Se è nozione largamente diffusa che la trasmissione manoscritta delle Elegiae di Properzio abbia seguito vie distinte da quelle del corpus oraziano, meno nota è l’esistenza di un rivolo di tradizione che «accorpa», invece, gli scritti dei due poeti, o perché anonimi copisti vi hanno occasionalmente colto elementi di prossimità stilistico-concettuale o perché ignoti umanisti ne hanno antologizzato excerpta tematicamente affini. Il presente contributo – nel ripercorrere le attestazioni, in Properzio e in Orazio, del motivo metaforico della gloria poetica come «iter» nello spazio e nel tempo – offre un’ampia prospettiva sulle testimonianze manoscritte del comune Fortleben dei due poeti, esaminandone due in particolare: 1) una miscellanea del XV-XVI sec. (Napoli, Biblioteca Nazionale, IV.B.25), in cui anonime probationes calami sembrano combinare, more centonario, Prop. 2,1,43-44 con Hor., carm. 3,2,13-14 (f. 222v); 2) un florilegium sententiarum umanistico (Roma, Biblioteca Casanatense, 904), che raccoglie, fra vari autori antichi, excerpta da Properzio (ff. 91v-95r) e da Orazio (ff. 135r-147v). Questo secondo testimone, ancorché di interesse marginale ai fini della constitutio textus dei due poeti, lumeggia stadi ancora poco noti della loro tradizione, consentendo di considerare probabile varia lectio Prop. 3,9,16 Parius, fino ad oggi ritenuta congettura del Beroaldo, e restituendo una varia lectio finora ignota, Hor., epist. 1,17,35 infima (contro il tràdito ultima), fortunatissima nella letteratura umanistica (e.g. in Guarino Veronese, Janus Pannonius, Girolamo Bologni, Francesco Maria Molza), ma probabilmente di origine medievale, in quanto già attestata nell’Archithrenius di Giovanni d’Altavilla del XII sec. (III, 23, 469).

La gloria poetica di Orazio e Properzio tra itinera letterari e fata librari

Orazio Portuese
2025-01-01

Abstract

Se è nozione largamente diffusa che la trasmissione manoscritta delle Elegiae di Properzio abbia seguito vie distinte da quelle del corpus oraziano, meno nota è l’esistenza di un rivolo di tradizione che «accorpa», invece, gli scritti dei due poeti, o perché anonimi copisti vi hanno occasionalmente colto elementi di prossimità stilistico-concettuale o perché ignoti umanisti ne hanno antologizzato excerpta tematicamente affini. Il presente contributo – nel ripercorrere le attestazioni, in Properzio e in Orazio, del motivo metaforico della gloria poetica come «iter» nello spazio e nel tempo – offre un’ampia prospettiva sulle testimonianze manoscritte del comune Fortleben dei due poeti, esaminandone due in particolare: 1) una miscellanea del XV-XVI sec. (Napoli, Biblioteca Nazionale, IV.B.25), in cui anonime probationes calami sembrano combinare, more centonario, Prop. 2,1,43-44 con Hor., carm. 3,2,13-14 (f. 222v); 2) un florilegium sententiarum umanistico (Roma, Biblioteca Casanatense, 904), che raccoglie, fra vari autori antichi, excerpta da Properzio (ff. 91v-95r) e da Orazio (ff. 135r-147v). Questo secondo testimone, ancorché di interesse marginale ai fini della constitutio textus dei due poeti, lumeggia stadi ancora poco noti della loro tradizione, consentendo di considerare probabile varia lectio Prop. 3,9,16 Parius, fino ad oggi ritenuta congettura del Beroaldo, e restituendo una varia lectio finora ignota, Hor., epist. 1,17,35 infima (contro il tràdito ultima), fortunatissima nella letteratura umanistica (e.g. in Guarino Veronese, Janus Pannonius, Girolamo Bologni, Francesco Maria Molza), ma probabilmente di origine medievale, in quanto già attestata nell’Archithrenius di Giovanni d’Altavilla del XII sec. (III, 23, 469).
2025
978-2-503-61853-1
The notion that the manuscript tradition of the Propertius’ Elegiae followed divergent developments from that of the Horace corpus is largely known and accepted; however, it is less known the existence of a tradition that «unifies» the compositions of the two poets: this «unification» took place because either anonymous copyists occasionally grasped common stylistic and conceptual elements or because unknown humanists anthologized thematically similar excerpta. This contribution – by reviewing the attestations, in Propertius and Horace, of the metaphor of the poetic fortune as «iter» through space and time – proposes a wide analysis on the manuscript traditions of the Fortleben of the two poets. In detail, the examination will focus on 1) a miscellany dating to the XV-XVI c. (Napoli, Biblioteca Nazionale, IV.B.25), in which anonymous probationes calami apparently combine, more centonario, Prop. 2,1,43-44 with Hor., carm. 3,2,13-14 (f. 222v), and 2) a humanistic florilegium sententiarum (Roma, Biblioteca Casanatense, 904), which includes, among the authors, excerpta from Propertius (ff. 91v-95r) and Horace (ff. 135r-147v). The latter, even if of secondary interest for the purposes of a constitutio textus of the two poets, highlights and fills little known phases of their tradition, leading one to consider varia lectio Prop. 3,9,16 Parius, deemed to be a conjecture of Beroaldo until today, and to give back a varia lectio unknown to date, Hor., epist. 1,17,35 infima (in place of ultima), which had a fortunate reception in the humanistic literature (e.g. in Guarino Veronese, Janus Pannonius, Girolamo Bologni, Francesco Maria Molza), but that it probably had its roots in the Middle Ages, since it is already attested in the Archithrenius of John of Hauville dating to the XII c. (III, 23, 469).
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11769/706678
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