalmente autorevoli, quali – per non citarne che alcuni – Sciarrino, Battistelli, Fedele, Vacchi, Solbiati, Francesconi, Romitelli, D’Amico…) degli autori nati negli anni Cinquanta. Degli orientamenti estetico-linguistici di questa generazione, pur nella articolazione e pluralità di percorsi individuali, vengono rintracciati i presupposti già nell’opera dei principali esponenti della neo-avanguardia compositiva del Secondo Dopoguerra, e in particolare nelle mutazioni intervenute a cavallo del 1970. L’emergere di una nuova generazione ha approfondito alcune direzioni, già sintetizzate da Armando Gentilucci nell’invito al molteplice sancito dal tramonto di una percezione unitaria del fronte dell’avanguardia musicale (pertanto non più definibile come tale). Intorno al 1980, il consolidarsi di due riferimenti estetici alternativi (il ‘pensiero complesso’ e il post-modernismo), attraverso i quali lo scrivente ha provato a leggere i fenomeni compositivi secondo uno disegno unitario ma non unificante, conferma tale chiave di lettura: la creazione musicale è ormai approcciata in generale come un processo plurale nei codici e complesso nelle loro relazioni, orientabile a una rilettura (che va dal restauro, al collage combinatorio e all’analisi-attualizzazione dei procedimenti di pensiero musicale) della storia compositiva passata, e consapevole dell’intrecciarsi della dimensione creativa con le altre – sociologica, economica, culturale – operative nel fenomeno musicale. Anche per questo, si è assistito a una ripresa d’interesse della produzione contemporanea per il teatro musicale e per i generi intermediali, oltre a una vocazione (solo tendenziale, tuttavia) delle nuove e ancor più delle nuovissime generazioni (gli autori nati intorno al 1970) a concepire e praticare la forma come ‘racconto’, nel quale sintetizzare la propensione al pensiero gerarchico-paradigmatico degli alfieri della neo-avanguardia con una rinnovata sensibilità narrativo-sintagmatica. Tale panorama è stato tracciato e discusso affrontando non solo gli autori, ma – ove necessario – le singole opere, ed è stato completato nel saggio con un approfondimento specifico sul rapporto tra compositore e istituzionalità musicale (in particolare le istituzioni concertistiche e produttive, più che quelle didattico-formative), quale campo di riflessione e verifica della natura complessa e relazionale della composizione odierna.

La Nuova Musica italiana al volgere del millennio. Estetiche, poetiche, ritratti, e la questione del rapporto con l’istituzionalità

MASTROPIETRO, ALESSANDRO
2011

Abstract

Lo studio presenta un panorama ragionato, sulla base delle estetiche, delle poetiche e delle tecniche compositive, della produzione compositiva italiana degli ultimi decenni, con particolare riguardo per la generazione (folta di figure internazionalmente autorevoli, quali – per non citarne che alcuni – Sciarrino, Battistelli, Fedele, Vacchi, Solbiati, Francesconi, Romitelli, D’Amico…) degli autori nati negli anni Cinquanta. Degli orientamenti estetico-linguistici di questa generazione, pur nella articolazione e pluralità di percorsi individuali, vengono rintracciati i presupposti già nell’opera dei principali esponenti della neo-avanguardia compositiva del Secondo Dopoguerra, e in particolare nelle mutazioni intervenute a cavallo del 1970. L’emergere di una nuova generazione ha approfondito alcune direzioni, già sintetizzate da Armando Gentilucci nell’invito al molteplice sancito dal tramonto di una percezione unitaria del fronte dell’avanguardia musicale (pertanto non più definibile come tale). Intorno al 1980, il consolidarsi di due riferimenti estetici alternativi (il ‘pensiero complesso’ e il post-modernismo), attraverso i quali lo scrivente ha provato a leggere i fenomeni compositivi secondo uno disegno unitario ma non unificante, conferma tale chiave di lettura: la creazione musicale è ormai approcciata in generale come un processo plurale nei codici e complesso nelle loro relazioni, orientabile a una rilettura (che va dal restauro, al collage combinatorio e all’analisi-attualizzazione dei procedimenti di pensiero musicale) della storia compositiva passata, e consapevole dell’intrecciarsi della dimensione creativa con le altre – sociologica, economica, culturale – operative nel fenomeno musicale. Anche per questo, si è assistito a una ripresa d’interesse della produzione contemporanea per il teatro musicale e per i generi intermediali, oltre a una vocazione (solo tendenziale, tuttavia) delle nuove e ancor più delle nuovissime generazioni (gli autori nati intorno al 1970) a concepire e praticare la forma come ‘racconto’, nel quale sintetizzare la propensione al pensiero gerarchico-paradigmatico degli alfieri della neo-avanguardia con una rinnovata sensibilità narrativo-sintagmatica. Tale panorama è stato tracciato e discusso affrontando non solo gli autori, ma – ove necessario – le singole opere, ed è stato completato nel saggio con un approfondimento specifico sul rapporto tra compositore e istituzionalità musicale (in particolare le istituzioni concertistiche e produttive, più che quelle didattico-formative), quale campo di riflessione e verifica della natura complessa e relazionale della composizione odierna.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.11769/66344
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