There is a sort of «fairy tales language question» in Italy, as a part of the more complex «lin- guistic question» and it has two different poles: dialect for folk tales and standard italian for fairy tales written by various authors. The question was discussed by the authors along the years and there are many different stylistic solutions from Straparola, to Basile and later to Capuana. Ca- puana’s fairy tales are originally written, according to the italian standard of that time, but there is a hidden path of regional lexicon in them. On the other side, there is a clear way towards stan- dard italian in Pitrè’s folk tales (starting from novelline popolari in 1873): they are written in sicilian dialect but they are full of italian didascalic notes.

La dicotomia dialetto/folklore e letterarietà/lingua standard – presente in tutta la storia della fiaba italiana, sia popolare, sia d’autore, da Straparola e Basile in poi – trova nella ricca produzione fiabesca di Capuana soluzioni espressive interessanti, nell’arco di un trentennio cruciale per la storia linguistica italiana. Si parte da un esordio piuttosto tradizionale, fortemente toscanista e ancorato a moduli narrativi tradizionali, fino a un colorito locale più disinvolto e a moduli fiabeschi sperimentali nel primo decennio del novecento. Sottilmente legate a tali scelte appaiono quelle di Pitrè nelle “Novelline popolari” del 1873: la sua scelta del dialetto con tantissime note in italiano, appare come l’altra faccia della medaglia della scelta del toscano da parte di Capuana, che nasconde all’interno di un tessuto narrativo fortemente toscanista un fondo importante di «dialetto nascosto».

Capuana tra questione della fiaba e questione della lingua

Sardo Rosaria
2017

Abstract

La dicotomia dialetto/folklore e letterarietà/lingua standard – presente in tutta la storia della fiaba italiana, sia popolare, sia d’autore, da Straparola e Basile in poi – trova nella ricca produzione fiabesca di Capuana soluzioni espressive interessanti, nell’arco di un trentennio cruciale per la storia linguistica italiana. Si parte da un esordio piuttosto tradizionale, fortemente toscanista e ancorato a moduli narrativi tradizionali, fino a un colorito locale più disinvolto e a moduli fiabeschi sperimentali nel primo decennio del novecento. Sottilmente legate a tali scelte appaiono quelle di Pitrè nelle “Novelline popolari” del 1873: la sua scelta del dialetto con tantissime note in italiano, appare come l’altra faccia della medaglia della scelta del toscano da parte di Capuana, che nasconde all’interno di un tessuto narrativo fortemente toscanista un fondo importante di «dialetto nascosto».
There is a sort of «fairy tales language question» in Italy, as a part of the more complex «lin- guistic question» and it has two different poles: dialect for folk tales and standard italian for fairy tales written by various authors. The question was discussed by the authors along the years and there are many different stylistic solutions from Straparola, to Basile and later to Capuana. Ca- puana’s fairy tales are originally written, according to the italian standard of that time, but there is a hidden path of regional lexicon in them. On the other side, there is a clear way towards stan- dard italian in Pitrè’s folk tales (starting from novelline popolari in 1873): they are written in sicilian dialect but they are full of italian didascalic notes.
Fiaba, lingua italiana, Capuana, Pitrè, questione della lingua
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