As far as Fascist age is concerned it is probably correct to refer to “Orientalisms”, according to multiple representations of “East” in Italian culture in the first half of the twentieth century. In fact, it is possible to find out a great amount of Oriental elements of different tastes and various value in that period and among them it is possible to select some research vectors and modes of representation of Oriental cultures that allowed the establishment of scientific approaches and of rigorous institutional studies perspective. It was a true “age of the fathers” of national Orientalism, scholars such as Leone Caetani, Francesco Gabrieli, Carlo Formichi, Giuseppe Tucci. Moreover, it is possible to find out suggestive ideological perspectives and philosophical facets of geo-cultural spaces that open the eastern studies to an unexplored side, against which we can imagine at least three main directions of investigation: the scientific and institutional culture of academic Oriental studies in Italian, receiving and re-registration of linguistic elements of thought and philosophical culture in the Eastern National, and finally, joints ideological spaces in East political historiography. In particular, some points seem fundamental. First of all the story of the founding IsMEO, which meant institutional and political rise of a cultural koiné that was able to reserve a large margin of autonomy in production and organization of knowledge and pioneering studies of the East. IsMEO’s political-institutional history meant publishing projects, including support to scientific missions and the establishment of an extraordinary wealth of archaeological finds of manuscripts, of iconographic sources. The other important point is the roles played by the various Orientalists in diplomatic relations and in the foreign policy of fascism. They carried out diplomatic functions, including subterranean political paths directing to Eastern policy. In the background one can observe the central and leading personality of Giuseppe Tucci, who was very active in organizing and planning scientific studies.

Considerato che in epoca fascista è possibile rintracciare una pletora di elementi orientalistici di gusto differente e di valore assai vario e che fra questi è possibile selezionare alcuni vettori di ricerca e di rappresentazione delle culture orientali, che hanno permesso comunque il costituirsi di approcci scientifici e istituzionali rigorosi, sarà forse bene parlare per quel periodo di «Orientalismi» al plurale. Tale prospettiva rinvia per contesto alle plurime rappresentazioni dell’«Oriente» nella cultura italiana della prima metà del Novecento. Un’autentica “età dei padri” dell’orientalistica nazionale incarnata nell’opera di studiosi come Leone Caetani, Francesco Gabrieli, Carlo Formichi, Giuseppe Tucci; dall’altro, insieme, di suggestive appropriazioni filosofiche e di declinazioni geoculturali degli spazi orientali che aprono su un versante ancora poco esplorato, rispetto al quale si possono immaginare almeno tre direzioni principali di indagine: lo sviluppo scientifico e istituzionale degli studi orientalistici nella cultura accademica italiana; la ricezione e la ritrascrizione di elementi linguistici e di pensiero orientali nella cultura filosofica nazionale; infine, le articolazioni ideologiche degli spazi orientali nella storiografia politica. In particolare, alcuni nodi ci sembrano fondamentali: anzitutto la vicenda della fondazione dell’IsMEO, luogo istituzionale e politico di una koiné culturale che seppe riservarsi ampi margini di autonomia nella produzione e nell’organizzazione di un sapere certamente pionieristico negli studi orientali, la sua storia politico-istituzionale, il senso e la portata dei suoi progetti editoriali, compreso il supporto alle missioni scientifiche e alla costituzione di uno straordinario patrimonio di reperti archeologici, di fondi manoscritti, di fonti iconografiche. In secondo luogo, i ruoli rivestiti da diversi orientalisti nelle relazioni diplomatiche e nella politica estera del fascismo, delle funzioni diplomatiche svolte, anche attraverso vie carsiche, dagli orientalisti italiani all’interno della «politica orientale» fascista. Sullo sfondo, la figura centrale e attivissima, sul piano organizzativo come su quello scientifico, di Giuseppe Tucci.

