In the hugely patriarchal Victorian society, in cases of financial difficulties, subalternity and dependence – themselves causes of sufferings for women of all classes – aggravate and exasperate those very problems by becoming fetters which debar middle-class women from looking for real escape routes from poverty not implying loss of status outside the domestic and family sphere. At the same time, they turn the women of the humbler classes into “slaves of the slaves”, doomed to an existence in which utmost misery goes hand in hand with abuses of all kinds. Although with specific implications and differences, Victorian literature bears telling testimony regarding these phenomena and the relational and social dynamics underlying women’s destitution, but also regarding how this destitution is illustrated, and in some cases even justified, by the axiology of the time. Drawing on a selection of texts – both canonical and non canonical – able to convey the different ways in which middle- and working-class women dealt with poverty, this essay investigates the “representation” of women’s destitution in the context of the variegated socio-historical reality of the period and of the connections between the Woman Question and the Victorians’ strategies of construction and definition of models of femininity grounded in the theory of “separate spheres”.

Nella società massivamente patriarcale dell’Inghilterra vittoriana, subalternità e dipendenza – già di per sé causa di soprusi e sofferenze per le donne di ogni ceto ¬– in condizioni di difficoltà economica si fanno motivo di esasperazione e di aggravio di quelle stesse difficoltà, pastoie che, mentre impediscono alle donne della borghesia di ricercare al di fuori dell’ambito domestico e familiare concrete vie di fuga dalla povertà che non comportino perdita di status, fanno di quelle delle classi più umili le “schiave degli schiavi”, condannate a un’esistenza in cui la miseria più estrema si accompagna ad abusi di ogni genere. Di tali fenomeni, e delle dinamiche sociali e relazionali alla base della povertà delle donne, ma anche del modo in cui tale povertà è illustrata e, in taluni casi, motivata dall’assiologia dell’epoca, la letteratura coeva offre significativa testimonianza, sia pure con specifiche implicazioni e differenze. Di questa “rappresentazione” della povertà delle donne nel contesto di una realtà storico-sociale complessa e variegata, in cui la woman question si accompagna a una strategia di costruzione/definizione di modelli di femminilità radicati nella teoria delle sfere separate, si intende qui offrire un’analisi, fondata su una scelta di testi, canonici e non, in grado di veicolare i diversi modi in cui le donne vittoriane della middle e working class reagiscono all’indigenza.

Duplice schiavitù e signorile indigenza. La povertà delle donne nella letteratura vittoriana

PERSICO, Gemma
2018

Abstract

Nella società massivamente patriarcale dell’Inghilterra vittoriana, subalternità e dipendenza – già di per sé causa di soprusi e sofferenze per le donne di ogni ceto ¬– in condizioni di difficoltà economica si fanno motivo di esasperazione e di aggravio di quelle stesse difficoltà, pastoie che, mentre impediscono alle donne della borghesia di ricercare al di fuori dell’ambito domestico e familiare concrete vie di fuga dalla povertà che non comportino perdita di status, fanno di quelle delle classi più umili le “schiave degli schiavi”, condannate a un’esistenza in cui la miseria più estrema si accompagna ad abusi di ogni genere. Di tali fenomeni, e delle dinamiche sociali e relazionali alla base della povertà delle donne, ma anche del modo in cui tale povertà è illustrata e, in taluni casi, motivata dall’assiologia dell’epoca, la letteratura coeva offre significativa testimonianza, sia pure con specifiche implicazioni e differenze. Di questa “rappresentazione” della povertà delle donne nel contesto di una realtà storico-sociale complessa e variegata, in cui la woman question si accompagna a una strategia di costruzione/definizione di modelli di femminilità radicati nella teoria delle sfere separate, si intende qui offrire un’analisi, fondata su una scelta di testi, canonici e non, in grado di veicolare i diversi modi in cui le donne vittoriane della middle e working class reagiscono all’indigenza.
In the hugely patriarchal Victorian society, in cases of financial difficulties, subalternity and dependence – themselves causes of sufferings for women of all classes – aggravate and exasperate those very problems by becoming fetters which debar middle-class women from looking for real escape routes from poverty not implying loss of status outside the domestic and family sphere. At the same time, they turn the women of the humbler classes into “slaves of the slaves”, doomed to an existence in which utmost misery goes hand in hand with abuses of all kinds. Although with specific implications and differences, Victorian literature bears telling testimony regarding these phenomena and the relational and social dynamics underlying women’s destitution, but also regarding how this destitution is illustrated, and in some cases even justified, by the axiology of the time. Drawing on a selection of texts – both canonical and non canonical – able to convey the different ways in which middle- and working-class women dealt with poverty, this essay investigates the “representation” of women’s destitution in the context of the variegated socio-historical reality of the period and of the connections between the Woman Question and the Victorians’ strategies of construction and definition of models of femininity grounded in the theory of “separate spheres”.
Povertà delle donne; letteratura vittoriana; woman question; lavoro femminile
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11769/19127
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