A constitution of Constantine to Titianus (Cod. Theod. 8, 5, 2), dating back to May 14, 316, threatens to inflict severe punishments to those who submit animalia publica to excessive harassments. The regulatory text lends itself not only to some considerations relating to the adoption of a technical vocabulary and the possible identification of the recipient, almost certainly a praeses Cappadociae, but also to a comparison with other testimonies, literary and epigraphic, useful to shed light on the motivations that might have given rise to the decision and concerning the management of cursus publicus in Late Antique Cappadocia and the use of this service by Constantine. Since the animalia publica were also post-horses – i.e. veredi, provided by the provincials to the central government in the form of praebitio – it is particularly important that the constitution was addressed to the praeses of an area renowned for its extraordinary quality of its horses. The need to ensure the efficiency of transport had to be particularly pressing precisely in Cappadocia, crucial crossroads – not always easily passable but subject to constant maintenance – along which soldiers marched, goods moved, Christians and Arians bishops and pagan intellectuals travelled. As for the possible reasons that have given rise to the measure – animal-rights passion (Serrigny, Pais and, more recently, Onida), Christian piety (Joannou, Elliot, Leithart), utilitarian logic (Costa, Sargenti) or even more reasons together – it can be useful to consider a news of Zosimus (also transmitted by the Anonymous Valesianus, Lactantius, Aurelius Victor and Epitome de Caesaribus) that reveals ‘unexpected’ manners of the personality of the first Christian emperor. In fact, the pagan historian refers that, when, at the beginning of 306, Constantine, on the run from Nicomedia, joined his father in Bononia, he would have crippled the horses of the cursus publicus to deter his pursuers. Constantine, then, about a decade before imposing relegations and deportations to those who had expected with the violence, and not innocuo titillo, more than the forces of animalia publica could not bear, had instead behaved in not ‘humanitarian’ way in regard to poor beasts rendered unusable after use. This behavior should not be interpreted as an example of the pagan ruthlessness against defenseless animals, hateful gesture which the recently converted emperor would then remedied, ten years later, by a measure designed to protect the physical integrity of publica animalia: the distinction between the two behaviors in fact doesn’t lie in the change of faith, but in the human adaptation of the political man to changing situations, both of ‘climb’ to power with war, and of the administrative needs, the protection of state assets and taxpayers.

Una costituzione di Costantino, indirizzata a Titianus (Cod. Theod. 8, 5, 2) e risalente al 14 maggio 316, minaccia di infliggere severe punizioni a coloro i quali sottoporranno ad eccessive vessazioni gli animalia publica. Il testo normativo si presta non solo ad alcune considerazioni relative all’adozione di un lessico tecnico e alla possibile identificazione del destinatario, quasi certamente un praeses Cappadociae, ma anche ad un confronto con altre testimonianze, letterarie ed epigrafiche, utili a far luce sulle motivazioni che potrebbero aver dato origine al provvedimento e concernenti sia la gestione del cursus publicus nella Cappadocia tardoantica, sia l’uso che del servizio avrebbe fatto specificamente Costantino. Dal momento che degli animalia publica facevano parte anche i cavalli da posta – ossia i veredi, forniti dai provinciali allo Stato sotto forma di praebitio – assume particolare rilievo il fatto che la costituzione fosse indirizzata al praeses di una regione non a caso rinomata proprio per la straordinaria qualità dei suoi equini. L’esigenza di garantire l’efficienza dei trasporti dovette rivelarsi particolarmente pressante proprio in Cappadocia, fondamentale crocevia di strade – non sempre agevolmente percorribili eppure soggette a costante manutenzione – lungo le quali marciavano soldati, si spostavano beni, viaggiavano vescovi, cristiani e ariani, nonché intellettuali pagani. Quanto alle possibili motivazioni che avrebbero dato origine al provvedimento – passione animalista (Serrigny, Pais e, più recentemente, Onida), pietà cristiana (Joannou, Elliot, Leithart), logica utilitaristica (Costa, Sargenti) o anche più ragioni insieme – può rivelarsi utile prendere in considerazione una notizia di Zosimo (trasmessa anche dall’Anonimo Valesiano, da Lattanzio, da Aurelio Vittore e dall’Epitome de Caesaribus) che rivela un tratto ‘insospettabile’ della personalità del primo imperatore cristiano. Narra infatti lo storico pagano che, quando, agli inizi del 306, Costantino, in fuga da Nicomedia, raggiunse il padre a Bononia, egli avrebbe menomato i cavalli della posta pubblica per scoraggiare gli inseguitori. Costantino, dunque, all’incirca un decennio prima di comminare retrocessioni e deportazioni a coloro che si fossero azzardati a pretendere con la violenza, e non innocuo titillo, più di quanto le forze degli animalia publica non potessero sopportare, aveva invece tenuto un comportamento tutt’altro che ‘umanitario’ nei riguardi di povere bestie rese inservibili dopo l’uso. Questa condotta non deve tuttavia interpretarsi come esempio di spietatezza dal ‘sapore’ pagano nei confronti di animali indifesi, gesto esecrabile cui l’imperatore neoconvertito avrebbe poi rimediato, dieci anni dopo, mediante un provvedimento finalizzato a tutelare l’integrità fisica dei publica animalia: il discrimine fra i due comportamenti non risiede infatti nel cambiamento di fede, bensì nell’adattamento dell’uomo politico ai mutevoli frangenti ora della guerra e della ‘scalata’ al potere, ora, invece, delle necessità amministrative, della salvaguardia del patrimonio pubblico e della tutela dei contribuenti.

Cavalli cappadoci e cursus publicus in età costantiniana: humanitas imperiale o logica del profitto?