GIUSEPPE TUCCI, L’ISMEO E GLI ORIENTALISMI NELLA POLITICA ESTERA DEL FASCISMO

DI GIOVANNI, ANTONINO MARIA MARCO DAVIDE
2012

Abstract

Considerato che in epoca fascista è possibile rintracciare una pletora di elementi orientalistici di gusto differente e di valore assai vario e che fra questi è possibile selezionare alcuni vettori di ricerca e di rappresentazione delle culture orientali, che hanno permesso comunque il costituirsi di approcci scientifici e istituzionali rigorosi, sarà forse bene parlare per quel periodo di «Orientalismi» al plurale. Tale prospettiva rinvia per contesto alle plurime rappresentazioni dell’«Oriente» nella cultura italiana della prima metà del Novecento. Un’autentica “età dei padri” dell’orientalistica nazionale incarnata nell’opera di studiosi come Leone Caetani, Francesco Gabrieli, Carlo Formichi, Giuseppe Tucci; dall’altro, insieme, di suggestive appropriazioni filosofiche e di declinazioni geoculturali degli spazi orientali che aprono su un versante ancora poco esplorato, rispetto al quale si possono immaginare almeno tre direzioni principali di indagine: lo sviluppo scientifico e istituzionale degli studi orientalistici nella cultura accademica italiana; la ricezione e la ritrascrizione di elementi linguistici e di pensiero orientali nella cultura filosofica nazionale; infine, le articolazioni ideologiche degli spazi orientali nella storiografia politica. In particolare, alcuni nodi ci sembrano fondamentali: anzitutto la vicenda della fondazione dell’IsMEO, luogo istituzionale e politico di una koiné culturale che seppe riservarsi ampi margini di autonomia nella produzione e nell’organizzazione di un sapere certamente pionieristico negli studi orientali, la sua storia politico-istituzionale, il senso e la portata dei suoi progetti editoriali, compreso il supporto alle missioni scientifiche e alla costituzione di uno straordinario patrimonio di reperti archeologici, di fondi manoscritti, di fonti iconografiche. In secondo luogo, i ruoli rivestiti da diversi orientalisti nelle relazioni diplomatiche e nella politica estera del fascismo, delle funzioni diplomatiche svolte, anche attraverso vie carsiche, dagli orientalisti italiani all’interno della «politica orientale» fascista. Sullo sfondo, la figura centrale e attivissima, sul piano organizzativo come su quello scientifico, di Giuseppe Tucci.
As far as Fascist age is concerned it is probably correct to refer to “Orientalisms”, according to multiple representations of “East” in Italian culture in the first half of the twentieth century. In fact, it is possible to find out a great amount of Oriental elements of different tastes and various value in that period and among them it is possible to select some research vectors and modes of representation of Oriental cultures that allowed the establishment of scientific approaches and of rigorous institutional studies perspective. It was a true “age of the fathers” of national Orientalism, scholars such as Leone Caetani, Francesco Gabrieli, Carlo Formichi, Giuseppe Tucci. Moreover, it is possible to find out suggestive ideological perspectives and philosophical facets of geo-cultural spaces that open the eastern studies to an unexplored side, against which we can imagine at least three main directions of investigation: the scientific and institutional culture of academic Oriental studies in Italian, receiving and re-registration of linguistic elements of thought and philosophical culture in the Eastern National, and finally, joints ideological spaces in East political historiography. In particular, some points seem fundamental. First of all the story of the founding IsMEO, which meant institutional and political rise of a cultural koiné that was able to reserve a large margin of autonomy in production and organization of knowledge and pioneering studies of the East. IsMEO’s political-institutional history meant publishing projects, including support to scientific missions and the establishment of an extraordinary wealth of archaeological finds of manuscripts, of iconographic sources. The other important point is the roles played by the various Orientalists in diplomatic relations and in the foreign policy of fascism. They carried out diplomatic functions, including subterranean political paths directing to Eastern policy. In the background one can observe the central and leading personality of Giuseppe Tucci, who was very active in organizing and planning scientific studies.
Fascismo; Orientalismo; IsMEO; Diplomazia; Fascism; Orientalism; Diplomacy
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11769/241951
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