Through the time and space “paths” in Dido Sotiriou’s novel Ματωμένα χώματα (Bloodstained Earth, 1962), the reader travels, thanks to a refugee’s memoirs, along vast geographical dimensions in order to interpret the difficulties of cohabitation of the “mosaic-communities” in Anatolia from the early 1900s to the Catastrophe of 1922. On the one hand, in addition to giving a concrete historical perspective on the story, the measurement of metric time provides the reader with a mechanical dimension of time as it passes, while on the other hand, space – also represented by the topographical reality of the “death marches” – could be considered a metonymic consciousness of the refugee’s surrounding world: his survival is, in fact, always ruled by his adherence to it. Nevertheless, what proves to be detrimental to Sotiriou’s novel are the repeated attempts to explain the historical events using ideological “coordinates” that betray the author’s militant beliefs in the Marxist-Leninist ideology. .

Attraverso i “percorsi” temporali e spaziali – entro cui si muove il romanzo Ματωμένα χώματα (Terre insanguinate, 1962) di Didò Sotiriou – il lettore viaggia, grazie ai ricordi un profugo, lungo un vasto spazio geografico per interpretare le difficoltose convivenze fra le “comunità-mosaico” di Anatolia dai primi anni del Novecento alla Catastrofe del 1922. Da una parte, la misurazione del tempo metrico, oltre a conferire una concreta prospettiva storica sulla vicenda, dà la dimensione meccanica del tempo che trascorre; dall’altra, lo spazio – rappresentato anche dalla realtà topografica delle “marce della morte” – può essere considerato la conoscenza metonimica del mondo circostante: la stessa sopravvivenza del profugo è sempre dettata dalla sua aderenza a esso. Tuttavia al romanzo nuoce il reiterato tentativo di spiegare la vicenda storica con “coordinate” ideologiche che tradiscono la militanza autoriale nell’ideologia marxista-leninista.

Percorsi temporali e spaziali in “Terre insanguinate“ di Didò Sotiriou

Caterina Papatheu
2019

Abstract

Attraverso i “percorsi” temporali e spaziali – entro cui si muove il romanzo Ματωμένα χώματα (Terre insanguinate, 1962) di Didò Sotiriou – il lettore viaggia, grazie ai ricordi un profugo, lungo un vasto spazio geografico per interpretare le difficoltose convivenze fra le “comunità-mosaico” di Anatolia dai primi anni del Novecento alla Catastrofe del 1922. Da una parte, la misurazione del tempo metrico, oltre a conferire una concreta prospettiva storica sulla vicenda, dà la dimensione meccanica del tempo che trascorre; dall’altra, lo spazio – rappresentato anche dalla realtà topografica delle “marce della morte” – può essere considerato la conoscenza metonimica del mondo circostante: la stessa sopravvivenza del profugo è sempre dettata dalla sua aderenza a esso. Tuttavia al romanzo nuoce il reiterato tentativo di spiegare la vicenda storica con “coordinate” ideologiche che tradiscono la militanza autoriale nell’ideologia marxista-leninista.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.11769/404085
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