CASSIA, Margherita Guglielmina
2016

Abstract

Una costituzione di Costantino, indirizzata a Titianus (Cod. Theod. 8, 5, 2) e risalente al 14 maggio 316, minaccia di infliggere severe punizioni a coloro i quali sottoporranno ad eccessive vessazioni gli animalia publica. Il testo normativo si presta non solo ad alcune considerazioni relative all’adozione di un lessico tecnico e alla possibile identificazione del destinatario, quasi certamente un praeses Cappadociae, ma anche ad un confronto con altre testimonianze, letterarie ed epigrafiche, utili a far luce sulle motivazioni che potrebbero aver dato origine al provvedimento e concernenti sia la gestione del cursus publicus nella Cappadocia tardoantica, sia l’uso che del servizio avrebbe fatto specificamente Costantino. Dal momento che degli animalia publica facevano parte anche i cavalli da posta – ossia i veredi, forniti dai provinciali allo Stato sotto forma di praebitio – assume particolare rilievo il fatto che la costituzione fosse indirizzata al praeses di una regione non a caso rinomata proprio per la straordinaria qualità dei suoi equini. L’esigenza di garantire l’efficienza dei trasporti dovette rivelarsi particolarmente pressante proprio in Cappadocia, fondamentale crocevia di strade – non sempre agevolmente percorribili eppure soggette a costante manutenzione – lungo le quali marciavano soldati, si spostavano beni, viaggiavano vescovi, cristiani e ariani, nonché intellettuali pagani. Quanto alle possibili motivazioni che avrebbero dato origine al provvedimento – passione animalista (Serrigny, Pais e, più recentemente, Onida), pietà cristiana (Joannou, Elliot, Leithart), logica utilitaristica (Costa, Sargenti) o anche più ragioni insieme – può rivelarsi utile prendere in considerazione una notizia di Zosimo (trasmessa anche dall’Anonimo Valesiano, da Lattanzio, da Aurelio Vittore e dall’Epitome de Caesaribus) che rivela un tratto ‘insospettabile’ della personalità del primo imperatore cristiano. Narra infatti lo storico pagano che, quando, agli inizi del 306, Costantino, in fuga da Nicomedia, raggiunse il padre a Bononia, egli avrebbe menomato i cavalli della posta pubblica per scoraggiare gli inseguitori. Costantino, dunque, all’incirca un decennio prima di comminare retrocessioni e deportazioni a coloro che si fossero azzardati a pretendere con la violenza, e non innocuo titillo, più di quanto le forze degli animalia publica non potessero sopportare, aveva invece tenuto un comportamento tutt’altro che ‘umanitario’ nei riguardi di povere bestie rese inservibili dopo l’uso. Questa condotta non deve tuttavia interpretarsi come esempio di spietatezza dal ‘sapore’ pagano nei confronti di animali indifesi, gesto esecrabile cui l’imperatore neoconvertito avrebbe poi rimediato, dieci anni dopo, mediante un provvedimento finalizzato a tutelare l’integrità fisica dei publica animalia: il discrimine fra i due comportamenti non risiede infatti nel cambiamento di fede, bensì nell’adattamento dell’uomo politico ai mutevoli frangenti ora della guerra e della ‘scalata’ al potere, ora, invece, delle necessità amministrative, della salvaguardia del patrimonio pubblico e della tutela dei contribuenti.
978-88-7228-785-9
A constitution of Constantine to Titianus (Cod. Theod. 8, 5, 2), dating back to May 14, 316, threatens to inflict severe punishments to those who submit animalia publica to excessive harassments. The regulatory text lends itself not only to some considerations relating to the adoption of a technical vocabulary and the possible identification of the recipient, almost certainly a praeses Cappadociae, but also to a comparison with other testimonies, literary and epigraphic, useful to shed light on the motivations that might have given rise to the decision and concerning the management of cursus publicus in Late Antique Cappadocia and the use of this service by Constantine. Since the animalia publica were also post-horses – i.e. veredi, provided by the provincials to the central government in the form of praebitio – it is particularly important that the constitution was addressed to the praeses of an area renowned for its extraordinary quality of its horses. The need to ensure the efficiency of transport had to be particularly pressing precisely in Cappadocia, crucial crossroads – not always easily passable but subject to constant maintenance – along which soldiers marched, goods moved, Christians and Arians bishops and pagan intellectuals travelled. As for the possible reasons that have given rise to the measure – animal-rights passion (Serrigny, Pais and, more recently, Onida), Christian piety (Joannou, Elliot, Leithart), utilitarian logic (Costa, Sargenti) or even more reasons together – it can be useful to consider a news of Zosimus (also transmitted by the Anonymous Valesianus, Lactantius, Aurelius Victor and Epitome de Caesaribus) that reveals ‘unexpected’ manners of the personality of the first Christian emperor. In fact, the pagan historian refers that, when, at the beginning of 306, Constantine, on the run from Nicomedia, joined his father in Bononia, he would have crippled the horses of the cursus publicus to deter his pursuers. Constantine, then, about a decade before imposing relegations and deportations to those who had expected with the violence, and not innocuo titillo, more than the forces of animalia publica could not bear, had instead behaved in not ‘humanitarian’ way in regard to poor beasts rendered unusable after use. This behavior should not be interpreted as an example of the pagan ruthlessness against defenseless animals, hateful gesture which the recently converted emperor would then remedied, ten years later, by a measure designed to protect the physical integrity of publica animalia: the distinction between the two behaviors in fact doesn’t lie in the change of faith, but in the human adaptation of the political man to changing situations, both of ‘climb’ to power with war, and of the administrative needs, the protection of state assets and taxpayers.
Cappadocia; Cavalli; Costantino; Horses; Constantine
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.11769/69798
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact