La reclusione e l’erotismo sono i temi che legano i due film Un Chant d’amour (1950) di Jean Genet e Salò o le centoventi giornate di Sodoma (1975) di Pier Paolo Pasolini, ispirato all’opera del Marchese de Sade scritta nel 1785 durante la sua prigionia alla Bastille. L’ingresso dell’erotismo e dell’omoerotismo nella narrativa pasoliniana e genettiana comporta delle trasformazioni formali che allontanano i loro testi in prosa, ed anche il loro cinema, dal modello del romanzo borghese o quello ancora più convenzionale dell’industria cinematografica della loro epoca. Il loro universo erotico trasforma la scrittura, altera i confini tra generi e modifica, di conseguenza, i rapporti con la tradizione. Si tratta per Pasolini e Genet di costruire figure narrative e ruoli privi della complessità sociale e psicologica dei personaggi tradizionali. I loro personaggi sono dotati, invece, di qualità fisse, di tratti fisici e psicologici che rappresentano gli estremi di una qualità specifica – l’innocenza o la colpa, la purezza o la corruzione, la virilità o la femminilità – e tendono a rimanere identici per tutto il corso della narrazione o del film. I personaggi sono figure quindi quasi completamente prive di coscienza i cui pochi attributi (fisici o gestuali) rappresentano il grado estremo di una qualità che tendono a restare identici nell’unità narrativa del film, un susseguirsi di ripetizioni giustapposte di uno stesso modello. L’evolversi della trama non è altro che un alternarsi di continue variazioni su uno stesso tema, l’onanismo, l’eccitazione, il voyeurismo e la violenza. Questi personaggi pasoliniani o genettiani tendono ad assomigliarsi, come se fossero rappresentazioni simboliche di una qualità astratta, emblemi dell’erotismo.
Linguaggio carnale e discorso politico nel cinema di Jean Genet e Pier Paolo Pasolini
IMPELLIZZERI, FABRIZIO
2009-01-01
Abstract
La reclusione e l’erotismo sono i temi che legano i due film Un Chant d’amour (1950) di Jean Genet e Salò o le centoventi giornate di Sodoma (1975) di Pier Paolo Pasolini, ispirato all’opera del Marchese de Sade scritta nel 1785 durante la sua prigionia alla Bastille. L’ingresso dell’erotismo e dell’omoerotismo nella narrativa pasoliniana e genettiana comporta delle trasformazioni formali che allontanano i loro testi in prosa, ed anche il loro cinema, dal modello del romanzo borghese o quello ancora più convenzionale dell’industria cinematografica della loro epoca. Il loro universo erotico trasforma la scrittura, altera i confini tra generi e modifica, di conseguenza, i rapporti con la tradizione. Si tratta per Pasolini e Genet di costruire figure narrative e ruoli privi della complessità sociale e psicologica dei personaggi tradizionali. I loro personaggi sono dotati, invece, di qualità fisse, di tratti fisici e psicologici che rappresentano gli estremi di una qualità specifica – l’innocenza o la colpa, la purezza o la corruzione, la virilità o la femminilità – e tendono a rimanere identici per tutto il corso della narrazione o del film. I personaggi sono figure quindi quasi completamente prive di coscienza i cui pochi attributi (fisici o gestuali) rappresentano il grado estremo di una qualità che tendono a restare identici nell’unità narrativa del film, un susseguirsi di ripetizioni giustapposte di uno stesso modello. L’evolversi della trama non è altro che un alternarsi di continue variazioni su uno stesso tema, l’onanismo, l’eccitazione, il voyeurismo e la violenza. Questi personaggi pasoliniani o genettiani tendono ad assomigliarsi, come se fossero rappresentazioni simboliche di una qualità astratta, emblemi dell’erotismo.| File | Dimensione | Formato | |
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