La storiografia si è a lungo concentrata su un’analisi della Grande Guerra a partire dalla centralità europea, in termini di potenze coinvolte e di scontri armati. Le recenti aperture all’approccio della Global History, tuttavia, hanno permesso di riconsiderare il conflitto tenendo in considerazione il coinvolgimento delle periferie extra-continentali, sottoposte a vicende e istanze peculiari. Lo scoppio della guerra e la contrapposizione tra le due coalizioni portarono ovunque all’acutizzazione degli scontri ideologici e all’accelerazione delle mobilitazioni dal basso: i sollevamenti si inserirono in un quadro assai complesso, composto da reti transnazionali – attraverso cui si spostavano idee, persone e informazioni – e relazioni diplomatico-militari. L’ingresso in guerra di potenze imperiali e coloniali come Francia e Gran Bretagna ebbe come conseguenza la proclamazione della Guerra Santa (jihad) da parte dei gruppi musulmani sottoposti al loro giogo: ciò si tradusse in una mobilitazione trans-imperiale contro le potenze europee, in grado di provocare un sollevamento trans-nazionale esteso a numerose regioni (si pensi a Libia, Egitto e Sudan, dove si registrarono iniziative armate dirette contro i governi delle madrepatrie, in favore di Germania e Impero Ottomano). In realtà, l’influenza di questi movimenti si fece sentire anche in senso opposto: chiaro esempio furono le tragiche vicende degli armeni, mobilitati contro la Sublime Porta. Ma gli echi della guerra si avvertirono anche in altri territori, come l’Estremo Oriente e la regione del Sud Pacifico: ciò si tradusse nella nascita di movimenti indipendentisti; nel ruolo di territori neutrali – il Siam – convertiti a piattaforme strategiche dell’intelligence tedesca; nella mobilitazione “globale” del Partito Ghadar, nato in funzione antibritannica su iniziativa degli emigrati indiani in America e presto in grado di dar vita a una rete anti-Intesa molto estesa, che comprendeva colonie inglesi e territori francesi, e che fu ampiamente sostenuta da tedeschi e ottomani. L’intervento ricostruirà queste vicende, contribuendo a una lettura della Grande Guerra attraverso il binomio centro-periferia.
Periferie turbolente. Mobilitazioni trans-nazionali e circuiti trans-imperiali nella Grande Guerra
V. Mirabile
2026-01-01
Abstract
La storiografia si è a lungo concentrata su un’analisi della Grande Guerra a partire dalla centralità europea, in termini di potenze coinvolte e di scontri armati. Le recenti aperture all’approccio della Global History, tuttavia, hanno permesso di riconsiderare il conflitto tenendo in considerazione il coinvolgimento delle periferie extra-continentali, sottoposte a vicende e istanze peculiari. Lo scoppio della guerra e la contrapposizione tra le due coalizioni portarono ovunque all’acutizzazione degli scontri ideologici e all’accelerazione delle mobilitazioni dal basso: i sollevamenti si inserirono in un quadro assai complesso, composto da reti transnazionali – attraverso cui si spostavano idee, persone e informazioni – e relazioni diplomatico-militari. L’ingresso in guerra di potenze imperiali e coloniali come Francia e Gran Bretagna ebbe come conseguenza la proclamazione della Guerra Santa (jihad) da parte dei gruppi musulmani sottoposti al loro giogo: ciò si tradusse in una mobilitazione trans-imperiale contro le potenze europee, in grado di provocare un sollevamento trans-nazionale esteso a numerose regioni (si pensi a Libia, Egitto e Sudan, dove si registrarono iniziative armate dirette contro i governi delle madrepatrie, in favore di Germania e Impero Ottomano). In realtà, l’influenza di questi movimenti si fece sentire anche in senso opposto: chiaro esempio furono le tragiche vicende degli armeni, mobilitati contro la Sublime Porta. Ma gli echi della guerra si avvertirono anche in altri territori, come l’Estremo Oriente e la regione del Sud Pacifico: ciò si tradusse nella nascita di movimenti indipendentisti; nel ruolo di territori neutrali – il Siam – convertiti a piattaforme strategiche dell’intelligence tedesca; nella mobilitazione “globale” del Partito Ghadar, nato in funzione antibritannica su iniziativa degli emigrati indiani in America e presto in grado di dar vita a una rete anti-Intesa molto estesa, che comprendeva colonie inglesi e territori francesi, e che fu ampiamente sostenuta da tedeschi e ottomani. L’intervento ricostruirà queste vicende, contribuendo a una lettura della Grande Guerra attraverso il binomio centro-periferia.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


