Nel 1852 Pasquale Stanislao Mancini, all’epoca docente di Diritto internazionale presso l’ateneo torinese, tiene una relazione intitolata Saggio su Machiavelli e la politica presso l’Accademia Italica della città sabauda, in cui s’immerge nella rilettura dell’opera del Segretario fiorentino evidenziandone luci ed ombre. Tale rilettura in cui l’autorevole giurista si sofferma soprattutto sul problematico rapporto tra politica, diritto e morale, pur essendo stata ritenuta, da Nicola Matteucci, “una delle più penetranti interpretazioni del pensiero di Machiavelli formulate nel Risorgimento” non è stata adeguatamente sviscerata, alla stregua di altri nuclei problematici del pensiero di Mancini, tra cui, il principio di nazionalità; anzi in alcuni casi, essa è stata liquidata o considerata in negativo, quasi si trattasse di un approccio tipico della forma mentis di un giurista e, dunque, per forza di cose contrassegnato da eccessiva astrattezza. L’intentio è di saggiare la fecondità epistemologica di questo breve ma intenso contributo scritto da un giurista schmittianamente esposto al rischio del politico, che ha avuto un peso non indifferente nella rivalutazione critica della figura e dell’opera di Machiavelli anche nel milieu giuridico dopo la damnatio memoriae che aveva colpito per secoli il Fiorentino.
Machiavelli e la tradizione giuridica risorgimentale: il punto di vista di Pasquale Stanislao Mancini
Cavallo, Riccardo
2026-01-01
Abstract
Nel 1852 Pasquale Stanislao Mancini, all’epoca docente di Diritto internazionale presso l’ateneo torinese, tiene una relazione intitolata Saggio su Machiavelli e la politica presso l’Accademia Italica della città sabauda, in cui s’immerge nella rilettura dell’opera del Segretario fiorentino evidenziandone luci ed ombre. Tale rilettura in cui l’autorevole giurista si sofferma soprattutto sul problematico rapporto tra politica, diritto e morale, pur essendo stata ritenuta, da Nicola Matteucci, “una delle più penetranti interpretazioni del pensiero di Machiavelli formulate nel Risorgimento” non è stata adeguatamente sviscerata, alla stregua di altri nuclei problematici del pensiero di Mancini, tra cui, il principio di nazionalità; anzi in alcuni casi, essa è stata liquidata o considerata in negativo, quasi si trattasse di un approccio tipico della forma mentis di un giurista e, dunque, per forza di cose contrassegnato da eccessiva astrattezza. L’intentio è di saggiare la fecondità epistemologica di questo breve ma intenso contributo scritto da un giurista schmittianamente esposto al rischio del politico, che ha avuto un peso non indifferente nella rivalutazione critica della figura e dell’opera di Machiavelli anche nel milieu giuridico dopo la damnatio memoriae che aveva colpito per secoli il Fiorentino.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


