Serafino’s eye · The author rereads Quaderni di Serafino Gubbio operatore (Shoot !) by making the most of the latest discoveries in neuroscience, cognitive science and the theory of bio-poetics. This essay is mainly focussed on the mechanism of visual perception and representation : the result is a deep reworking of the idea of impassiveness that Serafino embraces and that takes on different meanings as the novel goes on. The mirroring dynamics, mediated by cinema and photography and fleshed out by the storyteller’s reflections, are endorsed by the theories of embodied cognition and liberated simulation, as worked out by Vittorio Gallese ; so, the final shock that makes Serafino – a « perfect » operator, and viewer – speechless paves the way to a potentially empathic screen, one that can « presentare agli uomini il buffo spettacolo dei loro atti impensati, la vista immediata delle loro passioni, della loro vita così com’è » (show to men the embarrassing scene of their thoughtless actions, an instant sight of their passions, of their life, as it is).

L’autore rilegge i Quaderni di Serafino Gubbio operatore facendo tesoro dei più recenti contributi nell’ambito delle neuroscienze, delle scienze cognitive e della teoria biopoetica della narrazione. In particolare il saggio si concentra sui meccanismi di percezione visiva e di rappresentazione : ne risulta una profonda reinterpretazione della nozione di impassibilità che Serafino si attribuisce e che cambia di significato nel corso del romanzo. Le dinamiche di rispecchiamento, mediate dal cinema e dalla fotografia e rese presenti dalle riflessioni del narratore, trovano conferma nelle teorie della cognizione incarnata e della simulazione liberata elaborate da Vittorio Gallese ; il trauma finale e la conseguente perdita di parola di Serafino – operatore, e spettatore, « perfetto » – aprono così alla possibilità di uno schermo empatico, capace di « presentare agli uomini il buffo spettacolo dei loro atti impensati, la vista immediata delle loro passioni, della loro vita così com’è ».

L'occhio di Serafino

Giuseppe Palazzolo
2017

Abstract

L’autore rilegge i Quaderni di Serafino Gubbio operatore facendo tesoro dei più recenti contributi nell’ambito delle neuroscienze, delle scienze cognitive e della teoria biopoetica della narrazione. In particolare il saggio si concentra sui meccanismi di percezione visiva e di rappresentazione : ne risulta una profonda reinterpretazione della nozione di impassibilità che Serafino si attribuisce e che cambia di significato nel corso del romanzo. Le dinamiche di rispecchiamento, mediate dal cinema e dalla fotografia e rese presenti dalle riflessioni del narratore, trovano conferma nelle teorie della cognizione incarnata e della simulazione liberata elaborate da Vittorio Gallese ; il trauma finale e la conseguente perdita di parola di Serafino – operatore, e spettatore, « perfetto » – aprono così alla possibilità di uno schermo empatico, capace di « presentare agli uomini il buffo spettacolo dei loro atti impensati, la vista immediata delle loro passioni, della loro vita così com’è ».
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.11769/369584
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