Il pensiero cristiano mantiene anche in Occidente un rapporto non casuale con la tradizione filosofica. In particolare la filosofia che esso recepisce è il neoplatonismo, koiné filosofica della tarda antichità ed esclusiva interpretazione dell’opera e della tradizione platoniche dopo il III secolo, di cui adatta la struttura concettuale alla propria dogmatica, ridimensionandone la complessità e inevitabilmente attenuandone acribìa e spessore concettuale, quanto meno in ordine ai due capisaldi onto-teologici del neoplatonismo tardoantico: l’articolata “architettura” del divino, sostituita dalla teologia trinitaria come vertice della struttura quadripartita dell’essere, funzionale alla “riduzione” del monismo a monoteismo, e la teologia negativa, sostituita da un’idea di trascendenza come “distanza” piuttosto che come radicale alterità. Le trasformazioni delle strutture teoretiche tra il IV secolo e il VII sono riconducibili anche ad altri fattori, tra i quali l’impoverimento dei materiali, col conseguente e inevitabile abbassamento del livello culturale, e il ricambio della classe dirigente, che, insieme alle modificazioni delle gerarchie sociali a esso correlate, allontanano la mentalità filosofica dai precedenti modelli aristocratici.

Tradizione senza continuità. Le trasformazioni della filosofia nell'alto medioevo

MARTELLO, Concetto
2010

Abstract

Il pensiero cristiano mantiene anche in Occidente un rapporto non casuale con la tradizione filosofica. In particolare la filosofia che esso recepisce è il neoplatonismo, koiné filosofica della tarda antichità ed esclusiva interpretazione dell’opera e della tradizione platoniche dopo il III secolo, di cui adatta la struttura concettuale alla propria dogmatica, ridimensionandone la complessità e inevitabilmente attenuandone acribìa e spessore concettuale, quanto meno in ordine ai due capisaldi onto-teologici del neoplatonismo tardoantico: l’articolata “architettura” del divino, sostituita dalla teologia trinitaria come vertice della struttura quadripartita dell’essere, funzionale alla “riduzione” del monismo a monoteismo, e la teologia negativa, sostituita da un’idea di trascendenza come “distanza” piuttosto che come radicale alterità. Le trasformazioni delle strutture teoretiche tra il IV secolo e il VII sono riconducibili anche ad altri fattori, tra i quali l’impoverimento dei materiali, col conseguente e inevitabile abbassamento del livello culturale, e il ricambio della classe dirigente, che, insieme alle modificazioni delle gerarchie sociali a esso correlate, allontanano la mentalità filosofica dai precedenti modelli aristocratici.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.11769/24588
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