The battle of women for access to culture becomes a metaphor of courage in the theater of Laura Curino. With Una stanza tutta per me, an adaptation of A room of One’s Own by Virginia Woolf, a famous 1928 text, the actress revisits the text with a personal key. The performance of Curino, with the grace and irony that characterize her, starting from the pamphlet composes a dialogued monologue, divided into six chapters plus a prologue, in which the story of the preparation of the Woolf’s conference overlaps and intersects with stories of real or imaginary women who have paved, over the centuries, the way for the possibility of a release. Through and beyond Woolf, Curino intends to represent the courage of women who in history have not renounced their intellectual or artistic vocation to signify, metaphorically, the tenacity of those who, outside of the genre, want to “keep faith in their dreams”. This contribution will analyze the show and the narrative drama of Curino, that has populated the scenic space with voices and characters bringing on stage, as always happened in her artistic path, the many faces of contemporary. In her creative process, dramatic writing is intertwined with the actor invention for which the former derives from the orality and the body of who is performing becomes a medium that narrates and also becomes an object (book, pen, paper). In Curino’s opinion, what moved Virginia affects us too: the attempt to give examples, because examples comfort you, point to a road; and the intention to not forget, to say “thank you”.

La battaglia delle donne per l’accesso alla cultura diventa una metafora di coraggio nel teatro di Laura Curino. Con Una stanza tutta per me, tratto da A room of one’s own di Virginia Woolf, celebre testo del 1928, l’attrice rivisita un testo “dotto” in una chiave personale e feconda. Lo spettacolo della Curino, con il garbo e l’ironia che la contraddistinguono, partendo dal pamphlet realizza un monologo dialogato, articolato in sei capitoli più un prologo, in cui il racconto della preparazione della conferenza della Woolf si sovrappone e si interseca a storie di donne reali o immaginarie che nei secoli hanno aperto la via alla possibilità di un riscatto. Attraverso, e oltre, Woolf, Curino intende rappresentare il coraggio delle donne che nella storia non hanno rinunciato alla loro vocazione intellettuale o artistica per significare, metaforicamente, la tenacia di chi, al di fuori del genere, vuol “tener fede al proprio sogno”. Il contributo verte sull’analisi dello spettacolo, nonché sull’esame della drammaturgia narrativa della Curino che nel suo racconto incastona figure, voci e personaggi popolando così lo spazio scenico di numerose creature e portando in scena, come sempre nel suo percorso artistico, i tanti volti del contemporaneo Nel suo processo creativo la scrittura drammaturgica si intreccia con l’invenzione attoriale per cui la prima deriva dall’oralità e il corpo di chi è in scena diventa mediumche esplica la narrazione e diviene anche oggetto (libro, penna, carta). Ciò che muoveva Virginia interessa per la Curino anche noi: il tentativo di dare degli esempi, perché gli esempi ti confortano, ti indicano una strada; e l’intenzione di non dimenticare, di dire “grazie”

Storie di Storia - Oxford 2015: Solo donne coraggiose nella "Stanza" di Laura Curino

Simona Scattina
2018

Abstract

La battaglia delle donne per l’accesso alla cultura diventa una metafora di coraggio nel teatro di Laura Curino. Con Una stanza tutta per me, tratto da A room of one’s own di Virginia Woolf, celebre testo del 1928, l’attrice rivisita un testo “dotto” in una chiave personale e feconda. Lo spettacolo della Curino, con il garbo e l’ironia che la contraddistinguono, partendo dal pamphlet realizza un monologo dialogato, articolato in sei capitoli più un prologo, in cui il racconto della preparazione della conferenza della Woolf si sovrappone e si interseca a storie di donne reali o immaginarie che nei secoli hanno aperto la via alla possibilità di un riscatto. Attraverso, e oltre, Woolf, Curino intende rappresentare il coraggio delle donne che nella storia non hanno rinunciato alla loro vocazione intellettuale o artistica per significare, metaforicamente, la tenacia di chi, al di fuori del genere, vuol “tener fede al proprio sogno”. Il contributo verte sull’analisi dello spettacolo, nonché sull’esame della drammaturgia narrativa della Curino che nel suo racconto incastona figure, voci e personaggi popolando così lo spazio scenico di numerose creature e portando in scena, come sempre nel suo percorso artistico, i tanti volti del contemporaneo Nel suo processo creativo la scrittura drammaturgica si intreccia con l’invenzione attoriale per cui la prima deriva dall’oralità e il corpo di chi è in scena diventa mediumche esplica la narrazione e diviene anche oggetto (libro, penna, carta). Ciò che muoveva Virginia interessa per la Curino anche noi: il tentativo di dare degli esempi, perché gli esempi ti confortano, ti indicano una strada; e l’intenzione di non dimenticare, di dire “grazie”
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