For Italy the great war was a very important stage in a process of nationalization started in 1861. If in the early decades after unification was the South of the country to suffer more a deficit of Nation building, this time the southern regions and Sicily in particular, would give a blood contribution not indifferent to the process of nation-building. Were about 50,000, between over 500,000 called to arms, the Sicilians who lost their lives in the conflict. But the war was for Sicily a factor of nationalization even for those who stayed home. The popular masses, which had been excluded or distant from the process of Nation building, became the protagonists of the social tensions triggered by the conflict, moving them from the local to the national level, in a continuous dialogue with the state and its local organs. Between the end of 1915 and the summer of 1918 in hundreds of events thousands of Sicilian women asked for "bread and peace " and the return of their husbands and sons from the front, against the propaganda of the teachers in the schools, for an increase of subsidies and agricultural licenses. Opposition to the war was the common denominator that accompanied the protests the backdrop of a civil mobilization that had changed the role of the state and its local branches, giving new financial centrality and wide powers of intervention to municipali- ties.

Per l'Italia la guerra rappresentò una tappa importantissima del processo di nazionalizzazione avviato nel 1861. Se nei primi decenni postunitari era stato il sud del paese a soffrire maggiormente un deficit di Nation building, questa volta le regioni meri- dionali, e la Sicilia in particolare, avrebbero dato un contributo di sangue non indifferente al processo di costruzione della nazione. Furono circa 50.000, su oltre 500.000 richiamati alle armi, i siciliani che persero la vita nel conflitto. Ma la guerra fu per la Sicilia un fattore di nazionalizzazione anche per chi rimase a casa. Le masse popolari, fino ad allora rimaste escluse o distanti dai processi di Nation building, divennero protagoniste delle tensioni sociali che il conflitto innescò, spostandole da un piano locale a quello nazionale, in un confronto continuo con lo Stato e i suoi organi locali. Tra la fine del 1915 e l’estate del 1918 furono centinaia le manifestazioni organizzate dalle donne siciliane per chiedere “pane e pace” e il ritorno dei congiunti dal fronte, contro la propaganda degli insegnanti nelle scuole, per un aumento dei sussidi, per la concessione di licenza agricole. L’opposizione alla guerra fu il denominatore comune che accompagnò le proteste con- tro la mobilitazione e che si ricollegavano ad antichi temi di conflittualità sociale, sullo sfondo di una mobilitazione civile che aveva cambiato il ruolo dello Stato e delle sue arti- colazioni periferiche, dando nuova centralità finanziaria e ampi poteri di intervento ai co- muni.

La Sicilia contro la guerra: le manifestazioni per la pace e il "disfattismo" (1915-1918)

POIDOMANI, GIANCARLO
2015

Abstract

Per l'Italia la guerra rappresentò una tappa importantissima del processo di nazionalizzazione avviato nel 1861. Se nei primi decenni postunitari era stato il sud del paese a soffrire maggiormente un deficit di Nation building, questa volta le regioni meri- dionali, e la Sicilia in particolare, avrebbero dato un contributo di sangue non indifferente al processo di costruzione della nazione. Furono circa 50.000, su oltre 500.000 richiamati alle armi, i siciliani che persero la vita nel conflitto. Ma la guerra fu per la Sicilia un fattore di nazionalizzazione anche per chi rimase a casa. Le masse popolari, fino ad allora rimaste escluse o distanti dai processi di Nation building, divennero protagoniste delle tensioni sociali che il conflitto innescò, spostandole da un piano locale a quello nazionale, in un confronto continuo con lo Stato e i suoi organi locali. Tra la fine del 1915 e l’estate del 1918 furono centinaia le manifestazioni organizzate dalle donne siciliane per chiedere “pane e pace” e il ritorno dei congiunti dal fronte, contro la propaganda degli insegnanti nelle scuole, per un aumento dei sussidi, per la concessione di licenza agricole. L’opposizione alla guerra fu il denominatore comune che accompagnò le proteste con- tro la mobilitazione e che si ricollegavano ad antichi temi di conflittualità sociale, sullo sfondo di una mobilitazione civile che aveva cambiato il ruolo dello Stato e delle sue arti- colazioni periferiche, dando nuova centralità finanziaria e ampi poteri di intervento ai co- muni.
Prima guerra mondiale; Sicilia; Società
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.11769/18467
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