Abstract: The Landscape Plan of Regione Siciliana: Betrayed Intentions and Lack of Territorial Enhancement The largely prevailing urban-industrial civilization has undermined the already precarious coexistence between humans and nature. In recent times, it has provoked a marked deterioration both of anthropized territories and even natural spaces. The current rate of land exploitation and resource consumption is still exceptional and necessitates solid socio-political vision and planning programs implemented jointly to create proper ruling actions for territorial government. The experience of land government in the Italian region of Sicily is particularly interesting because it is an extraordinary example of divide between good intentions and achieved results. Despite Regione Siciliana having a special statute with a high level of autonomy, it is obliged to conform its own laws to national laws and international agreements regarding territorial government and spatial planning. Over the last decades of the twentieth century, the Sicilian landscape was subject to great evolutionary changes and territorial dynamics necessitating intervention to protect and promote environmental and cultural values. For this reason, in the early Eighties Regione Siciliana issued dedicated laws contributing to the preservation of selected environmental areas. At that time, the regulatory framework appeared to be composed of scattered and not coordinated interventions, mainly oriented to the imposition of environmental restraints. Furthermore, popular consultation and participation were completely avoided. Only subsequently, in light of the new European framework of environmental laws Regione Siciliana has designed a detailed Regional Landscape Plan. Due to the complexity of local networks of interests, and a cumbersome administration, this plan faced a long period of non-implementation. On the contrary, it could have been an important occasion for overcoming the static constraint-based approach in favor of a dynamic management of landscape enhancement.

La prevalente civiltà urbano-industriale ha indebolito la già precaria convivenza tra uomo e natura e, negli ultimi tempi, ha provocato un marcato deterioramento sia dei territori antropizzati sia di quelli naturali. L’attuale tasso di sfruttamento della terra e di consumo di risorse è ancora eccezionale e richiede solide visioni socio-politiche e programmi di pianificazione, unitamente ad adeguate azioni di gestione del territorio. L’esperienza del governo del territorio nella Regione Sicilia è particolarmente interessante perché è uno straordinario esempio di discrepanza tra buone intenzioni e risultati conseguiti. Inoltre, pur avendo la Regione Siciliana uno statuto speciale con alto grado di autonomia amministrativa, essa è obbligata a conformare le sue leggi a quelle nazionali e agli accordi internazionali, nella gestione e pianificazione territoriale. Negli ultimi decenni del XX secolo, il paesaggio siciliano è stato soggetto a grandi cambiamenti evolutivi e dinamiche territoriali che avrebbero richiesto interventi per la protezione e la promozione dei valori ambientali e culturali. Per questo motivo, nei primi anni Ottanta, la Regione Siciliana ha emanato leggi specifiche al fine di contribuire alla conservazione di determinate aree ambientali. In quel tempo, il quadro normativo era composto da interventi sparsi e non coordinati, principalmente orientati all’imposizione di vincoli ambientali. Inoltre, la consultazione popolare e la partecipazione erano state completamente evitate. Solo in seguito, in considerazione del nuovo orientamento europeo delle leggi ambientali, la Regione Siciliana ha progettato un dettagliato piano paesistico regionale, ma, a causa della complessità delle reti di interessi locali e di una amministrazione lenta e complicata, questo piano non è stato attuato per un lungo periodo. Al contrario, avrebbe potuto essere un’occasione importante per superare l’approccio basato su vincoli statici in favore di una gestione dinamica del miglioramento del paesaggio.

Il piano territoriale paesistico della Regione Siciliana: intenti traditi e mancata valorizzazione territoriale

Cannizzaro Salvatore
2018

Abstract

La prevalente civiltà urbano-industriale ha indebolito la già precaria convivenza tra uomo e natura e, negli ultimi tempi, ha provocato un marcato deterioramento sia dei territori antropizzati sia di quelli naturali. L’attuale tasso di sfruttamento della terra e di consumo di risorse è ancora eccezionale e richiede solide visioni socio-politiche e programmi di pianificazione, unitamente ad adeguate azioni di gestione del territorio. L’esperienza del governo del territorio nella Regione Sicilia è particolarmente interessante perché è uno straordinario esempio di discrepanza tra buone intenzioni e risultati conseguiti. Inoltre, pur avendo la Regione Siciliana uno statuto speciale con alto grado di autonomia amministrativa, essa è obbligata a conformare le sue leggi a quelle nazionali e agli accordi internazionali, nella gestione e pianificazione territoriale. Negli ultimi decenni del XX secolo, il paesaggio siciliano è stato soggetto a grandi cambiamenti evolutivi e dinamiche territoriali che avrebbero richiesto interventi per la protezione e la promozione dei valori ambientali e culturali. Per questo motivo, nei primi anni Ottanta, la Regione Siciliana ha emanato leggi specifiche al fine di contribuire alla conservazione di determinate aree ambientali. In quel tempo, il quadro normativo era composto da interventi sparsi e non coordinati, principalmente orientati all’imposizione di vincoli ambientali. Inoltre, la consultazione popolare e la partecipazione erano state completamente evitate. Solo in seguito, in considerazione del nuovo orientamento europeo delle leggi ambientali, la Regione Siciliana ha progettato un dettagliato piano paesistico regionale, ma, a causa della complessità delle reti di interessi locali e di una amministrazione lenta e complicata, questo piano non è stato attuato per un lungo periodo. Al contrario, avrebbe potuto essere un’occasione importante per superare l’approccio basato su vincoli statici in favore di una gestione dinamica del miglioramento del paesaggio.
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